lunedì 29 aprile 2013

Primavera … capricciosa.


Monella Primavera s’erge a dipingere il cielo,
macchiandolo con forti tratti di grigio scuro,
riversando al suolo scrosci d’acqua violenta.

I laghi azzurri trasforma in ombrosi specchi
rifuggenti l’effige dei boschi del monte,
mentre il torrente ingolfa con sordida torba.

Poi cambia d’improvviso il pennello fulminea
e riga il paesaggio con raggi di luce soffusa,
rendendo smagliante l’erta costa boschiva.

Si pente! Con energico gesto  torna al  cobalto,
l’arcobaleno disegna tra le creste dell’Alpi,
ponendo la base sull’ampio specchio lacustre.

Rifiuta il paesaggio e copre di bianco le vette,
tuffa il pennello e di grandine veste la vigne,
oscura la valle con indolente coperta nebbiosa.

I comignoli rilasciano lesti il bianco pennacchio,
vivaci ombrelli  tornano a ingentilire il borgo,
la gente accelera il passo nei vicoli tra caseggiati.

La rondine ripiega veloce tra le uova del nido,
lo tortora riprende come all’alba a tubare,
la volpe occhieggia dalla tana nel bosco scuro.

La Cascina fa rimpiattino tra nubi biancastre,
Gini si rannicchia davanti all’ardente camino,
Bruno si accoccola umido ai suoi ruvidi piedi.

Primavera bizzarra perde ancora il suo tempo,
mentre gli orti tardano a produrre verdure
e il contadino invoca le sane stagioni passate.

I bimbi in aule austere stanno sui libri svogliati,
sognando il sole pomeridiano e giochi felici,
mentre i lampi squarciano il buio incombente.

Vigoroso boato irrompe a fa trasalir Primavera,
che si riscuote impaurita per la cupa opera sua.
Ripone colore e pennello invocando bella stagione.

Il sole ritorna felice e scaccia la coltre uggiosa,
il bergamino riporta la mandria all’alpeggio,
l’erba riprende gagliarda il suo slancio perenne.

Gini lascia il camino e affila la falce nervosa,
Bruno lo segue puntando l’irsuto cinghiale,
Billy tallona il gatto che salta atterrito sul noce.

Graziosa Primavera intende tornare assennata,
il maggiociondolo si veste di grappoli d’oro,
il cuculo incomincia la sua fastidiosa cantilena.

I prataioli fanno la fila tra la folta erba fiorita,
i monti ricompaiono gai con balze scoscese,
le gente rivuole bel tempo dopo tante mattane.

domenica 21 aprile 2013

Napolitano e il futuro italiano.


Dire che con l’elezione di Napolitano si è risolta la prima e impellente questione sul tappeto politico e istituzionale è assai forzato; anche se bisogna aggiungere che nell’impasse creatosi era la più rapida e giusta scelta da fare.
Tale scelta – checché se ne voglia dire - è stata facilitata e voluta dalla lungimiranza politica del Cavaliere che, con altrettanto senso d’appartenenza e civico dello stesso Napolitano (accettando), ha capito ch’era l’unica via d’uscita per ricompattare in voti – non nel partito – lo stesso Pd. Paradossalmente Berlusconi è colui che ha salvato il Pd dallo sfaldamento immediato.
Le questioni sono perciò rimaste inalterate e pure il problema Presidente non è stato risolto, ma solo procrastinato. Napolitano è un ritorno al passato: uno status quo in parte necessario, sebbene anacronistico.
Non è, infatti, pensabile che in una nazione di 60 mln d’abitanti i partiti non sappiano trovare a quasi 2 mesi dal voto una persona condivisa in grado di poter fare il Presidente della Repubblica con capacità, competenza e imparzialità. Come è impensabile che il Pd con un premio di maggioranza simile si barcameni tra opposti accordi, bruciando comunque con propri franchi tiratori gli stessi suoi candidati (Marini e Prodi).

