domenica 28 agosto 2011

Eurobonds; ma non solo.



L’incontro Sarkosy/Merkel è stato, di fatto, un fallimento della politica Ue bilaterale, sia perché i 2 personaggi non sono affatto statisti, sia perché entrambi non solo sono incapaci di leggere il Mercato, ma, soprattutto, di intravedere ed ipotizzare scenari validi per il potenziamento economico dell’Ue. Entrambi si beano e si trastullano nella loro culla (nazione) come i lattanti, in una miopia economica che non va oltre il confine di casa propria.


Il mercato mobiliare ha reagito duramente e negativamente alla politica dell’egoistico e ignavo procrastinare. Tanto che pure Helmut Kohl ha sconfessato apertamente la politica della sua ex pupilla, che un tempo chiamava genericamente “la ragazza” (das Mädchen) perché non era ancora politicamente cresciuta in carisma e capacità.


Eppure già dall’autunno 2009 alcuni validi economisti avevano già chiaramente prospettato scenari e rimedi efficaci che, solo ora, i governanti cominciano a prendere in seria considerazione: ristrutturazione delle regole e degli strumenti di mercato, ed Eurobonds in sostituzione dei Titoli sovrani.


Chi pensa che la crisi recessiva sia dovuta solo a termini strutturali è in grave errore; perché l’unica differenza sostanziale che la antepone in gravità a quella del ’29 è che la lunga crisi attuale è figlia della degenerazione del mercato.


Il dire, come nel comunicato congiunto, che gli Eurobonds non servono, perché poi sarebbe impossibile capire da dove vengono e di chi siano, è il falsare volontariamente e ideologicamente la realtà per un motivo valido: ogni titolo avrebbe una scadenza e un apposito codice identificativo che equivarrebbe a quello di ogni nazione autorizzata preventivamente nell’emissione, o nella conversione, da un apposito organismo comunitario deliberante.



Di norma 99 volte su 100 una banca centrale importante era in grado di battere la speculazione sui Titoli sovrani.


Lo speculatore vendeva titoli allo scoperto, la banca centrale li acquistava sul mercato, sostenendone il prezzo, e lo speculatore non potendoli acquistare a prezzo inferiore chiudeva in perdita o al massimo (difficilmente) in pareggio.


Questo è ciò che di norma avveniva fino ad un decennio fa, favorito anche dal fatto che in tali occasioni la banca centrale elevava il costo della leva su cui lo speculatore doveva fare riferimento, perciò indirettamente il costo del titolo stesso.


Oggi, però, molti soggetti finanziari sono in grado di operare con capitali enormi per 2 semplici motivi: la globalizzazione aziendale referenziale e la leva spropositata. Ragion per cui nessuna nazione può ritenersi immune da possibili attacchi.


In ambito Ue la speculazione internazionale ha fatto le prove generali attaccando i Titoli sovrani e il mercato prima dei paesi periferici (Grecia, Irlanda, Portogallo), per poi interessarsi della Spagna, indi dell’Italia e della Francia e ora anche della Germania.


Il Dax, infatti, giovedì 25-08-11 tra le 15,45 e le 16 subisce un ingente attacco speculativo che lo porta in pochi minuti a -4%, copia esatta di altri similari attacchi selettivi che in precedenza avevano colpito prima l’Italia e poi la Francia.


Gli ordini di vendita provengono da New York via Londra, puntando su un solo basket di titoli per una somma complessiva superiore ai 2 mld di €: cifra ingentissima calcolando la brevità dell’attacco.


Analizzando i grafici dei vari indici si ha:


FitseMib: maggio 22.000, con discesa graduale agli attuali 14.800, con minimo raggiunto di 14.500. Downtrend accelerato in agosto. Minusvalenza iniziale: -32,5%.


Cac40: rispettivamente 4.200, 3000, 2.900, -30%.


Dax: rispettivamente 7.500, 5.500, 5.300, -30%.


Guardando attentamente l’andamento dei grafici si nota però che se Milano, pur accelerando in agosto, ha avuto una flessione graduale, Francoforte ha subito la debacle solo in agosto, mentre Parigi ha iniziato il cedimento a luglio.


Perciò il mercato Ue ha perso in media oltre 1/3 del valore di capitalizzazione in pochissimo tempo, mentre i soli finanziari hanno perso poco più della metà, i CDS sui bancari hanno stabilito un nuovo massimo storico e l’indice iTraxx ha raggiunto i 255 punti base.


Il tutto sta ad indicare che la corsa alla liquidità overnight presso la Bce ha raggiunto i 129 mld di € contro i 107 di solo una settimana prima, in stretta correlazione all’analoga inversa percentuale di crollo mobiliare.


Tutto ciò evidenzia che se il comparto finanziario ha avuto una volatilità maggiore, si è comunque stabilizzato dopo che l’Esma – la società di controllo del mercato –, in 4 nazioni ha vietato sui principali titoli finanziari lo short selling; mentre gli industriali, energetici e le utility hanno subito il tracollo speculativo dopo che i finanziari sono stati in qualche modo protetti dallo scoperto.


