domenica 24 novembre 2013

Il degenere rapporto tra Debito sovrano e Pil.



L’Italia ha un Debito sovrano molto elevato, anche se è in buona compagnia con molte altre nazioni. Basti citare ad esempio tra le tante: gli Usa, il Giappone e la stessa opulente Germania. Escludo in modo categorico che ci sia una nazione al mondo che non abbia Debito pubblico.
Se solo un decennio fa  il rapporto Pil/Debito italiano era poco più del 100%, ora, nonostante le cure da cavallo “montiane” è schizzato ormai sul 140%.
Pure gli Usa hanno un Debito in continua dilatazione, anche superiore in percentuale a quello nostro italiano.

Normalmente il Debito è stato considerato – grazie alle teorie keynesiane – una fonte di sviluppo: investire oggi, ricorrendo al credito, per avere nel domani un reddito maggiore.
Ovviamente Keynes diceva anche ben altro. In pratica che in momenti di particolare difficoltà bisognava ricorrere al credito per incentivare il Pil. Salvo poi ripianare il Debito con gli utili avuti.
Dagli anni ‘70/80, invece, questa semplice deduzione economica è stata stravolta, tanto da far lievitare continuamente i vari Debiti. Con il risultato che oggi vediamo tutti, tanto in ambito Ue che internazionale.
Per cui del Debito si è abusato soprattutto per creare “stipendificio” (fabbrica di stipendi), onde avere in molte regioni tanto assistenzialismo, con il conseguente utile, politicamente, clientelismo. Implementando l’apparato impiegatizio statale oltre ogni logica e necessità e, sul fronte industriale, sostenendo in perdita aziende decotte, si è operato contro ogni razionalità economica e produttiva; quindi creando scompensi – e soprattutto forti costi sociali – dannosi alla sana economia nazionale.

L’imperativo era crescere; e per crescere bisognava aumentare costantemente il Pil. Perché?
Vediamo nel dettaglio come funziona la Crescita.
La Crescita può essere considerata per lo più di 2 tipi.
Il primo – quello vero - si basa sull’accumulo di ricchezza, perciò sul valore aggiunto che una nazione è in  grado di produrre  complessivamente in risparmio, in strutture e in capacità  produttiva.
Il secondo nella crescita costante del Pil, anche se ciò non necessariamente è indice di ulteriore ricchezza.
Il Pil, come si sa, è la somma lorda complessiva di ogni attività produttiva di uno stato. Ma in realtà non sempre il volume d’affari superiore produce utili; talora anche perdite. Basarsi quindi solo sul volume d’affari di uno stato – il Pil – è quindi fuorviante.
Non per nulla dopo decenni di costante crescita del Pil i paesi occidentali sono andati tutti in crisi. Se l’aumento del Pil fosse indice di esclusiva salubrità economica ora non saremmo in questa situazione.
Da annotare che l’aumento del Debito non necessariamente deve produrre perdita.

Facciamo alcuni esempi.
a)      Posto che il Pil di un anno sia 1.000 mld di €, ne consegue che per essere aumentato debba superare quota 1.000. Se superiore sarà positivo (crescita), se uguale sarà stabile (stagnazione), se inferiore sarà recessivo (recessione).
Tuttavia un Pil positivo non è indice di ricchezza o di crescita, perché andrebbe detratto dell’inflazione, perciò dell’aumento di costi di prodotti e servizi.
Ipotizzando un aumento di Pil del 2%, ne consegue che il nostro valore d’esempio debba raggiungere 1.020. Se nello stesso anno vi è stata un’inflazione ipotetica del 2,5%, ben si capisce che il Pil, pur aumentando, non ha prodotto ricchezza, ma anzi l’ha ridotta: la capacità economica della nazione ha perso parte del proprio potenziale.
Se oltre a questo nello stesso anno il Debito è stato aumentato, ben si comprende che l’asset economico è stato ulteriormente indebolito. In sostanza si è prodotto di meno e si ha maggiore debito.
Ne consegue che l’aumento del Pil raggiunto è solo nominale e non reale: è fittizio. La nazione ha fatto un passo indietro.
b)      Posto sempre il nostro Pil 1.000, supponiamo di avere Debito per 1.200. Il conseguente rapporto Debito/Pil si assesterà al 120%.
Rimanendo invariata la crescita al 2% e il Debito a 1.200, il rapporto Debito/Pil si assesterà non più al 120%, ma scenderà al 117,64.
Tuttavia se nel frattempo si fosse instaurata una recessione del 2,5% - come in Italia lo scorso anno – pur a debito invariato il rapporto salirebbe a 123,07%. Se a ciò si aggiunge – come quest’anno – un’ulteriore recessione di circa il 2% (1,9% per la precisione), a Debito invariato il rapporto aumenterà nel secondo anno al 125,58%.
Ne deriva che a parità di Debito la crescita o la decrescita del Pil influisca in modo positivo o in modo  negativo sul rapporto stesso.