L’Italia deve essere ricostruita strutturalmente e civicamente. E la stessa cosa dovrà fare il Pd se non vorrà sciogliersi del tutto.
In ultima analisi la crisi divisoria esistente nel Pd è la stessa crisi della società. Perciò un fatto prettamente culturale e sociale. Non per nulla gli scandali e gli abusi politici sono comuni a tutti i partiti.
La crisi politica tra i partiti dura da parecchio, in pratica da quando l’attacco dei mercati ha affossato lo spread italiano, portandolo verso i 600 ptb.
La crisi vera è venuta invece dai disastri arrecati dal Mercato, perciò dalla speculazione fatta in modo particolare su prodotti virtuali (derivati), estesasi poi al sistema bancario – che l’ha prodotta – e contagiando l’economia reale, quindi produttiva. Ciò ha comportato restrizione del credito, forte aumento di tasse, crollo del reddito e dei consumi, chiusura di aziende, disoccupazione  e … recessione.
Dopo le dimissioni di Monti lo spread ha rialzato leggermente la testa, per poi tornare a stabilizzarsi su valori inferiori; mentre l’economia e la crisi politica si sono invece aggravate. Paradossalmente le dimissioni di Monti hanno fatto calare lo spread nel medio termine attuale.
Collegare perciò l’andamento dello spread alla situazione politica e non alla speculazione è miopia strumentale.

Lo stesso Napolitano non è indenne da errori politici e molti lo ritengono pure un Presidente intento a promuovere, di fatto, un sistema presidenziale tutto suo, ai limiti della costituzionalità.
Il governo Monti è uno di questi limiti, soprattutto perché fu imposto ai partiti. Quegli stessi partiti che solo sul nome di Napolitano hanno trovato un accordo forzoso e di facciata, sotto la pressione indignata e prossima alla rivolta del Popolo italiano.

Fare un Governo sarà un problema, non tanto come eventuale coalizione, quanto sui contenuti.
Infatti, se il CentroDx e il Centro possono trovare un facile accordo su anche soli pochi punti da espletare prima di tornare di nuovo al voto, il problema sarà quello del Pd, dove molte anime interne si confrontano e si combattono aspramente da tempo, variando facilmente alleanze e aggregazioni interne: giovani turchi, bersaniani, lettiani, d’alemiani, veltroniani, bindini, teodem, renziani, margheritini … e chi più ne ha più ne metta.
Per il Porcellum, infatti, il Pd alla Camera ha avuto il premio di maggioranza. Perciò - considerato che M5S sarà con Vendola (Sel) all’opposizione - una maggioranza politica senza i voti di un Pd compatto non sarà possibile.
Napolitano può optare nuovamente verso un Governo del Presidente – o tecnico comunque lo si voglia denominare -, imponendolo ai partiti come quello precedente. Anche se la sua sola esistenza dovrà forzatamente passare da continui voti di fiducia.
L’esperienza del governo Monti è stata tuttavia fallimentare, avendo peggiorato tutti i parametri macroeconomici nazionali. Perciò è ipotizzabile che un altro similare Governo peggiori ancora la situazione, già drammatica per sé stessa.
La Nazione ha bisogne di scelte e impostazioni politiche, non di tecnicismo basato solo sull’alta finanza.

Molti hanno sempre decantano l’imparzialità e la saggezza di Napolitano. Ma tali doti sono reali solo quando ottengono risultati positivi e non negativi.
Ne consegue che le attuali prospettive politiche reali e razionali siano solo 2.
La prima raffigurabile in un accordo programmatico utile per 3 o 4 soli punti prima di tornare al voto.
La seconda che dopo il voto vi sia una forza capace di governare e che a questo punto Napolitano, avendo esaurito il suo compito/sacrificio per la nazione, si dimetta per permettere l’elezione di un nuovo Presidente, giovane e capace di supportare la variazione dei necessari e improcrastinabili assetti costituzionali.
Perché tutto il bene possibile si può e si deve dire di Napolitano, fuorché che sia un uomo proiettato nel futuro e nelle sfide politiche, economiche e sociali dei prossimi decenni.