La Consob, inoltre, in ossequio alle disposizioni Esma assunte il 25-08-11, con Delibera 17911 ha prorogato il divieto allo short selling fino al prossimo 30 Settembre 2011, anche se pare che alcuni lo aggirino tranquillamente nell’intraday per la carenza strutturale di controlli, che non individuano nel market maker il responsabile istituzionale.


Ciò dimostra che lo short selling deve essere necessariamente esteso a tutti i titoli e proibito per sempre in tutti i mercati mobiliari Ue e, possibilmente, anche in tutti gli altri, se non si vorrà tra breve assistere al tracollo generalizzato.


Il cedimento della resistenza di 5.500 del Dax porterebbe a tastare il supporto 5.000, capitolando il quale è probabile che si assista ad un ulteriore crollo verso i 4.000 punti. Il che, se avvenisse, sarebbe disastroso per tutta l’Ue.



La Bce sostituisce in parte le banche nazionali; tuttavia spesso il suo intervento è tardivo, considerato che quando entra in azione il danno è già fatto. Ciò è avvenuto tanto per i Titoli sovrani periferici che per quelli italiani.


Intervenire quando il differenziale è già troppo alto significa sprecare denaro in un intervento atto solo a limitare i danni. E ciò, all’Italia, è costato in una sola settimana circa 50 mld di manovra correttiva.


Considerato, infatti, che il differenziale scatti di 300 punti base sul precedente, avendo un Debito pubblico di 1.900 mld, fanno la bellezza di 57 mld di interessi in più da pagare. Che è grosso modo l’importo della manovra correttiva effettuata.


La Bce, tuttavia, non ha la capacità, né le risorse per monitorare e sostenere continuamente i vari titoli sovrani, dovendo operare con una liquidità solo virtuale. Perciò si fa di necessità virtù, operando solo quando i differenziali raggiungono picchi pericolosi.


Tuttavia va rilevato che il concedere una leva eccessiva alla speculazione e la possibilità a questa di operare allo scoperto è in questo momento solo una tattica suicida.


Le manovre finanziarie correttive in questi periodi sono necessarie da una parte per correggere il disavanzo procurato dai differenziali, ma dall’altra totalmente inutili se il risultato è solo quello che l’economia di una nazione debba essere vincolata non ai fondamentali dell’economia reale, ma al capriccio della speculazione mobiliare.


È pertanto necessario togliere alla speculazione tutti quei vantaggi operativi che il mercato attuale può concedere: leva eccessiva e possibilità di operare allo scoperto.


La conversione dei Titoli sovrani in Eurobonds è pure necessaria e da realizzare prontamente, facendo pressioni comunitarie sulle nazioni renitenti. Cosa che il Parlamento Ue pare ora intraprendere, anche se poi il tutto può essere bloccato da veti incrociati nei vari summit dei Capi di stato Ue.



Intervenire prontamente e senza ulteriori ritardi è oggi un imperativo categorico, anche se la tendenza dei politici è solo quella di ritardare e di rimpallarsi le responsabilità.


E se Tizio colpisce con tasse Caio, Sempronio corre a difendere Caio, sostenendo che chi ha un reddito di 90.000 € oggi non è ricco. Al che, a questi predicatori populisti, mi verrebbe da chiedere cosa siano allora tutti quelli che percepiscono una pensione minima o che, avendo perso il lavoro, non posseggono reddito alcuno.



Molte aziende Ue hanno effettuato importanti aumenti di capitale per potenziare il core tier 1, il tier 1 e il total capital ratio. Tuttavia il crollo delle quotazioni vanifica questi potenziamenti patrimoniali perché le perdite dei titoli in portafoglio vanno poi corrette nei bilanci aziendali con necessarie svalutazioni; proprio come l’aumento smisurato del differenziale brucia ogni manovra finanziaria correttiva.


Correre dietro al mercato, cercando di calmierarlo, non ha più alcun senso; a meno che si voglia che tutto sprofondi nel baratro.



Uno sguardo attento merita pure l’andamento del Dow Jones, che a maggio era attestato sui 12.500 punti ed ora è sugli 11.250, pur avendo raggiunto un picco negativo di 10.750. Ciò significa una perdita oscillante sul 10%.


Le vicissitudini (difficoltà) americane, tuttavia, non sono minori di quelle europee e la differenza sostanziale va imputata proprio al fatto che la speculazione intende colpire l’economia degli stati Ue con obbiettivo preferenziale l’€, per il semplice motivo che in Europa non vi è un’unitaria politica monetaria ed economica.


La Fed, a settembre, pare voglia puntare su una nuova tranche di 600 mld di $ di quantitave easing (Qs3) per sostenere la propria economia e il mercato, anche se alcuni membri del board non la ritengono necessaria perché porterebbe ad un ulteriore aumento del prezzo degli assets, perciò pure dell’inflazione.


La stessa diversità di vedute si era registrata pure lo scorso anno prima del lancio di Qs2, ma essendo gli U.S.A. nella stessa identica situazione di allora è facile che ciò si ripeta.


L’inondare il mercato di $, stampando cartamoneta, oppure il far ricorso alla politica finanziaria virtuale sono in parte la stessa cosa; ma dall’inizio della crisi questi strumenti non hanno risolto né la malattia del mercato, né i problemi economici nazionali, che ovunque sono peggiorati. Sono solo dei blandi surrogati momentanei.



