sabato 22 giugno 2013

La Finanza degli psicofarmaci.



In un articolo precedente (La Società degli psicofarmaci.) ho fatto un breve accenno alla Finanza; quella alta, ovviamente, che imperversa un po’ ovunque sui Mercati.
Questo articolo, infatti, è la seconda parte di un trittico basato su una determinata tematica: quella degli psicofarmaci.
Gli psicofarmaci della Finanza non sono quelli prodotti dall’industria farmaceutica, bensì quelli prodotti ad hoc da stati, banche centrali e banche internazionali, con l’aiuto e la compiacenza della politica.

La Finanza negli ultimi decenni ha generato una molteplicità di prodotti, indicativamente raggruppabili nei Derivati.
Sono prodotti artificiali in grado di creare grandi guadagni in breve tempo; ma, simultaneamente, di generare anche ingenti perdite. Ne parlai anni fa[1] in tempi non sospetti, prospettando ciò che poi è avvenuto.
La crisi scoppiata nel 2007 è stata generata da questo vero e proprio abuso indiscriminato di prodotti, contagiando poi tutto il mondo. Ma non si è ancora placata. Il caso Monte dei Paschi lo sta a testimoniare.
Ovviamente gli stati sono stati tutti a guardare, nonostante i proclami mediatici di successo in materia dei vari G7, G8, G20 e Vertici Ue, comunicati ad uso e consumo del “popolo bue”. Infatti dopo 6 anni di profonda crisi siamo ancora al punto di partenza; o meglio: molto peggio.

Cosa sono i realtà gli psicofarmaci della Finanza? Tutti quegli interventi monetari atti a favorire l’andamento dei mercati e la speculazione globalizzata selvaggia che lì si pratica.
A crisi iniziata il Governo Usa intervenne per salvare grosse banche, aziende e fondi. Che diversamente avrebbero fatto la fine della Lehman Brothers.
Poi intervenne la Fed, immettendo grandi liquidità di danaro con i vari QE1, QE2, QE3. Alla quale si accodò in maniera diversa più avanti la Bce di Draghi e i singoli Stati nel salvataggio di banche proprie; pure la stessa Ue si mosse con piani utili a ricapitalizzare le banche che diversamente sarebbero fallite.
In Giappone la Boj ha fatto altrettanto. Ora in  modo massiccio e al limite della ragionevolezza.

La Finanza, ovviamente, cerca di trarre dagli stati, perciò da tutto il popolo dei contribuenti, il maggior profitto possibile. E lo fa in modi diversi: proponendo prodotti rischiosi che rovinano il risparmio, attingendo alle casse pubbliche per i propri interessi, ponendo le sedi in quei paradisi fiscali che permettono una tassazione molto favorevole, spostando capitali velocemente tra le varie borse in modo che gli stati non possano controllarne i flussi, e, infine, attaccando lo spread di singole nazioni in modo referenziale, onde renderle soggetti deboli alla propria mercé.
Non è perciò un caso se l’1% della popolazione continua ad arricchirsi e il restante 99% ad impoverirsi.

La Finanza globalizzata non è contro gli stati. Però gli stati servono a questa per produrre guadagni: sono meri oggetti (stati) di reddito per soggetti (multinazionali) senza patria, senza radici, senza volto e senza etica.
La Finanza non si impegna in immobilizzi strutturali, ama l’investimento mordi e fuggi e attinge risorse a basso prezzo.
Diversamente il Listino degli indici tende a flettere in modo vistoso, facendo esplodere le bolle speculative create ad arte.
Le armi distruttive dell’alta Finanza sono da tempo conosciute; sono soprattutto: lo short selling e la leva imponente. Con quest’ultima sono in grado di buttare sul mercato somme esorbitanti fatte non solo per affondare o per far lievitare gli indici, ma anche per tenere questi sotto pressione, in modo che non scendano o non salgano oltre un certo prezzo.
La Finanza è in grado di guadagnare sia se la Borsa scende che se sale, per un accordo tacito trasversale che rende comune a tutti perseguire un determinato obbiettivo nello stesso momento.

Se gli stati o le banche centrali immettono forte liquidità sul mercato, la Finanza fa lievitare i listini. Quando le immissioni tendono a scemare o a cessare, allora li fa crollare.
La liquidità in effetti dovrebbe servire a rilanciare produzione e occupazione. Per riuscirci deve avere tassi bassi per invogliare l’imprenditore a mettersi all’opera. Ma siccome chi finanzia non è direttamente lo stato, ma le società finanziarie, nel passaggio si crea il vulnus che pone l’Economia succube della Finanza.
Il parificare le banche commerciali a quelle d’affari ha permesso, inoltre, a molte società finanziarie di investire a basso costo i fondi del risparmio raccolti. Diversamente il crack del Monte dei Paschi non avrebbe potuto avvenire.
Questi crack indicano pure che tra i vari gruppi spesso vi sono dei giochi pericolosi, che equivalgono a passarsi l’un l’altro velocemente la patata bollente, finché qualcuno si scotta di brutto finendo sul lastrico.
È successo pure alla Lehman Brothers, un colosso di non poco conto. Un gigante finanziario finito clamorosamente al tappeto perché Governo Usa e Fed pensarono che il non salvarla servisse da monito ad altri soggetti finanziari. E fu l’inizio violento della crisi.