Auspico non lo sfaldamento totale del Pd, ma un totale rinnovamento interno di uomini e di idee sul progetto veltroniano. Il partito com’è ora non può né esistere, né resistere alle aspettative dell’opinione pubblica e dei suoi aderenti.
In questi giorni – ma pure da prima – il partito pare un insieme di fazioni armate, il cui unico fine è quello di annientarsi l’una con l’altra. Bersaniani e renziani su tutte.
Perciò se il Pd riuscirà a creare una compatta dirigenza nuova capace di renderlo un vero grande partito democratico e moderno, atto ad alternarsi al comando della nazione, recupererà sia il senso della democrazia interna oltre che nazionale, sia quella compattezza utile a vedere lontano ed ad agire per il bene della nazione e non di singole lobby.
Perché è ovvio che quando una direzione di partito voti a maggioranza un documento su un candidato presidente e poi questo venga impallinato dalle rispettive “bande”, in quel partito non possa esistere il senso della democrazia, ma solo quello dell’anarchia. Dalla democrazia si passa al leninismo e allo stalinismo belligeranti.

Veltroni si dimise per la sconfitta elettorale, anche se il suo progetto era buono, ritirandosi defilato nelle quinte.
La stessa cosa dovrebbe avvenire anche ora nel Pd, dove Renzi e Bersani, in primis, dovrebbero dare le proprie dimissioni e ritirarsi a vita privata, dopo l’indecoroso spettacolo offerto al partito, alla nazione e al mondo.
Diversamente Berlusconi e Napolitano non avranno salvato il Pd dal baratro, ma solo per poco.

L’anarchia istituzionale non sta solo nel Pd, ma pure in M5S.
Perché se Bersani voleva comandare da solo e in bianco senza averne i numeri interni e esterni, Grillo vorrebbe fare la stessa cosa.
Compito di Napolitano – per quel tanto o poco in cui farà ancora il Presidente – sarà quello di aiutare i partiti a compiere una strada democratica e costituzionale che hanno perso sia nell’ideologia che nella tattica.
I grandi partiti democratici sono necessari, onde dare possibilità e prospettive diverse ad una nazione. Diversamente ci si incammina verso gli autoritarismi dittatoriali, dannosi sia alla democrazia che alla convivenza pacifica internazionale.

giovedì 18 aprile 2013

Sinistra e Pd spaccati.


Il primo voto per il nuovo Presidente della Repubblica si è concluso con un nulla di fatto. Lo sarà pure il secondo, considerato che Pd e Pdl si sono accordati per procedere con scheda bianca.
Franco Marini ha raccolto la maggioranza assoluta (521), ma non quella del 2/3 come richiesto per le prime 3 votazioni. Lo si può considerare un candidato bruciato e mandato a sicuro sbaraglio.

Ciò pone alcune importanti riflessioni:
a)       Il CentroSx non esiste sulla carta se non come semplice agglomerato politico.
b)       Il Pd è lacerato al suo interno e il suo non essere Partito è dannoso al Paese.
c)       Renzi è poco democratico, è una mina vagante e non sa cosa vuole (apparentemente).
d)       L’eventuale prossimo governo, anche se di larghe intese, potrà fare solo poche cose prima di tornare al voto.

Facendo un semplice computo di voti, mezzo Pd non ha votato per il candidato ufficiale; circa 1/5 dei suoi elettori ha scelto scheda bianca.
Sel, avendo optato per Rodotà, ha inteso la candidatura di Marini come strappo politico nella coalizione.
Rodotà ha raccolto  più dei voti possibili, attraendo voti anche dal Pd (circa 46). Il gruppo renziano ha votato per un proprio candidato di bandiera (Chiamparino).

Nessuno s’era illuso che i giochi fossero ormai fatti, anche se - è bene sottolinearlo - Marini è un esponente del Pd, proposto dal Pd stesso. La sua non elezione è un’indiretta sconfitta del Pd e di Bersani, ormai alle corde come segretario.
Contrariamente a quanto dice forzatamente Renzi, non è stato eletto come parlamentare nell’ultima consultazione elettorale per scelta propria. Infatti, ha rifiutato la candidatura sicura a capolista in Abruzzo per far posto alla presidente della Provincia dell’Aquila, optando per il seggio di Pescara, dove già sapeva di non avere alcuna chance di farcela. Data la sua età ha pensato di servire comunque così il partito per lasciar spazio ad altri più giovani.
Tuttavia non v’è alcuna legge che vieti l’elezione di un non parlamentare.