L’esigenza è oggi quella di ridurre il Debito sovrano; ma per farlo prima bisogna stabilizzarlo impedendo alla speculazione, che imperversa sul mercato, di dilatarlo ulteriormente con l’aumento del differenziale.


Gli strumenti per farlo ci sono, sia comunitariamente tramite l’Esma, sia singolarmente tramite la Consob, nel caso che l’accordo comunitario non fosse possibile. Perché se non si tutelerà il mercato verranno distrutte anche quelle poche risorse virtuali a cui si potrebbe ancora attingere.


La storia attuale insegna che non si può più procedere in questo modo, perché nessuna finanziaria può essere definitiva se lasciata in balia del mercato. E, di conseguenza, nessun taglio, nessuna nuova tassa, nessuna privatizzazione, dismissione o cessione di assets strategici potrà risolvere i nostri problemi, che sì vengono dal passato, ma che tuttavia senza una pronta correzione degli strumenti finanziari oggi in uso non avranno alcuna possibilità d’essere risolti in un futuro prossimo.



lunedì 22 agosto 2011

Viaggiando tra teologia e teologi.

(Questo articolo trae la sua origine dall’analisi di un documento, facilmente visionabile cliccando sul seguente link: “Chiesa 2011: una svolta necessaria”. Per comodità, data l’ampiezza del documento, non l’ho contestualmente riportato insieme all’articolo.)


Viaggiando tra teologia e teologi.


Scorrendo da analista il documento redatto da molti teologi tedeschi – come dice il titolo: Memorandum dei teologi -, non ho faticato molto a capire la diversità inoppugnabile tra Chiesa di Roma (italiana) e Chiesa teutonica, che è impregnata sempre in distinguo particolari propri di una cultura con ampie radici luterane, pur se teoricamente le 2 chiese sono parte di un’unica Chiesa universale.


Le conoscenze teologiche giovanili, rafforzate dall’aver partecipato da attore, con altri, a diverse e notevoli tavole rotonde – negli anni in cui fui ospite per impegni personali in quel di Torino - mi sono state utili a concepire, oltre che a comprendere, le importanti e schematiche proposte del gruppo di teologi tedeschi, assimilabili a grandi linee, pur se in folto numero, a dei dissidenti (protestatari).


Vorrei però ricordare, come dico spesso pure a dei vescovi, che l’essere teologicamente ferrato è utile, ma ciò non vuol dire essere per forza un filosofo completo. Molti esponenti ecclesiastici posseggono, infatti, ciò che da decenni etichetto con la formula “monocultura da sacrestia”, spesso totalmente scollegata da altre e necessarie discipline che sono utili per fare di un uomo di Chiesa (ministro o semplice credente) un consapevole e completo, in senso lato, cittadino di questo mondo.


E appunto per questo Kant affermava che “la teologia è la più inutile delle scienze”.


Infatti, un conto è proporre teoremi idealistici religiosi e un altro è il collegarli sapientemente all’economia, alla finanza e a tutte quelle problematiche sociali che fanno parte integrante e importante del nostro mondo globalizzato. Diversamente il discorso è sempre monco e relativo, scevro dalla realtà e ancorato solo all’idealismo peripatetico.


Il documento non afferma cose sbagliate, ma cose in buona parte condivisibili. Ciò che è fuori luogo sono certe considerazioni fatte da gente che dovrebbe essere esperta ed avere nel proprio bagaglio anche la risoluzione alle varie problematiche espresse, però in perfetta sintonia con la teologia cattolica.


Perciò appunterò il mio interesse su tali incongruenze.




Il contendere trae l’origine eziologica dalla pedofilia ecclesiastica, per avventurarsi poi in una contestazione aperta e a tutto campo, pur se programmatica e propositiva, alle linee ufficiali della Chiesa Cattolica.


Sul trono di Pietro siede ora il settimo papa tedesco, considerato da tutti, in base a nazionalpopolare concetto, un papa “teologo”; mentre, in effetti, è solo un profondo e sapiente cultore della Storia della teologia. Se tutti coloro che insegnano storia della filosofia e della teologia fossero filosofi e teologi, il mondo sarebbe uno scrigno di sapienza e di sapere; ma, purtroppo, non è così. Non esisterebbero più problemi, neppure nella Chiesa.


Dal documento, pur se necessariamente stringato, si comprende pure questo: i teologi firmatari dovrebbero (il condizionale è d’obbligo dato il documento scarno) essere non teologi veri, ma solo cultori di storia della teologia. Infatti, si dichiarano “professori”. Diversamente certe affermazioni non verrebbero fatte, né sottoscritte.


La pedofilia è un antico male (vizio) antropologico umano che, se praticata da un religioso, specie se di alto grado, appare tanto più odiosa e scandalosa. Però non è un peccato solo di alcuni membri della Chiesa, bensì dell’umanità. E, seguendo alcune statistiche, pare che nella Chiesa sia molto minore che nel resto della società.


La Chiesa predica le regole etiche e morali; ma nessuna di queste è in grado di far cambiare un uomo, specie se questi ne approfitta per realizzare i propri fini e interessi. Costui, tuttavia, ha diritto alla misericordia del perdono, perciò ad essere sempre accolto se si ravvede, sia costui laico o religioso.