Gli psicofarmaci della Finanza sono perciò i finanziamenti pubblici a bassissimo costo, elargiti dai soggetti pubblici. Non tanto perché servano loro, ma perché consentono a chi ne ha bisogno di stare sul mercato a costi sopportabili, facendo il gioco speculativo dei maggiori gruppi.
Come uno psicofarmaco è lo spread[2] dei Titoli sovrani, perché un tasso elevato consente alti interessi (guadagni) non sulla cedola, ma sul costo del prodotto singolo sul mercato parallelo, in grado di influenzare poi le emissioni future.
In sostanza: la Finanza senza gli stati non guadagnerebbe, perché non avrebbe dove sottrarre ricchezza ad altri.
Un politico come Giulio Tremonti definì la Borsa una bisca impazzita, dove soggetti amorali bruciano ricchezza o la sottraggono ad altri.
Ne consegue che la Finanza globalizzata sfrutti il sistema per potenziarsi. Non ama far fallire i singoli stati, ma portarli sull’orlo del collasso strutturale e finanziario per depredarli di ogni risorsa disponibile.
È comunque ipotizzabile che nella possibilità di un ipotetico crollo a domino dei singoli stati, la Finanza, non avendo più su chi potersi avventare, si rivolga infine contro sé stessa, cannibalizzandosi fino alla distruzione. Il Capitale divorerà sé stesso.

Il sistema di base è perciò basato sul Debito sovrano dei singoli stati. È l’incipit che crea il meccanismo pernicioso utile a ottenere liquidità a basso costo da poter incamerare, perché costringe gli stati a stampare moneta (monetarismo) o a produrre altro debito per poter reggere le spese, nel tentativo di rilanciare produzione, reddito e Pil.
Perciò le finanziarie garantiscono lo stato comprando Titoli sovrani; lo stato a sua volta garantisce e salva le finanziarie quando queste sono sul lastrico, in un circolo vizioso degenerante che amplia continuamente i risvolti negativi di questo incesto mostruoso. Irlanda e Spagna su tutte … insegnano.

Bernanke, Presidente della Fed, già tempo fa aveva detto che in presenza di una ripresa avrebbe gradualmente ridotto l’immissione mensile di 85 mld di $. Perciò, visto l’andamento del Pil americano, questa notizia era già da mesi scontata.
Ciò nonostante è bastato che la comunicasse ufficialmente per far crollare tutte le Borse del pianeta, iniziando ovviamente da Wall Street.
Già la Borsa di Tokio aveva dato poco prima sonori scricchiolii, nella prospettiva che la Boj potesse ridurre l’immissione senza limiti di liquidità.
Come l’annuncio di Draghi sull’Omt illimitato era bastato a calmierare lo spread pur senza farne ricorso.
Tutto ciò dimostra che la Finanza è un gigante con i piedi d’argilla, capace di produrre bolle speculative rialziste anche davanti a dati macroeconomici molto negativi, come gli attuali. Infatti là dove l’immissione di liquidità è stata maggiore si sono raggiunti massimi storici dei vari indici di mercato.
I massimi sugli indici si ottengono in presenza di un’economia che va a gonfie vele. Mai in presenza di forte recessione, disoccupazione e crescente povertà.
Proprio perché la ripresa Usa e nipponica sono ancora molto arretrate rispetto ai livelli pre-crisi, sia nell’occupazione che nel Pil; mentre quella Ue è addirittura ai massimi storici negativi su recessione, disoccupazione e Pil.

La Finanza attuale, specie quella globalizzata, è tanto malata che non può reggere da sé senza assumere continuamente psicofarmaci. Diversamente va sotto stress e ha bisogno di ingenti quantità di ansiolitici.
È malata perché vuole essere predominante sull’Economia, a sua volta gravemente sofferente. Ma senza economia non potrebbe esistere.
Come ho già sottolineato nel primo articolo del trittico, gli psicofarmaci, di cui gli ansiolitici fanno parte, con la continua assunzione diventano forzatamente necessari alla sopravvivenza creando dipendenza, perché le ghiandole e la sostanza cerebrale traggono un beneficio psicologico da queste sostanze.
Perciò, pure la Finanza, diventa prigioniera e dipendente degli psicofarmaci, senza i quali è destinata a crollare miseramente.
Siamo come i Miserabili di Victor Hugo: i 3 ciechi si sostengono l’un l’altro finché finiscono tutti nel fosso.






[1] - Per approfondimento vedere anche:  I Derivati e i CDS.
[2] - Per approfondimento vedere anche: Lo Spread.

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