Letta pare aver finalmente capito che senza una crescita il rapporto Debito/Pil su cui si basa l’Ue è destinato ad affossare ogni economia nazionale. Anche perché per far fronte alle spese l’Italia deve continuamente indebitarsi sul mercato, avendo sul groppone circa 60 mld di interessi passivi annui a cui far fronte. Diversamente sarebbe già in bancarotta (default).
Ovviamente – mi pare di capire – che intenda puntare sulla crescita per ridurre il rapporto Debito/Pil, onde ottemperare alle imposizioni/restrizioni Ue. Cosa ovvia, ma non scontata.
Monti ha fatto lo stesso errore, ben più grave pur venendo da Economia. Infatti, con le tasse imposte pensò che il Pil, limitando il Debito, potesse essere  incrementato, tanto che nel suo discorso programmatico indicò una crescita dell’1,1% (contro ogni logica economica considerati i parametri reali esistenti). Infatti, sbagliò i calcoli di ben il 3,6% (1,1% di ipotizzata crescita + 2,5% di recessione).
Ma se l’errore di Letta ( o di Fassina o Saccomanni per lui) lo si può anche capire provenendo da Scienze Politiche, quello di Monti non è assolvibile se non nell’eventuale buona fede.
I dati macroeconomici affermano che pur cambiando i piloti l’Italia procede ancora in retromarcia.

Quello, tuttavia, che mi pare che Letta non abbia ancora capito è che neppure con una crescita, da lui stimata intorno all’1%, si possano invertire nella sostanza i dati macroeconomici negativi.
Il rapporto Debito/Pil continuerà a salire, perché la vera crescita non è quella solo dell’aumento del Pil, ma quella, soprattutto, della ripresa della macchina produttiva e industriale nazionale. Nulla di strano, perciò, se il rapporto volerà nel prossimo anno verso il 150%.
Per ottenere un risultato ci vuole un Pil almeno oltre il +2%[1] e per un biennio almeno. Solo in questo caso gradualmente si incomincerà ad assorbire la disoccupazione e a rilanciare la macchina industriale smantellata negli ultimi 2 decenni per molte cause: delocalizzazione, globalizzazione, alto costo fiscale del lavoro, burocrazia, effervescenza instabile nei partiti, sprechi, assistenzialismi e … chi più ne ha più ne metta.

La Crescita vera è quella che vede 3 fattori aumentare simultaneamente: risparmio, produzione e redditi. Diversamente si ha solo una falsa crescita che prima o poi si deve pagare.
Non mi pare che negli ultimi anni ciò sia avvenuto. Perciò tutti i vari governi che si sono succeduti sono più o meno – nelle responsabilità – colpevoli.
Il governo Letta, economicamente, è un Governo senza spina dorsale; o, se si preferisce, senza un’idea definita e ben delineata da seguire. Procede tentoni.
Certo, ci sono pressioni e delimitazioni comunitarie; ma queste bisogna saperle volgere a proprio favore per il bene non solo dell’Italia, ma anche di tutti gli altri stati Ue.
Diversamente si dichiara la propria incapacità nel fare il Premier. E l’evocare gli ayatollah del rigore con tanta veemenza  serve solo a esacerbare le Segreterie dopo averle tanto riverite.