Si combatte il peccato, mai il peccatore!


L’annunziare il Vangelo e accogliere nel perdono il peccatore pentito è il vero compito della Chiesa: la Redenzione!


Pietro tradì per ben 3 volte Gesù in rapida successione; ciò nonostante Egli edificò su di lui la sua Chiesa (Mt 16, 18.19).



Le problematiche espresse sono reali; le deduzioni, le obbiezioni e le proposte sono superficiali e proprie di chi vede la realtà non da cittadino, ma solo da credente che si creda prediletto e illuminato.


Nel nostro mondo globalizzato, ma lo era pure prima, l’essere credente è in subordine all’essere cittadino, appunto perché il rispetto verso le ragioni altrui, quindi diverse, impone la testimonianza del proprio credere; ma non la consapevolezza che il nostro credere sia verità assoluta e l’unica perfezione solo perché si è credenti, o teologi.


Voi siete la luce del mondo” (Mt 5,14) non significa essere “la” (assoluta e unica) Luce del mondo, tanto nel diritto che nella morale.


La verità non è trascendentale, ma è strettamente collegata a quelle dimensioni geometriche variando le quali si ottengono punti di vista, perciò pure di apprendimento e di concezione, totalmente diversi e talora pure opposti.


E per essere breve citerò solo il concetto di preveggenza, proprio perché questo immette, anche teologicamente, un punto geometrico di osservazione variabile, per cui la predestinazione individuale, anche biblica, viene a cadere.


Lutero affermava “pecca fortius, ama fortiter”; e pare, in alcuni punti, lo stesso punto logico di partenza del ragionamento del documento sulla coscienza e sul peccato.


Lutero, tuttavia, non credo che fosse molto ferrato in geometria, pur se conosceva le tre unità di misura geometrica: altezza, larghezza, profondità. 3 unità che sono un’unica e identica unità, ruotata in modi diversi. Se a questa semplice e plurima unità aggiungiamo il tempo, lo spazio, la velocità, la materia, la distanza, la pressione e la gravità, ben si capisce che il concetto di Dio, di Chiesa e di Società cambia in modo sostanziale.



Il punto 1 “Strutture di partecipazione” pone in stretta correlazione la partecipazione con la credibilità, come se ciò fosse vero, immettendo come conseguenza la decisionalità democratica, che ontologicamente entra in aperta collisione tra Verità della Parola e verità del credente.


Se il concetto di democrazia nella Chiesa si risolvesse solo in ciò, compresa la scelta, dalla base, di vescovo e ministro, anche se in modo partecipativo, noi non avremmo una chiesa fondata sulla testimonianza (predicazione) di Gesù, ma solo sulla democrazia anglosassone propria del neoliberismo cattolico nordamericano.


La Chiesa non è una monocrazia teologale, perciò trascendentale o verticistica, ma una perfetta democrazia teosofica, immanente al popolo di Dio, che si esplica totalmente in un Concilio. Nel quale esistono 3 tempi: quello della problematica, quello del dibattito e quello della decisione. Decisione che viene sempre presa a maggioranza semplice, perciò del 50%+1 dei padri conciliari.


La democrazia della Chiesa - ma ciò anche in una semplice democrazia sociale - impone poi a tutti di accettare le decisioni approvate e di farle proprie, appunto perché tali decisioni assumono nell’Ecclesia l’assistenza di Dio e perciò della sapienza dello Pneuma. Non accettarle e farle proprie significa essere scismatici, quindi porsi fuori dalla Chiesa stessa: essere un altro (diverso) popolo di un dio personalizzato. Proprio come la preminenza della coscienza individuale nel protestantesimo lo spacca in molteplici diversità che diventano singolarmente quasi infinite. In tal caso non si è più Popolo, ma solo setta.


La democrazia della Chiesa ha tempi lunghi, perciò non umani, appunto perché ciò e connesso al tempo dell’eternità di Dio, anche ammettendo la logica hegeliana del suo divenire. L’incedere del tempo è solo una variabile geometrica e come tale ininfluente alla Verità, che è la base e il fine del procedere della Chiesa.


La democrazia ecclesiale, se intesa come semplice partecipazione decisionale, è una degenerazione intellettuale, sia perché la scelta (voto) del colto equivarrebbe a quella dell’incolto, sia perché la Verità non è un mero fatto democratico di somma di voti, ma di profonda (perfetta) conoscenza di problematiche complesse che hanno il loro conoide naturale nell’assemblea conciliare dei padri o, in modo molto minore e localizzato, nei vari sinodi ecclesiali episcopali. Un’assemblea che pur non essendo di origine strettamente elettiva è il frutto di tanti figli del Popolo di Dio che hanno risposto consapevolmente e volontariamente ad una chiamata. Perciò raccolgono le esigenze e le istanze del Popolo e le analizzano all’interno della Chiesa nel rispetto del proprio essere pastori.


Diversamente non vi sarebbe l’esigenza di avere un vescovo o un ministro (sacerdote).




Un documento è sempre un positivo punto di contatto, perciò aperto al dialogo. Non lo è, però, quando si addossano colpe individuali, pur se di eminenti personalità, alla Chiesa tutta. Sembra che la Chiesa sia allo sbando totale, in mano ad inetti o, peggio ancora, a connivenze interessate.


