sabato 24 gennaio 2009

Una mossa ... spericolata.

Un giornale nei giorni scorsi titolava: “La Fiat mette le mani sulla Chrysler: al Lingotto il 35% della casa USA[1].

Poi, scorrendo l’articolo, ho notato tanti elogi all’avvenimento, sia di dirigenti che di altri.

Solo 4 anni fa si chiudeva la vicenda GM; ed ora sappiamo non solo in quali condizioni sia la GM, ma pure la Chrysler e la Fiat: tutte in sostanziale crisi.

Certo vi sono differenze sostanziali tra le tre citate, perché mentre le prime due hanno poco meno di tre mesi per ristrutturarsi o fallire, la terza sta usando la Cig per sfumare le proprie difficoltà.

Da notizie di stampa pare stia battendo cassa ancora alle banche per una bazzecola di circa 5 ml di € (circa 10.000 ml delle vecchie e … inflazionate lire), mentre i governi europei, sull’esempio di quello americano, stanno cercando una via pratica per risollevare il settore dalla crisi.

Come? Con probabili altri ecoincentivi che però, con la recessione in atto, non credo godranno troppo del favore del consumatore che fa già fatica ad arrivare alla fine del mese. Oppure con l’ingresso nell’azionariato come per le banche.

Si sottolinea che l’operazione è a costo zero. Ora sì; ma poi come sarà?

Ovviamente un rampollo dinastico fa rilevare che si potrà arrivare eventualmente anche al controllo sostanziale dell’azienda di Detroit (55%) e non lo metto … in dubbio.

Rilevo solo che il 35% di zero è sempre … zero!

La nostra “casa” automobilistica, nella sua secolare storia, è sempre stata abile a mungere il sistema nazionale, forte spesso di un latente protezionismo.

Ci sarebbe da chiedersi dove sarebbe ora senza le tante stampelle avute nella sua storia.

Le vicende Alfa Romeo, Autobianchi … insegnano pure qualcosa.

Ora il costo del 35% del capitale della Chrysler costa zero, se si esclude la piattaforma per la costruzione delle piccole auto, che, in ricerca e progettazione, sarà pure costata qualcosa.

Mi si conceda una piccola obiezione: quanto dovrebbe valere una società puntellata in extremis da sovvenzioni statali per non fallire e solo per tre mesi?

L’accordo, pare sia collegato alla certezza (garanzia) di nuove sovvenzioni U.S.A.; in questo caso il Tesoro americano entrerà azionista nell’azienda vincolando la strategia industriale.

La profonda ristrutturazione che dovrà necessariamente avvenire non credo sarà indolore. In pratica non sarà il solo Governo degli States a ripianare le perdite, bensì tutti gli azionisti, specie se saranno chiamati a un aumento di capitale.

Senza poi contare le garanzie che gli azionisti stessi saranno chiamati a concedere.

I 5 ml richiesti a che servono? Per gli stabilimenti del gruppo o per l’operazione americana?

E la strategia aziendale si basa ancora sulle commesse estere, riservando al Made in Italy il solo assemblaggio?

Poco tempo fa un conoscente aveva bisogno di un’auto nuova e mi chiese di accompagnarlo nel suo giro d’orizzonte. Lo feci con piacere, anche perché volevo rendermi conto di come venivano applicate certe strategie commerciali.

Per le sue esigenze aveva bisogno di un modello particolare e la Fiat ne aveva in produzione uno con tali peculiarità.

I prezzi, a parità di caratteristiche, erano talmente elevati rispetto a modelli analoghi della concorrenza che il conoscente optò per altro.

Ovviamente non sto parlando di qualche centinaia di €, ma di circa un 30% in più. Si prese, infatti, un mezzo con caratteristiche superiori e completamente accessoriato allo stesso prezzo dell’inferiore Fiat nudo.

Questa è la tragica legge di mercato che segue il competente e non l’allocco: a parità di caratteristiche e qualità il prezzo dovrebbe essere analogo.

Un addetto ai lavori, chiacchierando amichevolmente, mi disse che non condivideva tale politica commerciale, perché bastava andare oltre confine per trovare lo stesso mezzo venduto a molto meno. Ovviamente non sono andato a controllare all’estero, ma facendo un rapido controllo in rete ho trovato che …

La Fiat comunica che il 2008 è stato un anno positivo, anche se gravato da grandi difficoltà nell’ultimo periodo per l’avanzare della crisi finanziaria e della recessione. Pertanto non si distribuirà il dividendo, se non alle azioni privilegiate, come da statuto. Le quali, per la maggior parte, sono nel portafoglio …

Nel prossimo anno il settore auto produrrà una perdita secca e il possibile nuovo finanziamento richiesto aumenterà i costi finanziari e l’esposizione.