Alcune misure economiche inserite nel documento programmatico della Legge di stabilità mi lasciano perplesso. Tra queste, in modo particolare, annoto la decisione di vendere beni pubblici per circa 10/12 mld, con la motivazione declamata che serve a ridurre il Debito italiano.
Letta dichiara che con ciò anche l’Ue vedrà che stiamo facendo seriamente sulla riduzione del Debito.
L’affermazione è assurda, anche perché la riduzione di 10/12 mld di Debito - a fronte di circa 2.100; pur ammettendo che questi mld servano solo a ridurre il Debito[2] -  sarebbe solo infinitesimale. In realtà un semplice buco nell’acqua della voragine del vortice debitorio.
Ciò che è ben più grave, tuttavia, è il mettere sul Mercato aziende sane che fanno buoni profitti, che riversano poi come dividendi nelle casse dello Stato.
Benché le quote in vendita siano minoritarie, a conti fatti non so se il lume valga la candela. Non credo che con la depressione attuale dei Listini si possano fare buoni affari e incamerare la cifra ipotizzata.
In pratica più che vendere si svenderà.

I Comuni italiani di IMU e di addizionali varie hanno riscosso in media il 30% in più, che la minima riduzione operata sul costo del lavoro – se sarà ratificata dal Parlamento – non compenserà affatto.
Con queste misure dubito che il Pil possa crescere; mentre di sicuro si dilaterà ancora la disoccupazione e la cessazione di attività artigianali, industriali e commerciali.

Il Debito sovrano c’è e ce lo dobbiamo tenere. Appunto perché c’è dobbiamo cercare nel medio termine di ridurlo, onde avere la possibilità di riprendere la strada della vera Crescita, quella che più che guardare al valore espresso dal Pil guardi al calo della disoccupazione e alla crescita industriale.
Diversamente sarà una crescita fittizia che magari ridurrà di qualche punto il rapporto Debito/Pil, ma che sicuramente ci vedrà con una struttura produttiva statale e privata completamente smantellata. Oltre, ovviamente, con la palla al piede di un Debito sempre maggiore.
Politicamente bisogna assumere quelle decisioni di regolamentazione finanziaria atte a ridurre drasticamente il monte interessi, perciò pure lo spread. Con  uno spread intorno a 100 ptb si pagano circa  21 mld annui di interessi passivi, con uno sui 250 ptb ben 52 mld. Con uno di 500 ptb oltre 100 mld.
La spending review di Monti, pur con Bondi commissario, è fallita, dando in risultato solo briciole. Non si sa, eufemismo, se è stato maggiore l’esborso per il compenso dei commissari o il risparmio alla fine avuto.
Quella di Letta è programmata solo per briciole, visto che intende recuperare circa 600 mln per il 2014. Una cifra risibile se rapportata alla spesa statale.
Ovviamente il contentino è che nel biennio successivo si dovranno ottenere altri 30 mld, in pratica passando la palla bollente a chi succederà a questo Governo.




[1] - Per approfondimenti vedere anche: Larghe intese, estreme divergenze.
[2] - Si ricorda che, secondo i dati pubblici, nell’ultimo decennio l’Italia ha fatto dismissioni (vendite) per ben 157 mld, senza con ciò ridurre il proprio Debito sovrano.


lunedì 18 novembre 2013

Larghe intese, estreme divergenze.


Che la politica assai spesso sfoggi una pessima reputazione di sé verso i cittadini è cosa risaputa.
Come lo è da sempre il politichese, utile ai politici per infinocchiare cittadini ed elettori. Con l’appassionata compiacenza dei Media.
Dopo decenni di simile andazzo italiano si è prodotta nella società una divisione netta consensuale, non  solo tra politico e elettore, ma, soprattutto, tra governante e cittadino.
La famiglia (popolo) Italia sta insieme non potendo … divorziare. O meglio: non volendo fare una “rivoluzione” violenta.
Sicché il cittadino si riconosce a mala pena nel Governo, non potendone fare a meno; ma, nello stesso tempo, lo detesta molto cordialmente, essendo stato ridotto negli anni alla fame, alla miseria, alla disoccupazione e all’indigenza manifesta. Di chiacchiere, purtroppo, non si vive; né si fa economia.
La forbice reddituale tra parlamentari (aggiungiamoci pure: giudici e alti manager statali) e cittadini è non solo eclatante, ma soprattutto scandalosa in base ai risultati sociali ottenuti. E la stessa cosa è manifesta pure verso l’ottusa Dirigenza Ue.
Se qualcuno ha annotato la riduzione sostanziale dell’indennità e dei benefit parlamentari alzi la mano. Se altri hanno visto il dimezzamento dei parlamentari ne … alzi 2.