In verità la Chiesa è in mano al Cristo, perciò al Padre. E ciò è bene non dimenticarlo teologicamente.



Singolare appare il pensiero sulla risoluzione della carenza di sacerdoti (punto 2: Comunità), risolvibile ipoteticamente con i preti sposati e con il ministero femminile. Singolare furbata … d’origine protestante.


Tuttavia, nel mondo protestante, il ruolo del ministero è assai diverso da quello cattolico, soprattutto perché l’eucarestia – perciò la messa – (e i sacramenti in genere) è una pura rievocazione, e non una vera consacrazione. Nel ministero protestante vi è un’assunzione di responsabilità nella comunità, ma non una donazione vocazionale definitiva.


Si lamenta l’essere “bruciati” di molti sacerdoti nella gestione di comunità sempre più grandi, dimenticando che lo “sposato dovrà dividersi tra famiglia e ministero, essendo, di fatto, a mezzo servizio.


La chiamata al sacerdozio la vedo come un’assunzione del ministero a tempo pieno e non compatibile con l’essere sposati. Prete e coniuge sono mondi diversi e difficilmente compatibili, appunto perché sono 2 scelte primarie di vivere il cristianesimo in modo opposto. Il prete si dona alla comunità (prossimo), il coniuge alla famiglia. Cambiano finalità e impegno; e il prete si brucerebbe ancor prima oberato da altre incombenze.


I preti non si esauriscono; ma possono cadere nello sconforto, nell’abulia, nella frustrazione e nella convinzione d’essere dei falliti.


In passato ho dovuto assisterne alcuni; e, facendolo, ho capito che il problema basilare non era quello di una crisi personale, bensì quello di una carente e impropria preparazione, sia che il prete lo fosse da molto tempo, sia che fosse giovane.


Ciò che bisogna riformulare velocemente è l’iter procedurale e culturale che viene impartito al candidato nei seminari, oggi databile ancora alla consuetudine dei secoli scorsi.


Preparare un uomo ad essere sacerdote di Cristo non può prescindere della piena, totale e consapevole conoscenza delle rinunce volontarie a cui ci si sottoporrà, sia nel campo affettivo che in quello sessuale.


Un discorso molto vasto - molto confuso nel documento – è poi quello che si impernia sull’amore e sulla sessualità, divisibili i due campi diversi: in donazione e in attrazione. Cosa che i teologi firmatari non hanno né abbozzato, né espresso, né forse neppure mai percepito.


E su questo concetto si impernia il matrimonio cattolico, pur ammettendo che la società tutta (perciò pure la Chiesa) non è in grado di dare una preparazione adeguata ai futuri coniugi, proprio come avviene in molti altri campi sociali. Molto spesso ci si limita semplicemente ad unire religiosamente, o civilmente, una coppia, scambiando l’esigenza di sessualità con quel concetto lato di famiglia che impone ben altri impegni e doveri.


Si codifica un diritto, dimenticando che questo viene conquistato col dovere consapevole e volontario.


L’omosessualità non impone l’omofobia religiosa/sociale, ma neppure la codificazione che una simile devianza debba essere considerata una normalità individuale. E, di norma, questa realtà trae le sue origini dall’appartenere (crescere) in un sistema decadente e sfasato di vita sociale.


I teologi in questione forse identificano la Chiesa nella Società; ma ciò che può essere compreso e tollerato – non accettato – nella società, non lo può essere nella Chiesa, proprio perché la coscienza individuale deve sottostare non a scelte personali di comodo, ma ad una Legge divina che prescinde dalla propria scelta individuale.


Il codificare ogni comportamento umano come legale (normale) anche all’interno della Chiesa porta solo all’anarchia della coscienza individuale, davanti alla quale la Parola passa in subordine.



La Chiesa in futuro potrà fare molte aperture; ma queste non spettano né ai teologi, né ai vescovi (papa compreso), né alla democrazia di una comunità religiosa. Spettano unicamente alla vera Ecclesia, che in un Concilio e da un Concilio trae la sua illuminata Sapienza. Poi, tutti sono chiamati a partecipare ed ad essere di stimolo e di aiuto con la loro opera e con il loro pensiero.


Serve un nuovo grande concilio in grado di dare un indirizzo definitivo al mondo cattolico globalizzato!


Gli ultimi decenni hanno propugnato nella chiesa una cultura fenomenologica, fatta propria anche dagli ultimi 2 papi. E questa cultura, dedita alla sacralizzazione (spettacolarizzazione) mediatica, ha perso per strada circa i 2/3 dei fedeli, specie nel mondo occidentale.


La religione non è un divertimento, ma una scelta di vita che non ha nulla a che fare né con il modernismo, né con il tradizionalismo.


I problemi esistono e vanno affrontati, ma non con il solo personalismo verticistico.


Il problema non è un puro fenomeno che lo si risolve con legalizzazioni religiose o civili; proprio come la credibilità della Chiesa non viene affidata ad una pura e semplice visualità mediatica, ma ad una cultura consapevole e profonda in grado di analizzare, risolvere e prevenire ogni situazione degenerante sia nell’ambito religioso, sia in quello civile.




sabato 13 agosto 2011

Analisi di speculazione, crisi e mercato.

ovvero:



Invito alla riflessione a Giulio Tremonti e al Governo.