All’Italia servirebbe un Presidente giovane, capace e nel pieno delle forze. Diciamo sulla sessantina.
Per affrontare la delicata situazione politica attuale c’è bisogno di forza anche fisica e di mente pronta e reattiva, che un anziano, per quanto lucido e in buona salute, non potrebbe mai dare.
Puntare perciò su candidati di una certa età – come sempre fatto in passato anche se il Presidente ha funzioni costituzionali ridotte, e considerato il settennato – è un controsenso, considerato che la loro mente sia permeata da una vita vissuta in un certo modo, lontana dalle esigenze che la società oggi esige e reclama.
Ne consegue che quasi tutti i chiacchierati “papabili” attuali sarebbero inadatti: Marini, Prodi, Amato, Rodotà, Mattarella, Cassese, Letta
Un discorso a parte andrebbe invece fatto per quei possibili candidati sulla sessantina, di facciata o di bandiera: Chiamparino, D’Alema, Finocchiaro … Per questi le considerazioni sono diverse, raffigurabili in: passato, ideologia, capacità di unire il Paese, progettualità politica. Un  compito non facile, specie se – come Bersani – vengono dalla lunga carriera politica imbevuta non tanto di marxismo, quanto di lotte e faide interne al loro partito.

Che D’Alema pochi giorni fa sia giunto a Firenze per un abboccamento particolare con Renzi vorrà sicuramente dire qualcosa. Proprio come qualcosa vorrà dire la pronta opposizione del sindaco di Firenze a Marini - ex Dc come lui, poi popolare prima della confluenza nel Pd –, ignorando e rifiutando le decisioni prese a maggioranza nella direzione del Partito, perciò dando fiato e forza anche ad altri gruppi minoritari dissenzienti che hanno scelto quasi sicuramente Rodotà, o scheda bianca, o voti dispersivi.
D’Alema è una persona capace, intelligente e camaleontica, gradita eventualmente anche a Berlusconi; ma appunto per ciò spesso accusato d’essere anche subdolo: un uomo intento a seguire più il suo tornaconto che quello altrui.
Bruciare candidati con veti incrociati o non rispettando la disciplina di partito è una prerogativa italiana, ampiamente usata e collaudata dalla Dc. Prerogativa che in queste ore è stata fatta propria sia dal CentroSx che dal Pd.

Grillo dopo le sue “quirinarie” - con votanti ridotti, da sondaggio – s’è ritrovato con i primi 2 nomi della classifica rinunciatari (Gabanelli e Strada); tuttavia si dice disponibile anche a votare Prodi più avanti, quasi ultimo nel sondaggio interno. Dimenticandosi, ovviamente, che dopo una campagna elettorale fatta all’insegna della lotta al sistema politico e finanziario, alla speculazione e alle banche, con Prodi voterebbe proprio l’opposto di quanto ha affermato, essendo costui uno dei 3 International Advisor della Goldman Sachs, colei che guida e dirige la speculazione planetaria.
Tuttavia per Grillo è più importante contrastare chi gli può sbarrare la strada, ottenendo consenso elettorale, che dare coerenza alle sue declamazioni. Non per nulla pare orientato a non tornare subito al voto, considerato che i suoi parlamentari per la loro provenienza culturale non siano un gruppo compatto e omogeneo, come l’elezione di Grasso ha già evidenziato.
Come si rende conto che quand’anche fosse chiamato a governare da solo non saprebbe neppure da dove cominciare con la truppa e l’esperienza che si ritrova.
Grida continuamente all’inciucio, puntando di persona a conseguire quello proprio con il Pd.

Se si tornerà subito al voto le contraddizioni interne spaccheranno il Pd. Se non avverrà direttamente ciò avverrà nell’elettorato che ha sempre punito chi non ha saputo governare.
D’Alema, teoricamente, potrebbe ricompattare il Pd, quindi essere ben accetto anche a Renzi visto l’abboccamento, nonostante la sua fissa sulla rottamazione. Ma, come si sa, da bravo cattolico potrebbe adottare il motto: promoveatur ut amoveatur, ottenendone in cambio probabilmente la segreteria.
Di sicuro c’è che senza un accordo tra Renzi e Bersani vi sarà solo una spaccatura inevitabile.
I giochi sono ancora aperti e non è detto che si possano chiudere con la prossima Direzione del Pd, vista la difficoltà interna di trovare un accordo. Marini, infatti, era un buon nome spendibile, sia per gli ex Dc che per il resto del Pd.
Il gioco oppositivo e poco disciplinato di Renzi ha facilitato la defezione di Vendola, che già teme la possibilità di diventare minoranza d’opposizione anziché maggioranza di governo.