All’inizio dell’attuale crisi economisti, finanzieri (banchieri) e politici dissero che in 6 mesi la burrasca sarebbe passata. Ovviamente mentivano, sapendolo.
Ora Saccomanni e Letta ripetono la stessa solfa in modo diverso, basandosi su un  Pil industriale positivo a settembre – rispetto ad agosto quando le fabbriche erano chiuse – dello – notate bene! – +0,1%.
Simultaneamente a queste perspicaci dichiarazioni/intuizioni, Draghi opera alla Bce un ulteriore taglio del costo del danaro del 50%, portandolo dallo 0,50% allo 0,25%.
Perché la ripresa si sta attuando? No! Solo perché l’inflazione scende troppo per la deflazione dei prezzi.
Come a dire: siamo in crisi nera.
Infatti, aggiunge che vi è per il futuro prossimo la possibilità di ulteriori aggiustamenti al ribasso e anche di un costo negativo del danaro. Neppure il Giappone giunse mai a tanto.
La disoccupazione e la CIG, record storici in Italia, lo stanno non per nulla a testimoniare.

Le quotazione degli istituti bancari italiani hanno raggiunto perdite anche superiori al 90%. Ora, nei migliori dei casi, sono al 70% di perdita rispetto alla quotazione 2007.
Le banche Ue hanno attinto a piene mani ai finanziamenti Bce (ben 1.500 mld di €; circa 500 quelle italiane) a tassi stracciati tra lo 0,50% e l’1%.
Con una tale massa non solo si potevano sostenere le aziende e il rilancio economico, ma anche incentivare i consumi delle famiglie. Invece dove sono finiti questi finanziamenti, considerato che le aziende stanno pagando attualmente tassi dal 5% in su, fin oltre il 10%?
In Titoli Sovrani italiani; oppure depositando subito la medesima somma presso la stessa Bce a tassi reddituali maggiori. In entrambi i casi con rischio estremamente ridotto, o nullo, e con guadagno certo.
Non per nulla al Ministero delle Finanze ci sta un … banchiere.

Letta il primo ottobre ha fatto scattare l’aumento dell’1% dell’Iva, con la “pinocchiesta” giustificazione che non essendoci in quel momento una maggioranza sicura il decreto di proroga sarebbe poi decaduto.
Vale tuttavia ricordare che prima di decadere tale provvedimento sarebbe stato comunque valido per ben 60 g, potendo poi essere nuovamente riproposto dal Governo.
Considerato, poi, che subito dopo il “suo” Governo ha riottenuto la fiducia, un nuovo immediato decreto poteva rimettere l’Iva al 21%. Però non è stato … fatto.
Ciò, ovviamente, deprimerà ulteriormente i consumi con tutte le conseguenze del caso.
La Confcommercio alza la voce per dire come vanno le imprese commerciali, dimezzatesi già in 6 anni di crisi. Hanno chiuso per i troppi … guadagni; e se ne sono andati tutti a godersi il sole delle isole caraibiche. (???)

Il Pdl ha cessato la sua esistenza, nell’intento di rigenerarsi in Forza Italia. Non senza lacerazioni interne,  visto che quelli che stanno nel Governo non hanno voluto mollare l’osso della … scranno.
Alfano (in verità è più un Alf…ino) capeggia la spedizione dei 300 peones della Spigolatrice di Sapri[1], decretando la sua probabile fine tra i marosi delle prossime elezioni con la scissione da Cavalier Berlusconi. Il quale a breve, nolente o volente, verrà quasi sicuramente privato del “cavallo” senatorio.