Analizzando i mercati finanziari spesso viene il sospetto che i governi occidentali abbiano interesse a lasciar correre la speculazione, perché quando ciò accade – cioè quando i mercati crollano – hanno nelle mani degli ottimi motivi per cercare (finora inutilmente) di correggere il loro Debito sovrano con nuove tasse, drastici tagli e ineluttabile … rassegnazione popolare.


All’utilità pratica di questo comportamento aggiungerei pure la certezza degli enormi interessi che ruotano attorno alle grandi finanziarie (assicurazioni, banche, hedge fund, fondi d’investimento e multinazionali), in grado con potenti lobby di condizionare le politiche economiche dei vari stati, oltre al fatto che buona parte dei capi di stato attuali sono inaffidabili sia in preparazione, sia in capacità, sia in personalità (statura) etica e morale.


Per dirla come Sesac[1], e dopo attenta osservazione della loro personalità (e faccia), è certo che neppure in caso di bisogno mi sognerei di affidarmi all’Anatra di Albione, oppure al Bisonte dell’ovest o al Gallo slavo: li ritengo incapaci di gestire la situazione in ogni … senso e totalmente inaffidabili.



L’andamento dei mercati di questi giorni ha evidenziato che il Fitse Mib ha avuto una flessione di oltre il 20%, salvo poi iniziare la risalita per rimbalzo tecnico.


Ieri – venerdì 12 – l’indice ha cominciato in picchiata, raggiungendo un’ulteriore perdita di circa il 3%, salvo poi invertire decisamente, e a candela, la rotta quando le autorità di controllo di Francia, Spagna, Belgio e Italia hanno finalmente capito che bisognava fermare la speculazione, sospendendo provvisoriamente lo short selling. Diversamente le premesse della mattinata prospettavano un ulteriore e imponente crollo.


Le ovvie ricoperture per lo stop allo scoperto in pochi minuti han fatto fare un balzo positivo all’indice di ben il 7% circa, passando dal -3% della prima mattinata al +4% finale, pur con naturali oscillazioni intraday.


Proibire lo scoperto solo a tempo determinato equivarrà, tuttavia, solo ad un tampone provvisorio, prodromo poi ad altre precipitose cadute.


La crisi non è né superata, né finita; è solo all’inizio se si procederà politicamente come finora.



La crisi dell’autunno 2007, pur essendo in incubatoio da tempo, ha sottolineato che il rischio speculativo, basato su spropositate leve finanziarie, è stato l’inizio e la causa principale del crollo dei mercati, che poi hanno trascinato seco tutte le economie occidentali avendo portato al collasso molte aziende.


I governi sono intervenuti per salvare il salvabile, anche se il loro vero compito amministrativo sarebbe principalmente quello di controllare e impedire che certi abusi siano compiuti e che questi ricadano, poi, su tutto il popolo.


Sicché il popolo dei risparmiatori, prima ha subito i danni (depauperamento del capitale investito), poi la beffa del dover salvare con nuove tasse, grandi sacrifici e riduzione del proprio benessere chi speculò e intascò a scapito altrui, rischiando praticamente nulla.


Ma di ciò non ci si deve meravigliare, considerato che pure la Chiesa predica da millenni che la “conversione” all’ultimo istante può dare la salvezza e con questa la beatitudine eterna (paradiso).


E, maliziosamente, aggiungo che anche (fidando in) per questo teorema teologico spesso la Chiesa è correa di molte malefatte economiche con alcuni suoi uomini di spicco o con sue strutture finanziarie.



Il salvataggio di aziende, o di stati periferici, ha aumentato il debito sovrano di tutti, proprio perché la solidarietà finanziaria si basa spesso su un forzoso effetto domino fondato sulle compartecipazioni, nervo strutturale scoperto del mondo occidentale: la caduta di uno trascina seco quello di molti altri, perciò di … tutti. Cosa maggiormente grave se si agisce nella sola virtualità, non avendo risorse accantonate se non quelle ipotetiche … future.


Le tre gemelle americane (società di rating) ne sono l’emblema operativo, considerati gli ingenti interessi e intrecci societari che li vede coinvolte. Cosa su cui la solerte Procura di Trani vuol fare chiarezza – si fa per dire – facendo un buco nel … mare e … sprecando altro danaro pubblico, per gli indubbi risultati pratici che potrà eventualmente raggiungere.



Se negli scorsi anni i salvataggi sono stati possibili, pur aumentando i debiti sovrani, è ovvio che tali risorse ora non possano essere più disponibili, soprattutto perché non sono più reperibili neppure in modo virtuale. Basti pensare che il Debito italiano a giugno ha superato i 1.900 mld di €.


La stessa cosa vale per gli stati Ue, pur ipotizzando (utopia) che il fondo virtuale salva stati (Efsf) possa essere aumentato (moltiplicato più volte), perché è ovvio che così com’è oggi può bastare solo per alcuni giorni.