Le previsioni non sono rosee, sperando poi che il 2010 sia l’anno della ripresa e del ritorno all’utile. Ma, ormai, sono in pochi a crederlo.

Il mercato americano può essere un aiuto per le auto piccole (segmento A e B), solo se la recessione laggiù sarà superata, perciò non a breve.

Diversamente il patriottismo americano privilegerà i propri prodotti e il Lingotto non trarrà sostanziale giovamento dalla nuova partecipazione. La rete Chrysler qua da noi non è molto redditizia, né capillarmente diffusa: è una cenerentola, commercialmente.

Tuttavia il gravame debitorio che attanaglia la società di Detroit non è di poco conto e perciò l’utilità remunerativa dell’investimento è solo teorica sul lungo termine. In definitiva sarà più facile che si debba mettere mano al portafoglio piuttosto che percepire degli utili.

Traendo le conclusioni non mi pare che vi sia molto da gioire o da esaltare la nuova partecipazione, specie se a costo zero. Non credo che gli americani siano in vena di fare opera benefica specie se si considera la loro grande difficoltà attuale: e quale difficoltà!

Come pure non condivido il narcisismo pubblico della dirigenza Fiat, considerato che si sta chiedendo un nuovo esorbitante prestito per stare a galla e che il mercato è quello che è.

La Borsa come ha reagito? Molto male direi!

Il titolo all’annuncio ha avuto un apprezzamento provvisorio del 4%, ma alla chiusura, dopo una sommaria analisi dell’operazione, si è deprezzato dell’1,42% circa.

E in seguito, oggi compreso, ha avuto una sostanziale debacle dopo la sospensione di rito per eccesso di ribasso.

Da un’analisi sommaria mi pare che a vendere non siano stato ordini dei borsini, ma da aziende (banche e finanziarie) che per rientrare dal credito precedentemente concesso avevano rilevato un pacchetto azionario. Perciò non da sprovveduti.

Tempo fa un conoscente mi chiese se era opportuno acquistare azioni Fiat, considerato il ribasso avuto. Gli consigliai di attendere tempi migliori.

Ora come ora aggiungerei altro: se la recessione interesserà pure il 2010 e se il prossimo anno la Fiat, come assai probabile, diminuirà ancora di un 20% le proprie vendite il titolo potrà sfiorare i 3 €, con un ulteriore ribasso del 30%.

Sperando che l’affare di Detroit non si riversi, alla fine, sul contribuente italiano, come Alitalia … insegna.

Auguro, comunque, splendido avvenire e fortuna all’operazione; perché, per ora, l’affare l’han fatto gli americani che senza nulla spendere hanno una nuova piattaforma produttiva in grado di scongiurare la bancarotta finale.




[1] - Il Messaggero

sabato 17 gennaio 2009

Inno d'addio a Pigi.

Da ieri, splendida Pigi, non sei più con me.

Sei andata a goderti il tuo meritato riposo dopo circa 18 anni di laboriosa e preziosa collaborazione.

In me c’è un vuoto: il vuoto di te!

E non solo in me, ma pure in Billy, in Madame e negli altri che ieri, per l’ultima volta, ti hanno salutato ringraziandoti per essere stata tanto fedelmente con noi. Titti, l’ultima che avevi conosciuto, lo aveva fatto ad inizio anno, quando per gli impegni era partita.

Io l’ho fatto alcune ore dopo, verso mezzodì, quando lasciandoti a casa tua, dove 18 anni prima ero venuto a prenderti in una serata autunnale, ti ho dato un semplice buffetto con queste parole:

Grazie, carissima Pigi, sei stata sempre splendida! Goditi il meritato riposo. Ciao!

Dopo me n’ero andato con la tua nipotina, Pigi nel cognome come te, che proprio tu alla fine dell’anno mi avevi raccomandato come nuova collaboratrice con queste poche ma significative parole:

È come sua zia. Ha lo stesso Dna nelle vene, ma è più tecnologica di me!”.

Passando una decina di minuti dopo di nuovo davanti a casa tua ti ho cercato con lo sguardo, ma tu non c’eri già più: ti eri già … appartata.