Il Pd non è meglio ben messo del suo alleato/avversario, lacerato da faide tribali al suo interno.
Il rampante e “ducettaro” Renzi promette continuamente il suo mantra vittorioso, anche se finora ha sempre inanellato sconfitte nelle tenzoni principali. Come Pierino la peste, ma con acume assai minore, si propone come l’uomo nuovo, sottacendo che è da quando portava le braghette corte che sta facendo politica. Una vita! Dopotutto non è campato finora facendo lo … strillone. Professione che in politica, peraltro, gli viene molto bene.
Suo malgrado ha contribuito non poco a produrre debito, clientelismo e settarismo politico dove s’era piazzato. Basta andare nella sua terra per capire come stanno pure ora le cose a Palazzo Vecchio.
Se questo è il nuovo che avanza … Dio ce ne scampi. Ha il grande limite del volersi scontrare con tutti e di cercare l’appoggio dell’alta finanza o di imprenditori eticamente discutibili.
A bloccarlo ci penserà la vecchia gerarchia Pci, con D’Alema fine stratega.
Non per nulla Prodi - il prode Brontolo/Tontolo dei 7 nani -, dopo   le brucianti sconfitte subite nella sua vita politica nonostante le 2 vittorie elettorali di Pirro, ha mandato a quel paese il Pd e tutti i suoi iscritti, rifiutandosi di rinnovare la tessera e di andare a votare alle primarie. Motivo? La carica dei 101 che gli han bruciato sotto il deretano la poltrona del Quirinale, ripetendo lo smacco fatto poco prima a Marini. Per cui s’è l’è legata al dito (giustamente).
Anche se Renzi vincesse la corsa alla segreteria - ma non è fatto scontato - dovrà fare i conti con una parte del partito che gli impedirà, di fatto, d’essere quell’uomo solo al comando che lui brama d’essere. Non solo nel partito, ma pure nella nazione.
E se si impunterà il Pd si frantumerà facilmente, lasciando lui senza Pd e senza Scudo. La croce se l’è già tolta da tempo!

Monti, da parte sua, nella burrascosa assemblea di Scelta Civica s’è diviso malamente dagli amici elettorali d’area cattolica, dopo la sua salita provvisoria all’Aventino per lesa maestà.
Con pochi fidi è rimasto il solo a credere fermamente e spocchiosamente d’aver salvato l’Italia.
Forse spera d’aggregare la nuova armata/drappello di Alfano, nel tentativo di rifare la vecchia Dc.
Tentativo sempre finora fallito a chiunque.
Sicché gli speranzosi, depressi e stagionati componenti di Todi 1, 2, 3 e … infinito, si ritroveranno a dover ripartire di nuovo, incoraggiati dai vertici ecclesiastici che vedono, da par loro, svuotarsi continuamente le chiese e … le offerte.
Pure la Chiesa, infatti, soffre la rottura sostanziale ideologica con le sue pecorelle, non avendo più neppure molti pastori in grado di recuperare quelle smarrite.

L’Ue, da parte sua, boccia la Legge di stabilità del governo Letta, facendo imbufalire il premier. Dopo tante auto-declamazioni sul suo grande ruolo in ambito comunitario viene ora ufficialmente e smaccatamente bocciato. Cosa ovvia. Lo steel decantato si è … fuso come burro.
Hollande scende in Francia al 15% dei consensi, mentre la Merkel, a 2 mesi dalle elezioni, non ha ancora dato un governo alla Germania, ripetendo la stucchevole esperienza italiana.
La sua Germania, comunque, ha il saldo attivo nelle esportazioni dell’1,7%. Ovviamente a scapito degli altri paesi, sicché tale situazione non potrà durare in eterno.

I vari Vertici Ue e G 7, ... 20, nonostante i positivi comunicati ufficiali conclusivi, non hanno risolto i nodi che la crisi ha portato al pettine. Mentre Obama – di cui Renzi intenderebbe duplicarsi a … mignon – è alle prese con la grana internazionale del Datagate.
Ora tutti si scandalizzano per l’origliare spionistico degli Usa, magari dimenticandosi il proprio spiare e i guai propri, compreso il caso della Cancellieri, intercettata – con autorizzazione di chi? – nelle sue amichevoli conversazioni e frequentazioni pur in assenza di reato.
Anche il prode Napolitano sta nel pantano dello spionaggio telefonico (intercettazioni), anche se graziato dalla Corte costituzionale che ha fatto distruggere tali conversazioni. Sempre che tra non molto non ne salti fuori qualche … copia.
L’italica … pedata e fatta così!