Ed è la ragione per cui dopo gli attacchi speculativi ai mercati dei paesi periferici, la Bce è intervenuta sul mercato per sostenere i Titoli sovrani principali, facendo però presente a Italia, Belgio, Spagna e Francia, - i paesi ora attaccati dalla speculazione – che ciò era possibile solo per brevissimo tempo.


Ecco perché tutti gli stati interessati sono corsi nuovamente ai ripari con nuovi tagli e nuove tasse, che – è bene sottolinearlo – non si sa come verranno poi realizzati: sono, al giorno d’oggi, correttivi solo virtuali che, in quanto tali, non potranno dare risultati duraturi. Infatti, i mercati dopo momentanei rimbalzi crollano poi di nuovo.


La crisi si accentua, i redditi si immiseriscono, i consumi crollano, il depauperamento azionario ha raggiunto cifre oltre l’80%, le aziende boccheggiano o chiudono, i posti di lavoro si riducono sempre più nella precarietà di ogni giorno e i grandi capitali possono prendere in un secondo la trasmigrazione verso altri lidi sulle reti telematiche. Minor reddito equivale a meno tasse, compensabili solo aumentando la leva fiscale, atta solo, a certi livelli di prelievo, a scatenare la rabbia sociale.



L’Italia ha appena fatto una grande manovra correttiva di bilancio che, però, diventa inutile solo una settimana dopo. Per cui si corre al riparo, su sollecitazione Ue e Bce, con una nuova, chiamata “ristrutturazione” della precedente per sociale eufemismo populista.


In effetti, sono solo nuove tasse e nuovi tagli.


Ma queste Finanziarie a cascata – non solo italiane, ovviamente – non serviranno proprio a nulla se non si provvederà prima a correggere le storture del mercato: titoli sovrani, vendita allo scoperto, spropositata leva finanziaria, riassetto (cancellazione) dei prodotti finanziari inutili e dannosi (spam) e limitazione del mercato dei futures alla sola materialità del bene. Proprio perché dalla degenerazione del mercato sono venute tutte le contraddizioni latenti che vi erano nel sistema, facendo dilatare e indi implodere prima le finanziarie spregiudicate e poi le economie occidentali.



Uno dei nodi principali d’instabilità attuale del mercato sono i titoli sovrani Ue, problema che non lascerà indenni neppure i Bunds in un futuro prossimo. Francoforte, infatti, è crollata sotto i colpi della speculazione come le borse consorelle; e pure Zurigo ha subito la stessa sorte. Se poi si osserva che le banche franco-tedesche hanno in portafoglio notevoli quantità di titoli sovrani periferici equiparabili a spam, allora il quadro è completo: il Bund teutonico sarà coinvolto nel crollo dal titolo ellenico.


Ciò significa che il problema non è solo locale di un solo paese membro, ma generalizzato e perciò di sistema. Diversamente il crollo di un mercato non diventerebbe generalizzato, come la falsa (in realtà vera anche se non pronunciata – diversamente Sarkosy non sarebbe corso ai ripari) voce sul declassamento del Debito sovrano francese, e in precedenza di altri, ha ampiamente evidenziato.


Per fermare la speculazione vi è la necessità impellente di convertire in Eurobonds tutti i vari titoli sovrani, ovviamente sottoponendo nuove emissioni a severe regole di bilancio. Cosa di cui molti economisti ora ne ravvisano la necessità, seppure tardivamente, e che gli strateghi Ue cominciano a prendere in seria considerazione.



I Debito sovrano italiano deve essere drasticamente ridimensionato e nuove tasse, privatizzazioni (dismissioni) e tagli saranno necessari, sia che siano quelli stabiliti dalle finanziarie recenti, sia che vengano poi corretti in altre modalità nell’iter parlamentare.


Non sono tuttavia il solo e unico rimedio; e devono essere considerati un passo successivo solo alla ristrutturazione del mercato mobiliare, senza di che saranno solo opere morte e un ingente spreco di capitale pubblico e privato, proprio come finora è avvenuto.


Se il mercato risale e si stabilizza, purgato dalla speculazione allo scoperto, l’investimento verrà collegato alla produttività e al risparmio; diversamente equivarrà ad un puro e virtuale atto speculativo solo a … perdere. Perché al livello attuale raggiunto il vero investitore è … scappato da tempo.


Le grandi società finanziarie, che hanno compiuto sostanziosi aumenti di capitale per ottemperare a Basilea 3 e per potenziarsi dopo i contraccolpi (perdite) subiti per la crisi globalizzata, han visto tutte l’esborso attuato fortemente ridimensionato dal mercato speculativo anche solo guardando la quota capitale priva del diritto d’opzione. In pratica al livello attuale raggiunto il capitale immesso è stato in alcuni casi dimezzato dalla quotazione di mercato.


Perciò l’investitore, sia che si affidi alla virtualità finanziaria (come le grandi aziende), sia che da privato dia fondo al proprio risparmio, di questo passo sarà demotivato dall’investire, giudicando più utile mettere tutto sotto la mattonella.



L’economia non è una roulette russa dove si tenta la sorte, ma una forma contabile di dare ed avere che deve essere bilanciata nel tempo. Perciò si fermi per sempre il giochino della speculazione selvaggia, utile (senza rischio) a pochi e perniciosa (danni subiti) per tutti.