Lasciandoci non eravamo tristi, ma commossi, anche se il tempo ci aveva concesso di metabolizzare il distacco.

La mattina l’abbiamo passata sbrigando gli ultimi impegni abituali: viaggiare, pratiche e commissioni varie tra banca e agenzia. È stato come rendere con un diversivo meno traumatico il distacco.

Insieme abbiamo costeggiato parte del lago d’Iseo in una radiosa e limpida giornata di sole; abbiamo goduto della vista delle vette che entrambi conoscevamo a menadito avendole salite tante volte: Diavolo di Tenda, Grabiasca, Pradella, Concarena, Bagozza, … e Adamello, tanto per citarne alcune.

Ci siamo scambiati le ultime parole sul mio imminente impegno all’Expo, che mi vede ora impegnato.

Già da tre anni dovevi fermarti; ma poi, insieme, abbiamo deciso di “voler” proseguire, fianco a fianco, anno dopo anno. E sono stato felice di farlo e … d’averlo fatto!

Anche quest’anno ero tentato di farlo, ma poi i tuoi stanchi piedi abbisognavano ben più di un nuovo paio di scarpe.

Tu non dicevi nulla e avresti accettato con gioia di andare avanti. Ti sentivi, nonostante i piedi, pienamente attiva nel fisico, anche se priva della piena brillantezza giovanile ch’era solo in parte scemata.

Ho, pertanto, deciso io per te!

Anch’io in questi anni passati insieme ho perso tanto e ho palesato gli acciacchi dell’età, peggiorati ulteriormente dalle disavventure avute.

Ricordi, Pigi, il tragico anno 2.000?

Eravamo insieme quella sera di fine novembre, quando quella ragazzina neopatentata abbandonò la sua corsia di marcia per venire proprio addosso a noi ch’eravamo fermi in parcheggio.

Ci colpì con la sua auto e ci scaraventò 8 m più avanti.

Tu ammaccata, ma sostanzialmente sana, anche se dolorante e ferita; io che finii in ospedale e poi passai un anno di calvario tra paralisi, stampelle e analisi e cure varie. Ci misi 3 anni per ritornare completamente autonomo, anche se i postumi li sento ancor oggi.

E tu, sempre fedele accanto ad accompagnarmi ed ad … incoraggiarmi. Pure a Como sempre mi portasti, dal notissimo Prof. Me… che mi rimise gradualmente in piedi.

Grazie anche per … questo, Pigi!

Poi, se ricordi, mi dissero: “Neoplasia!”; e non feci una grinza. Superai, con te sempre vicina, pure quella.

Vi sono stati pure i grandi momenti felici!

Quando tornavamo stanchi a sera dopo una giornata intensa e Billy correva intorno a te volendo saltare tra le tue amorevoli braccia. Sai quanto era felice di farlo; pure a lui manchi ora e si … vede dalla sua espressione.

Ricordi quando alla domenica si usciva insieme alla compagnia in montagna? O quando, nei primi anni con te, si svernava in un mese di vacanza invernale a Borghetto in Liguria?

Oppure quando ci si caricava e si andava a ristrutturare rifugi in montagna, ospiti benvoluti e … desiderati nella direzione di tutto?

Oppure quando salendo in cascina Billy voleva fare le corse con te da Poiana? E tu lo lasciavi quasi sempre … vincere!

Belli quei momenti vissuti nella spensieratezza della gioventù allora ancora prorompente, o ultimamente con l’età che avanzava implacabile per noi.

Come pure fu bello quell’anno che dovetti andare in quella capitale per un importante incontro. Ci andai con te, insieme!

E avvicinandomi al luogo chiamai per telefono e dissi:

Sto arrivando con la mia collaboratrice! Codice A92… Avvisate all’entrata che non voglio intoppi.”.

Il “portiere”, vedendoci puntare decisi all’ingresso, ci si fece incontro e davanti alla sbarra ci ordinò imperiosamente di allontanarci ch’era zona …

Non mi scomposi e dal finestrino abbassato lo apostrofai:

Tout de suite, jeune homme, ouvre, que je n’ai pas temps à perdre ! Code A92…”.

E quello, inebetito dalla meraviglia nel vedere due conciati alla “paesana” come noi, a scattare sull’attenti per la parola magica, tanto che se non lo solleticavo di nuovo ad aprire era ancora là a … bocca aperta.