Se i partiti hanno – come si è visto – larghe intese aggregative, hanno pure, con le loro fazioni o correnti, estreme divergenze, tanto da portarli spesso all’implosione.
Ciò, tuttavia, non avviene solo nel singolo partito, ma si riversa poi sulla maggioranza di governo che, come gli italiani col Governo, stanno insieme solo perché non hanno un altro tetto sotto cui ripararsi. Necessità (impossibilità) fa virtù.
Quando però i contrasti per interessi singoli diventano troppo forti, allora il giocattolo comune si spacca, sia nei partiti, sia nelle parti sociali, sia al governo (maggioranza), sia in ambito Ue o internazionale, mandando a quel paese sia la convenienza che l’ipocrisia politica. Da ciò deriva il continuo cambio di maggioranze ad ogni elezione nei vari stati.

La causa di tutto questo sconquasso di coesistenza sociale è la cattiva gestione soprattutto dell’Economia.
Prima il governo Monti e ora quello di Letta hanno provveduto a depotenziare l’apparato statale, demolendolo gradualmente con la falsa idea della spending review.
Di sicuro c’è che lo spreco di spesa va ridotto, là dove questa produce solo malaffare, danno, spreco e non reddito. Tutto il resto va invece potenziato e non disincentivato. L’apparato statale va fatto funzionare per produrre, onde giustificare l’alta imposizione fiscale creata.  Infatti, da un Governo che non sa trovare  in cotanta sua spesa un misero 1,2 mld per scongiurare l’aumento dell’Iva, c’è poco da aspettarsi.
Sbirciando i vari documenti ufficiali dei 2 governi si può notare che il Pil prodotto dall’apparato pubblico – perciò dallo Stato – deve scendere nei prossimi 4 anni dal 10,6% attuale al 9,2% del Pil nazionale. Ciò significa uno smobilizzo del Pil prodotto dalla Pubblica Amministrazione del 14% complessivo, pari a circa il 3,5% annuo del Pil.
Se ciò vuol dire rilanciare l’economia e i consumi lo lascio dire ai proclami governativi.

I vari decreti  del fare e delle startup hanno fatto, come previsto, un buco nell’acqua. Letta ha promesso per fine 2013 ben 250 ml posti di lavoro per i giovani. Chi li ha visti, anche solo nella misera percentuale del 10% al promesso, è bravo. La disoccupazione giovanile è giunta ormai al 50%.
Perciò nessuna meraviglia se tutte le componenti della società siano ufficialmente nelle larghe convergenze, ma nella sostanza nelle estreme divergenze.

Lo scontro vero è sul come fare Economia. Soprattutto quella reale.
Difficilmente chi sta ora alla barra del timone saprà dirigere con sicurezza la barca nazionale tra i marosi recessivi, anche se è vero che la recessione ormai ha toccato il fondo. I consumi, benché minimi e ridotti all’osso, non possono essere tagliati ulteriormente perché già tutti (quasi) stanno stringendo la cinghia.  Siamo alla sopravvivenza.
Se gli attuali governanti lo avessero saputo fare – giacché da una vita sono in politica – il problema sarebbe già stato risolto da tempo. L’handicap loro è che non hanno idee per il rilancio e vanno a tentoni a rimorchio delle imposizioni Ue.
La crisi del ’29 – ad esempio - ebbe oltre un lustro recessivo. Poi una piccola ripresa e infine un altro poderoso tonfo a cui pose fine l’inizio del secondo conflitto mondiale.
Non credo ad una ripresa dell’economia.
Se il Pil tornerà positivo – specie nei paesi mediterranei – lo sarà per valori minimali inferiori all’1%.
Parlare con queste percentuali di ripresa è voler abbindolare i cittadini. Per cominciare a farla bisogna avere un Pil superiore al 2% e in progressivo aumento nel prossimo biennio.
Fantascienza!






[1] - Luigi Mercantini

domenica 10 novembre 2013

Il gioco virtuale: lo specchio della società.


ovvero:

Demon Slayer: un gioco gratuito che tale non è!