Sulle nuove tasse non entro nel merito, perché sono comunque necessarie a ripianare i bilanci. Si può discutere su quali scegliere, ma non sulla loro priorità e necessità.


Posso sollevare però una sostanziale obbiezione sull’esclusione dei Titoli sovrani all’innalzamento dell’aliquota secca di prelievo, considerato che buona parte di questi sono in portafoglio a grandi finanziarie nazionali ed estere. L’equità fiscale vale per tutti e non dovrebbe avere privilegio referenziale, pur ammettendo che, in pratica, si traduca poi in un mero giroconto contabile. Ed, appunto per questo, ininfluente sia per lo stato che per l’investitore.


Perciò mi auguro che nell’iter parlamentare venga corretta e equiparata alle altre rendite finanziarie; come fu a suo tempo graduata l’imposta sul C/C titoli.



Giulio Tremonti ha avuto il pregio, in questi anni di grave recessione, di tenere a galla la barca italiana con buona lungimiranza, ferrea determinazione e scarsa incisività internazionale di persuasione, pur se condizionato dall’Ue.


La platea (nazionale e internazionale) in cui è costretto a muoversi non è alla sua altezza, sia in campo politico che di strategia finanziaria.


Lui è un uomo nuovo tra tanti vecchi anagrafici della politica: politicamente e operativamente. Non è un De Gasperi, ovviamente, ma è ciò che oggi serve in fermezza e incisività.


Forse, più che i passati incentivi alla rottamazione di alcuni beni materiali, doveva puntare sulla totale rottamazione di tutti quegli uomini che ogni giorno inondano, ormai da decenni, la scena politica e mediatica ad ogni livello, cercando di mostrare al volgo rimedi che mai hanno saputo delineare e idee che mai potranno abbozzare.


La situazione è grave e, come anche gli U.S.A. dimostrano, il baratro sta dietro l’angolo di tutti; pure delle economie emergenti che hanno investito nei titoli sovrani occidentali, tanto da costringere la banca nazionale cinese e giapponese ad intervenire, sostenendo le quotazioni dei titoli sovrani e dell’€.


La globalizzazione ha reso mercato e nazioni strettamente connessi; perciò al mondo non vi è più alcuna Area 51 indenne da qualsivoglia intromissione e contagio.


Per cui tutte le finanziare, anche le migliori in senso assoluto, non possono prescindere dalla sterilizzazione (bonifica) del mercato, per non essere subito infettate e rese inutili dall’attuale sistema epidemiologico finanziario.



La sospensione dello short selling ha evitato il panic selling generalizzato, proprio perché gli investitori istituzionali che operano sul mercato si stavano collassando nuovamente. È, infatti, ovvio che chi può disporre di capitali enormi può imporre al mercato la propria posizione, traendone perciò innegabili benefici sia di utile speculativo, sia di acquisizioni azionarie a costo irrisorio.


Proibire tale pratica per sempre sarà utile; ma poi bisognerà estenderla velocemente anche a tutti gli altri strumenti finanziari, purgandoli soprattutto dai pericolosi Derivati.


Tremonti afferma di non essere un’economista, sottolineando questa sua prerogativa quasi con disprezzo verso gli economisti. Però, in effetti, opera come tale; e come tale si comporta quando vede le finanziarie solo come puri correttivi al mercato mobiliare.


Se però avrà quel briciolo di individuale cattiveria interiore (esame di coscienza), atta a comprendere che nessuna finanziaria da sola è sufficiente a correggere il mercato, ma solo a sostenerlo momentaneamente, allora capirà che se prima non vi era alcuna necessità di intervenire tanto drasticamente – basti pensare che solo la stesura della precedente era stata potenziata già oltre i parametri necessari –, o la causa del crollo dei mercati è soggetta a cause esterne, oppure ciò e dovuto ad una sottovalutazione generalizzata della necessità contingente.


Il mercato in realtà sprofonda perché ha regole perniciose che la speculazione internazionale sta sfruttando con grande successo, dilatando di conseguenza, con la speculazione sui differenziali, il Debito sovrano di ogni singolo stato Ue.


Il pericolo è proprio questo: maggiori differenziali equivalgono a elevata redditività, perciò a maggiore interesse a programmare un attacco speculativo, magari con la continua e cadenzata compiacenza (a turno) di una società di rating.


Quando un mercato viene gestito non dai fondamentali, ma solo da voci più o meno vere e fatte circolare ad arte, allora è ovvio che il sistema operativo sia bacato.


Ed è ciò che bisogna in fretta correggere.



Dopo il crollo della Lehman Brothers molti politici ed economisti affermarono che la crisi sarebbe stata breve e di soli alcuni mesi. A distanza di quasi un lustro la situazione è solo peggiorata e al di là dell’essere interamente concepita.


Se non si porrà velocemente mano alla ristrutturazione del mercato mobiliare, tra poco non vi potrà essere alcuna finanziaria nel mondo occidentale atta a scongiurare il default generalizzato di stati ed aziende, proprio come, a partire dalla Grecia per poi finire alla Francia, la storia giornaliera sta dimostrando.


Non vi sarà alcuna Area 51 indenne e impenetrabile; neppure la Germania che scioccamente crede di poter rimanere fuori dal contagio.