Entrammo e parcheggiammo davanti all’ingresso principale nel posto che l’addetto ci indicò e ch’era stato per noi designato, tra lo stupore generale dei presenti, e tra tante auto dal nome blasonato e manichini mollemente vestiti non solo per l’abito inappuntabile, ma pure nella testa.

Ma là, in quel posto, forse non sapevano ancora che l’essenza vera di una persona non è l’apparenza, né il titolo, bensì ciò che uno sa realmente fare da sé, senza il codazzo di lacchè che attornia sempre servile il potente di turno.

Tu, splendida Pigi, non sei mai stata servile con me!

Ci siamo sempre dati del tu; e sempre ho apprezzato la tua tenacia, la tua resistenza, il tuo non essere mai stanca e la tua grande capacità operativa.

Non hai mai avuto pretese, ma dato tanto! Mai nessun’altra mi ha dato tanto quanto te!

Quante volte dopo giornate intense, faticose e impegnative ti dissi:

Pigi, sei grande e encomiabile! Brava!”.

E non abbiamo mai contato le ore perché si faceva quello che c’era da fare.

Grazie, splendida Pigi!

Ci siamo conosciuti per caso perché avevo bisogno di una nuova collaboratrice e si era nel tempo delle ferie estive.

Un conoscente mi disse:

Vai dai F.lli Bettoni e vedrai che ti sapranno indirizzare bene!”.

Ci provai e … conobbi te: semplice, non appariscente, socievole, scattante, preparata, tenace e addirittura minuta; di un minuto che celava in sé una forza e una resistenza possente.

Conobbi pure loro e … l’affabilità, la disponibilità e l’umanità di Italo.

Lui se n’è andato in pensione prima di te e ci siamo rivisti proprio il giorno che mi accompagnasti, con la bella Titti, a stabilire le ultime procedure per la tua nipotina. Fu una bella rimpatriata per essere la fine dell’anno.

Come mi trovo con lei?

Sai, al primo impatto tecnologico, se tale lo consideriamo, sono andato in crisi, mentre lei mi guardava impassibile e curiosa, quasi intimorita dalla fama che le avevi … inculcato.

Le ho detto:

Signorina Pigi, invece di stare a guardare mi dica come si fa che supero subito la mia evidente ignoranza con questo congegno.

E lei di risposta:

La zia mi ha raccomandato di darle sempre del tu, perché lei così vuole; ma, se lei mi da del lei, mi diventa impossibile farlo, caro Prof. Ing. Dottor … Sam!”.

E mi indicò la procedura da fare mentre, divertito, ridevo.

Mai nessuno mi “gratificò” di tanti … titoli insieme. Sorprese della vita!

Mi trovo bene con lei e pure di questo ti ringrazio, splendida Pigi.

Passare insieme, fianco a fianco, 18 anni è una … vita, specie se fatti viaggiando.

Quanti km abbiamo percorso insieme? Circa 10 volte il giro della Terra sulla linea dell’equatore.

In pratica ho passato più ore con te che con i miei cari congiunti.

Volendo tradurre i nudi dati del solo viaggiare insieme, in ore otteniamo, pressa poco, più di un anno intero ininterrotto.

Ma il tempo passa e travolge le nostre intenzioni ed emozioni.

Vi sono persone che nella vita sono “cose”; e cose che nella vita diventano “persone”.

Tu, splendida Pigi, sei una “Persona” che fa parte di me: della mia vita passata e del mio ricordo futuro.

Abbiamo passato, nonostante i programmi, ancora 15 g fianco a fianco: giorni felici e gioiosi!

L’ultima settimana è stata laboriosa al massimo e tu sei sempre stata altamente produttiva e professionale.

Mercoledì pomeriggio non avresti più dovuto essere con me, ma poi ti volli ancora rimandando il distacco al giorno dopo.

Forse per il mio stato fisico non ottimale è stato un pomeriggio di commozione, nel quale gli occhi mi si sono inumiditi più volte pensando ch’era il momento del distacco e dell’… addio. Era pure piovoso e il meteo si uniformava alla nostra commozione, che non era però mestizia: era un modo di esprimersi, senza parole, il "grazie" reciproco!

Poi, invece, abbiamo passato ancora insieme tutto il giovedì, pressati dal lavoro, partendo carichi come non mai.

Abbiamo … finito la settimana insieme, lasciandoci senza lacrime come due che il giorno dopo sarebbero stati … di nuovo insieme.