Comunque vadano, le prossime 24 h saranno drammatiche per il Pd, sia che alla quarta votazione si scopra la carta Prodi sia D’Alema, sia che Bersani intenda puntare ancora su Marini.
Qualsiasi presidente ne esca – salvo sorprese dell’ultima ora – si avrà un Pd uscito malconcio da questa esperienza, sia per il troppo tergiversare di Bersani che ha fatto passare quasi 2 mesi senza dare con capacità un governo al paese, sia per le contrapposizioni ideologiche che la Sx nutre con risentimento per la Dx: il complesso della “minoranza”.

Dare troppa attenzione all’umore della rete sarebbe controproducente, visto che la maggior parte delle persone segue canoni nominalistici più che di conoscenza profonda e diretta, come M5S rende eclatante nelle sue antinomie ideologiche, culturali e interne. Basta osservare i suoi candidati delle quirinarie, fatti a casaccio e senza alcun nesso logico tra loro, di cui Prodi è la candidatura addirittura opposta a quanto intendono perseguire.

La resa di Bersani e il suo ritiro immediato dalla Segreteria potrebbe facilitare la soluzione del problema; come potrebbe ampliare la spaccatura attuale e la resa dei conti finale utile a frammentare il partito. In questo momento sarebbe controproducente, anche se tra alleanze e scelte finora non ne ha azzeccata una, dando la conferma della sua scarsa caratura politica. Tuttavia è ciò di meglio che il Pd ha potuto esprimere!
Il Paese, però, reclama scelte coraggiose, che anche un veloce ritorno alle urne probabilmente non risolverebbe.
Sarebbe perciò bene che la saggezza illuminasse i nostri politici, sia per eleggere velocemente e senza traumi nazionali il Presidente, sia per dare un Governo – anche per poche cose basilari – al Paese.
Diversamente avremo un Presidente in qualche modo, ma forse avremo aggiunto un altro grosso problema a quelli già esistenti.

lunedì 15 aprile 2013

Politica e istituzioni ingessate.


A quasi 2 mesi dal risultato elettorale l’Italia è ancora senza un Governo.
Napolitano, ormai con poteri carenti essendo agli sgoccioli del suo mandato, non ha avuto né la forza, né la capacità di cercare una forzatura all’impasse politico.
Il risultato elettorale – non l’assegnazione dei seggi – ha, di fatto, sancito una sostanziale parità tra le 3 principali forze politiche che non riescono a trovare un accordo: CentroSx, CentroDx, M5S.
Ad ingarbugliare ulteriormente la matassa – benché si sapesse – si è aggiunta l’elezione del nuovo Capo dello Stato, perno sostanziale, ma non marginale, di un futuro assetto istituzionale.

Come spesso sostengo il cittadino non dovrebbe avere idee politiche. In compenso dovrebbe votare e scegliere su delle idee di economia politica. Personalmente ho solo quelle e le idee politiche le lascio volentieri ad altri, essendo quasi sempre teorici castelli di sabbia.
Purtroppo, tolto alcuni marginali movimenti, le coalizioni hanno impostato la propria campagna elettorale non su un dettagliato progetto economico, ma solo su promesse politiche.
Tutti - compreso il “centrino” di Monti - si sono affrettati a demolire ciò che in un anno di mal di pancia avevano approvato insieme nella forzatura degli incessanti voti di fiducia.

Bersani, o per ostinazione o per incapacità, ha portato il Pd nelle sabbie mobili della trattativa, impuntandosi nella sua linea basata su un governo monocolore con appoggio esterno in carta bianca, rifiutando pure l’accordo possibile con il Pdl su un programma minimo concordato. Ciò nonostante le pressioni e le sollecitazioni interne al suo stesso partito. Ha inseguito e insegue Grillo, non accorgendosi che tra le 2 forze vi è una totale disparità di linguaggio.
Il Pd, tuttavia, è un partito anomalo. Più che un partito è una coalizione. In esso ci si trova di tutto: dai veterocomunisti ai progressisti.
Paradossalmente lo scontro di potere interno al Pd è ciò che paralizza il Paese. È una lotta che trae le sue origini dal progetto di Veltroni di rendere il partito un soggetto moderno e totalmente democratico. Progetto mal digerito e mai accettato dall’ala conservatrice del partito, attualmente alla segreteria.
Non per nulla lo scontro tra le varie anime  si sta facendo in questi giorni violento e serrato. Ne consegue che procedendo di questo passo Bersani possa portare il Pd all’implosione.