Nelle  mie analisi di studio sociologico mi sono spesso interessato del web, specie di ciò che unisce in modo trasversale persone e classi.
Anni fa mi interessai per circa un anno di un noto sito di incontri, iscrivendomi sia come maschio che come femmina. Ne trassi interessanti deduzioni e statistiche indicative sul costume, sulla sessualità e sulla degenerazione affettiva, quando questa diventa tanto morbosa da stravolgere il sentimento in puro bestiale istinto.
Mi sono interessato pure di politica negli scorsi anni, seguendo personalità di spicco con connessi galoppini. Trovando tanta ignoranza, impreparazione e presunzione, nell’affrontare la cosa pubblica, oltre al mentalismo d’appartenenza.
Al che - come poi dissi in un dibattito - pare che quanto più l’idiozia e la presunzione siano elevati, tanto più il soggetto affarista faccia carriera.

La malattia, e le lunghe continue terapie conseguenti, mi han concesso tanto tempo libero da potermi dedicare al settore dei giochi virtuali. Anche per svagarmi. Dopo una visione generale del disponibile in rete ho puntato la mia attenzione sui prodotti della Koramgame, che ufficialmente sono gratuiti.
Questa società basa il suo business sui giochi e offre un’ampia gamma di prodotti: da quelli sessuali a quelli di strategia.
Ovviamente tutti in modo gratuito, dove il gratuito si ferma però a determinati parametri.
Ho perciò puntato la mia attenzione su Demon Slayer, un gioco strutturato secondo canoni consolidati di battaglie virtuali, i cui filoni (3 soprattutto: Istance singole e multiple, Boss e Labirinto) convergono tutti a potenziare il singolo giocatore, elevato per l’occasione a re della propria città (impero).
Nulla di meglio, perciò, per far esaltare il Super Io del giocatore virtuale, spesso frustrato nella realtà giornaliera dagli eventi politici, sociali e economici.
Sottolineatura non di poco conto è l’indicazione che il gioco è riservato solo ad adulti.
Indicazione in pratica bi-passata da molti giocatori, che sono ancora minorenni o addirittura adolescenti, non essendoci alcun controllo. Magari con la compiacente carta di credito dei genitori.

La violenza – ma non gratuita - è il pane della saga del gioco. Il giocatore (guerriero, arciere o mago; da scegliere iniziando il gioco) deve superare gli altri concorrenti o i mostri nemici che hanno occupato e infestano le “terre” del gioco.
I mostri vanno dagli animali selvatici comuni a quelli fantasmagorici della fantasia degli sviluppatori.
I giochi sono incalzanti e progressivi, ma si limitano non tanto a una questione di abilità o fantasia – anche se il capirne i trucchi e l’incedere giova molto -, bensì a una pura questione di livello.
Il tutto è abbastanza semplicistico e alla fine pare una semplice questione di ragioneria del dare per avere.
In giro – si potrebbe dire – si può trovare anche di molto meglio. Il game è adatto  più alla massa, come attrattiva, che al giocatore evoluto, quindi di livello pro gamer.

È uno dei prodotti 3D del gaming di Konlun (publisher internazionale di software) di origine cinese, opportunamente tradotto e adattato alle esigenze occidentali.
I Livelli non sono comunque uniformi. Avendolo usato nelle varie ipotesi (guerriero, arciere, mago) ho notato che a parità di livello e forza il mago è sempre favorito sugli altri, oltre ad essere quello che consente di scalare più livelli in minor tempo. In pochissimo tempo, come tale, ho raggiunto 34 livelli, bruciando nella pratica gli standard della stessa ditta produttrice.
Questo tipo di gioco è adatto a creare dipendenza in molti soggetti. Ho trovato studenti che nel pomeriggio e sera, anziché dedicarsi allo studio, bruciavano ore continue nel gioco nel tentativo pratico di raggiungere il livello superiore.