La presenza della tua nipotina mi rende meno penosa la tua assenza e la allieta con la sua esuberante gioventù; troppa per uno che è giunto ormai alla terza età.

Per quanto brava sia non credo che possa essere superiore a te. I giovani non sono come noi.

Ma un vuoto in me c’è: l’assenza di te!

Ciao, splendida Pigi!

domenica 11 gennaio 2009

Quando la pace non preserva dalla guerra.

Un noto esponente[1] religioso ha affermato nei giorni scorsi che “ … la guerra e l’odio non risolvono mai i problemi. La storia recente lo insegna …”.

Per la verità non lo insegna solo la recente, ma tutta quella passata; ma ci spiega pure che non sempre la pace ci preserva dalla guerra: è, spesso, un latente modo d’essere in guerra o di prepararla.

Chi oggi è in pensione, o assai vicino, si ricorderà perfettamente il periodo compreso tra il post bellico e oggi.

Di guerre ce ne sono state ad iosa per molteplici cause e non solo quelle combattute aspramente sul campo: guerre reali, guerre fredde, guerre civili, guerre economiche, guerre finanziarie e … guerre tra opposte fazioni politiche.

Di certo ci fu nei secoli scorsi in Europa un lungo periodo bellico che durò ben tre decenni, insanguinando mezzo continente: la Guerra dei 30 anni[2].

Tuttavia l’attuale conflitto Israele/Palestinesi lo supera di gran lunga essendo già al doppio temporale.

Perciò è evidente che qualcosa non quadra nello scacchiere politico internazionale e nella cultura dei belligeranti.

Gli Ebrei rivendicano il diritto della loro patria cancellata nel 70 d.c. con la diaspora romana.

Ma in verità la terra che Dio diede al loro padre Abramo (Pentateuco) non era la loro. Abramo, infatti, era di Ur dei Caldei, perciò nella Mesopotamia, l’attuale Iraq.

Era pure dedito alla transumanza e perciò si spostava continuamente con il proprio bestiame e tribù.

Benché la Bibbia lo indichi come Patriarca[3] del popolo ebreo la sua esistenza pare assai leggendaria e databile tra il 2.000 e il 1.500 a.c.: in pratica l’emblema di un simbolo.

Giunto in Palestina la sua stirpe ci rimase poco e se ne andò in Egitto per sfuggire alla carestia (più o meno reale).

Poi vi tornò molto più tardi con Mosè e Giosuè, sterminando materialmente i popoli che ivi risiedevano in un’effettiva guerra di conquista.

Vinti e sottomessi sia dagli Assiri che dai Babilonesi furono deportati in massa per tornare poi con Esdra e Neemia in Giudea[4]. E poi … vennero i Romani a completare l’opera.

Abramo era di un ramo semitico e pure gli islamici lo considerano loro Padre.

E proprio gli arabi islamici reclamano pure loro la Palestina.

Essendo la “Terra promessa” deve essere stata accordata a molti, considerato che pure gli arabi, attuali Palestinesi, vi giunsero da altre parti.

In pratica è stata reclamata un po’ da tutti[5] nei vari millenni!

Per comprendere a chi questa terra spetti di diritto, pur con la risoluzione ONU[6], forse ci sarebbe utile riandare a Karl Marx ed al suo concetto di proprietà e di furto. Ma in questo modo ogni terra/patria/proprietà sarebbe contestabile e ci è, giocoforza, fare riferimento ai trattati internazionali tra vincitori e vinti, sia in una guerra reale, che in una politica/giudiziaria.

Perciò diamo per scontata la Risoluzione Onu N°. 181: due Stati coesistenti sull’ex protettorato inglese.

I Palestinesi, con l’ausilio dei popoli arabi confratelli, hanno attaccato per primi, uscendone però più volte con le pive nel sacco.

Hamas lo ha fatto pure ora e il risultato, nonostante i “proclami” di vittoria, sono sotto gli occhi di tutti.

Questo popolo (Palestinesi) ha avuto diverse vicissitudini burrascose dopo la N°. 181 e si è inimicato pure chi di volta in volta lo ospitava.

Si è inviso prima agli Egiziani, poi ai Giordani, poi ancora ai Libanesi e …

Si potrebbe considerarlo un attaccabrighe, tant’è che si combatte pure tra le sue stesse fazioni in una lotta civile intestina.

Israeliani, Egiziani, Giordani, Libanesi e Siriani in parte lo hanno accolto, in parte scacciato, in parte addirittura guerreggiato (massacrato).