Ovviamente l’incapacità a formare un nuovo governo trae le sue origini anche da confuse idee economiche. Mancano vere idee e convinzioni su come risolvere la gravissima crisi economica che attanaglia la nazione. E mancano soprattutto in quegli uomini che per decenni si sono cibati dalle fallimentari idee economiche marxiste.
Monti – sicuramente in buona fede – ha sbagliato tutte le mosse possibili e immaginabili, facendo passare con la fiducia provvedimenti altamente restrittivi come necessari a mettere in sicurezza la nazione. Ciò, ovviamente, con la compiacenza e il beneplacito della dirigenza Ue.
L’Italia, dei paesi industrializzati, è quella con maggior recessione, quella con il maggior crollo industriale, quella che sta raggiungendo la massima disoccupazione. Quella a maggior rischio di implosione economica e sociale.

Berlusconi a Bari ha fatto un discorso politicamente comprensibile, demagogicamente inaccettabile.
Bersani a Roma ha elucubrato non tanto sulle sue ragioni, quanto sull’opposizione totale della sua linea a quella altrui, compresa quella interna raffigurabile in Renzi, attaccando tutti e tutto. Ha accusato il suo naturale e attuale competitor interno di leninismo e di qualunquismo, con ciò facendo della dietrologia populista e stalinista.
Ha dichiarato di voler essere per un cambiamento per la povera gente (cittadino comune), dimenticandosi di dire che in un anno di Governo Monti ha approvato con i voti di fiducia tutti i provvedimenti economici restrittivi che hanno penalizzato soprattutto il ceto debole. In pratica ha trascurato le “sue” colpe per addossarle agli altri, ergendosi a unico paladino degli interessi nazionali.

La politica economica Usa e giapponese è molto diversa da quella europea. In quelle nazioni, infatti, la recessione è stata evitata agendo pur in modo diverso nelle 2 nazioni.
Il rapporto Debito/Pil Usa è sul 140% circa; nonostante ciò verrà quasi sicuramente dilatato di alcune centinaia di mld di $ anche quest’anno. Dal canto suo la Fed procede in modo parallelo con il suo programma di monetarismo ad una media di circa 85 mld mensili, atti a sostenere tanto i consumi quanto la produzione.
Il Giappone, tramite la Boj, immette continua liquidità nel sistema, acquistando i titoli sovrani statali, nonostante il rapporto Debito/Pil fosse già in precedenza superiore al 280%.
Ne consegue che nonostante il monte elevato del Debito sovrano reciproco le 2 economie restino espansive, con un Pil annuale variabile ma comunque superiore al 2%. Non è molto, ma comunque meglio del niente Ue.
Conseguenza immediata di questa fase di monetarismo espansivo sono i rispettivi indici borsistici che toccano ogni settimana dei nuovi massimi storici.
L’aumento del Debito sovrano non è perciò un tabù inoppugnabile. Lo diventa però se la moneta () è quella di una confederazione fantasma che non ha neppure una Banca centrale vera.

La partita italiana si giocherà e si vincerà o nell’€ o fuori dall’€, in base all’eventuale coalizione che le forze politiche sapranno produrre. M5S ha fatto campagna elettorale proprio sull’uscita dall’€, il Pdl sulla necessità di far cambiare in seno Ue la politica economica. Il Pd sta in mezzo al guado, volendo stare ancorato all’Ue, ma non sapendo finora quale politica economica adottare.