Il mondo dei giocatori di Demon Slayer è eterogeneo, oltre che trasversale, anche se, soprattutto, sono giovani e adolescenti i clienti assidui maggiori. Quelli, non a caso, che sono facilmente i più deboli alla ludopatia perniciosa. Stress, variazioni sintomatiche pressorie, suscettibilità e disturbi neurologici possono essere l’inevitabile conseguenza.
Il livello culturale dei partecipanti è medio basso e lo si capisce facilmente dal linguaggio che viene usato nella chat tra i vari giocatori impegnati nelle gare multiple. Tuttavia ho trovato pure persone in grado di fare perfette citazioni latine, oppure esprimere concisi e elevati concetti sociali.
Ovviamente queste sono classificabili nella categoria dei giocatori per diletto, perciò a tempo non continuativo.
Nei Liv (livelli) più elevati ho invece trovato, con poche eccezioni, per lo più la feccia morale della società; quelli che sono facilmente classificabili nella moda del bullismo, dediti a unirsi in crocchio nel branco, a fare stanze chiuse onde essere tutti di Liv elevato e battere tutti gli altri che si uniscono più o meno casualmente. Ciò avviene facilmente in: Arena battaglia decisiva, in Torre dell’alchimia e nelle Istance superiori raggiunte. Pochi si dedicano ad aprirsi a quelli dei livelli inferiori, onde facilitare il loro compito di gioco quando questo è di squadra.
Manca, nella pratica, l’etica sociale. Pochi si prestano a dare (istruire) indicazioni agli altri, se non fanno parte del branco.
Cito solo 2 frasi emblematiche, raccolte tra le tante degne di biasimo, anche se molto significative del galateo sociale: a) taci, questo è il gioco; b) sarà un 12e con il czz grasso.

Il gioco procede soprattutto con l’uso di: oro, cristalli, spiriti - tutti reperibili tramite le varie fasi di gioco e con la coltivazione dell’orto – e con regali e diamanti, accumulabili i primi con la ruota della fortuna o con lo scrigno misterioso, i secondi con l’asta (vendita) dei propri oggetti acquisiti nelle fasi di gioco o acquistati nei vari mercati con diamanti o regali.
I diamanti, però, sono l’essenza del gioco. Quelli, per intenderci, che sono il carburante del motore. Pur non usandone è difficile accumularne tanti da poter procedere speditamente nel gioco. Perciò ecco la “gratuità” del gioco; sono acquistabili in varie modalità dalla ditta che distribuisce il gioco pagando con carta di credito: pacco Vip, patto degli Elfi, e i vari pacchi promozionali ricorrenti.
Con questi pacchi a pagamento non solo si ottengono oggetti (armi e attrezzi) che danno molti vantaggi sui pari Liv, ma tanti diamanti utili a rendere veloce il gioco nei risultati e nell’acquisto di altri oggetti e opzioni diversamente non raggiungibili, come la doppia abilità.

L’analisi ha evidenziato che il gioco è gratuito solo se si compete in modo  anomalo rispetto alla finalità del gioco stesso. Quindi l’abilità del singolo giocatore viene tarpata dalla carenza di diamanti in grado di produrre ben altri risultati.
Tuttavia il gioco, creando ludopatia in molti, specie nei soggetti giovani/adolescenti e con uno scarso self control interiore, produce anche ingenti danni sociali, stimabili successivamente in malattie neurologiche o in scarsi risultati negli studi o sul lavoro.
Perché è ovvio che quando uno giochi troppo, sia vittima predestinata del gioco stesso, anche se interiormente il Super Io, con il Liv raggiunto, tende ad esaltare il suo narcisismo interiore. Un narcisismo che si scontra con la realtà tra l’essenza individuale nella società reale e quella contrapposta virtuale.
E quando una persona si isola nel suo narcisismo interiore o di branco è un danno per la società e un problema per tutti.
Un ultimo riferimento alla musica/suono che accompagna il gioco e che subito ho provveduto a disattivare: nella testa del giocatore crea una pressione interiore che produce sicuramente alterazioni sia neurologiche che  disturbi del sonno.

Demon Slayer può essere un buono svago se usato e padroneggiato con oculatezza, specie se l’azienda distributrice apportasse quelle modifiche necessarie a renderlo un gioco di abilità e di capacità, oltre che di applicazione, e non un semplice prodotto per fare business.
Anche se c’è da sottolineare che nella società attuale le aziende disconoscono in pratica il valore sociale sia del prodotto che del gioco.
Perché, se mi è permesso, quando negli altri prodotti la morbosità del sesso viene usata come inserto subliminale per fare affari – e pure Demon Slayer non ne è indenne -, allora vuol dire che chi lo promuove e sviluppa ha già perso il senso sociale del suo fine di esistere: tende solo a sfruttare la società e i soggetti invece di offrire un servizio e un prodotto utile.
Il tutto senza alcun riferimento al lemma Demon, che già potrebbe essere a sua volta un programma voluto.