I Saggi voluti da Napolitano hanno partorito l’ovvio topolino, con la Consulta che dichiara l’attuale legge elettorale (Porcellum) a rischio incostituzionalità, a molti anni di distanza della sua entrata in vigore.
A parte gli ovvi provvedimenti economici o istituzionali che dovrebbero essere adottati con urgenza (in buona parte opposti a quelli voluti dal Governo Monti), una particolare attenzione andrebbe rivolta all’invito dei Saggi a rendere il Senato solo un organo consultivo, perciò rendendo la Camera l’unica depositaria del voto di fiducia al governo. Perciò un organo (Senato) consultivo istituzionalmente … inutile.
Per quanto ciò possa essere utile a sbloccare l’impasse politico con un forte premio di maggioranza alla coalizione vincente, è opportuno sottolineare che per adottare un simile provvedimento vi sarebbe bisogno di un’ampia maggioranza, attualmente inesistente e difficilmente ipotizzabile. Fermo restando che il passare dal bicameralismo perfetto ad un cameralismo legiferante necessiti di un nuovo assetto istituzionale diverso dall’attuale, spostato soprattutto sull’uso della democrazia diretta al posto dell’attuale rappresentativa. Riforme che hanno bisogno sia di tempo che di estrema ponderazione, onde non incorrere in futuro verso regimi dittatoriali.

La partita di un possibile governo parte perciò non solo dall’elezione di un Capo dello stato condiviso, ma soprattutto da un complesso progetto politico e economico finora non ancora abbozzato dai partiti.
Il rischio di frantumare la già debole democrazia italiana è grande, specie se Bersani opterà tatticamente verso l’elezione di Prodi con l’ausilio dei voti grillini, sempre che la minoranza interna capitanata da Renzi non glielo impedisca.
Comunque la si guardi la situazione è esplosiva, non tanto socialmente, quanto economicamente, giacché la locomotiva economica è ormai ferma. Ciò porterà ad un gettito minore di entrate e a probabile turbolenza sociale.
La Troika (Bce/Ue/Fmi) afferma ottimisticamente che la Grecia avrà la sua ripresa economica a breve e che l’Ue riprenderà a crescere.
Sinceramente, a parte le battute fatte a fini tranquillizzanti di carattere psicologico, non vedo come ciò possa succedere.
Così andando le cose di sicuro c’è che il 2013 sarà un anno totalmente recessivo, specie per l’Italia. E il corso del 2014 dipenderà soprattutto delle manovre economiche che si intraprenderanno, ovviamente diverse da quelle finora seguite.

domenica 14 aprile 2013

Primavera … tardiva.


Leggiadra Primavera con passo tardo avanza,
civettuola nel capo, di mandorlo e pesco vestita,
col bianco e il rosato s’agghinda nel cuore.

Profondo dormendo, s’è tardi dal sonno svegliata,
ha colto gioiosa la gialla carnosa primula in fiore,
ha messo sul petto formoso il crocus lillastro.

Con collana d’erica rosa si cinge vezzosa,
i fianchi sinuosi s’addobba di bianco ciliegio,
un canto gioioso diffonde in tiepida aura.

Natura si sveglia tra chiazze di neve tardiva,
il faggio ributta i germogli assopiti da tempo,
il frassino intugida  le gemme pelose.

I pascoli tornano verdi davanti al suo piede,
le pozze montane lasciano la buccia glaciale,
i rondoni veloci sfreccian festanti.

Il noce in Cascina si macchia di verde lucente,
il laghi giù in valle indossano il vestito cobalto,
le piccole nubi si rincorrono in cielo.

Il giallo corbezzolo tinge la costa del monte,
il biancospino la siepe pungente giù in valle,
il cigno elegante fiorisce nel lago.

Gini si scrolla il freddo dal corpo gravoso,
Billy rincorre le prime farfalle nel prato fiorito,
Bruno lo insegue veloce e gioioso.

Il maggiociondolo prepara grappoli in fiore
per maggio che attende alla porta già ansioso,
il vento sussurra ovunque calore.

Le coppie passeggiano con mani congiunte
sulle rive del lago con anatre, folaghe e cigni,
scambiandosi impegni soffusi ... d’amore.

sabato 13 aprile 2013

Morte!


Morte,
che mi svolazzi sempre intorno con quel lacero vestito nero consunto,
con quel tuo viso smunto che ogni ossa del viso espande,
come uno spaventapasseri privo di fieno in viso e lingua in fuori,
senza voce, parlando solo col sibilar della falce che a casaccio muovi?

Morte,
suvvia, togliti di torno; o sullo specchio del lago poco più innanzi vola.
Là, rimirati quanto sei bella e buffa, che ormai sdentata tutta sei!
Oppure siediti qua, accanto, su questo masso a chiacchierar con me.
Ti metterò un cuscino per le ossa tue doloranti, dai secoli consunte.

Morte, brava; acquietati!
Da quanti decenni ormai m’insegui, cocciuta ostinata, sempre invano?
Ricordi quando a ghermirmi provasti mentre sul Redorta volavo?
O quando sotto il Colle sud dell’Everest, al ripar d’un masso, stavi
nelle spoglie ibernate di quel misero sprovveduto che lassù rimase?

Mi scrutasti a bocca aperta, con le immobil pupille dal gelo sparse,
come se il respiro lassù ti mancasse. Mi invitasti a fermarmi!
Vitrea e gelida eri, quasi implorante un tardivo inutil soccorso,
convinta che, compassionevol, avrei accolto il tuo mortale abbraccio.

Morte,
ricordi quella scalinata di Marsiglia, mentre ghermivi la bella Janne[1]?
Già! Te la tolsi con forza da sotto il tarlato, lacero e lurido tabarro.
Lei era allo stremo! E convinta Tu eri che la preda fosse solo e tutta tua.
Eppure te la strappai dalle mani e la restituii, vispa, all’affascinante vita.

Ricordi che mi disse  Janne, implorandomi allora, con esil voce soffocata?
Monsieur, tu m’aides! Monsieur, Dieu mon Sauveur, je te prie: tu m’aides!
Trasecolasti, a quel nome, pensando di trovarti del Creator al suo cospetto.
E atterrita, a bocca aperta e con i denti corrosi a penzoloni, la morsa lasciasti.

Morte,
ricordi, quando avvinto all’aereo ormai librato in volo, cercasti di avvinghiarmi
aizzandomi contro un battaglione e tutti i suoi proiettili impazziti?
Che ne ricavasti? Neppure le 2 gocce di sangue che un tracciante mi creò.
Rimira, ora, la cicatrice pallida, che ancor sul dorso della sinistra mia s’en sta.

Ricordi Tàbra, quando, tra quelle dune assolate e polverose pei tanti botti,
incontro mi venne Beduino, di ner bardato sul suo bel cavallo bianco,
con Te celata tra la dozzina di bianche sue Walchirie su lucenti destrieri neri,
e contrariata, con meraviglia, lo vedesti distendermi ai piedi il suo mantello?

Morte, suvvia!
Perché mi tedi ancora, svolazzandomi come scorbuta zanzara intorno al viso?
Vuoi forse che, irato, infili la mia potente man tra il tuo manto nerastro,
e stringa le tue funeree ossa dal tempo consunte e, accartocciandoti, le spezzi?
Non è ficcandomi dentro quel pernicioso animal che tu, doman, mi vincerai!

Suvvia, cambiati d’abito! Lascia il brunastro, lacero, lurido, stinto tuo mantello.
Mettiti femminei vezzosi e vivaci capi: verdi, o gialli, o lilla, o cobalto.
Abbandona la falce sibilante, dai secoli corrosa. Riordina i capelli argentati.
Rimettiti le rosate gote imbellettate, la lingua cinguettante e goditi la vita bella.

Morte, tu sai il mio nome!
E con la bocca la squillante voce umana d’un tempo nel nitido suono ricomponi.
Tu sei Principe perenne!” E allora, se io son tale, Tu sempre vassalla mi sarai!
Suvvia, riprendiamo il cammino che molta strada ancor abbiam da fare. Sorgi!
E accompagna i mortali nella vita entusiasti, nel loro sguazzar tra gioie e pene.

Un giorno, non ora, pago ti chiamerò. Allor ti inviterò a seguirmi, se tu vorrai!
Dove? Nell’Aldilà?”. No, Morte! Solo in quella grande gioiosa Eternità,
dove la Beatitudine tramuta l’attual vita in quella matura, costante perpetuità
che esclude la caducità; e dove Tu, finalmente felice, con tutti e in pace vivrai.




[1] - Per approfondimenti vedere: A Naziati.