Perciò nella sua cultura generale deve avere dei virus particolari, spesso provocati dall’integralismo religioso.

Nelle scuole ai bimbi si insegna non la pace, la tolleranza e la coesistenza pacifica tra i popoli, bensì l’odio verso gli Ebrei e la necessità e il dovere di annientarli.

Altri paesi arabi (Egitto, Giordania) hanno sottoscritto trattati di pace ed altri di tacita coesistenza.

Alcuni paesi fondamentalisti soffiano invece sul fuoco (Iran in primis) perché l’economia condiziona la loro politica.

Più è instabile la regione mediorientale, più il prezzo del petrolio si manterrà elevato.

Qualcuno potrebbe contestarmi questa relazione, ma è ovvio che oggi l’economia condizioni la politica e la manipolazione della religione.

Qualcuno si ricorderà ancora in Italia la DC, partito confessionale, che basava il suo sostegno popolare elettorale sulla contrapposizione al massimalismo ateista.

Poi, come si sa, i valori erano spesso snobbati, come lo sono ora, e la causa del suo declino lo sta ad evidenziare.

Il Cavaliere costruì la sua “fortuna” politica sulla contrapposizione al massimalismo, nonostante avesse fatto affari (arricchito) con una diramazione moderata e ideologica di questo: il PSI.

Nei decenni scorsi alcuni eventi hanno insanguinato la coesistenza politica nazionale, tanto con fatti di sx che di dx.

La sx era più organizzata; ma chi si interessò allora di quei tragici fatti riuscì bellamente a debellare i vertici sovversivi, anche perché la composizione strategica era essenzialmente politica, perciò discussa e programmata da più persone. Ciò fu l’anello debole delle frange estremistiche di sx, composte per lo più da persone carenti ideologicamente e culturalmente come manovalanza e di pochi fondamentalisti ideologizzati al vertice. I secondi plagiavano con il loro falso sapere i primi.

Individuato e preso un anello della catena bastava seguirne il concatenamento per smantellare la rete.

Poi, i capi, furono in parte graziati con provvedimenti ad hoc, tant’è che la maggioranza di questi è oggi libera non solo di andarsene per i fatti propri, ma anche di pontificare sui media e, talora, pure in alto loco.

I fatti eversivi di dx giacciono ancora oggi nell’oblio della verità, anche perché non vi era un concatenamento come a sx, ma singoli interessi che usavano manovalanza occasionale per colpire nel mucchio.

In pratica non vi fu un progetto politico, ma solo atti di terrore ideati per rinsaldare interessi corporativi, magari con il benevolo compiacimento di forze istituzionali deviate.

La DC ed il PCI erano un agglomerato di Correnti tenute insieme dalla contrapposizione vicendevole frontale.

In pratica non forze omogenee politiche, ma corporazioni tese a salvaguardare interessi più che principi e valori ideologici.

Il frutto di queste divisioni e lotte intestine tra Correnti non permise, dopo la morte del vero unico saggio, onesto e disinteressato vero Statista che l’Italia ebbe, De Gasperi, di sviluppare una vera linea politica basata su un credibile progetto ideologico/sociale ed economico.

Basti pensare a quanti Governi ci furono, alla loro breve durata e al sabotaggio continuo dei “franchi tiratori” che, più o meno palesemente, tenevano in ostaggio la maggioranza del partito, della coalizione e, perciò, della nazione.

I tanti decantati leader che si susseguirono, spesso come meteore, alla dirigenza dei partiti o dei governi, nella loro lungimiranza (?) politica tendevano non a sviluppare le forze sane della società, ma solo a cercare di preservare il più a lungo possibile il consenso ed il potere.

Perciò avvenne un sostanziale degrado del modo di intendere la politica, di praticarla e di svilupparla: si imbarbarì l’ideale nel “professionismo” continuo dei vari esponenti politici, che portò un’ovvia fitta rete di potere, di appoggi e di connivenza politica/economica/finanziaria.

Tralascio, ovviamente, il marciume amministrativo e clientelare che ciò portò seco e voglio solo ricordare ciò che Kärl Häbsburg, negli anni ’80, scrisse[7] sulla corruzione dei sistemi partitici italiani, anche se poi ciò venne alla ribalta giudiziaria oltre un decennio dopo.

E la fine della DC portò successivamente nel baratro pure il PCI, essendosi dissolto il collante che li teneva uniti: la contrapposizione frontale.

Pure la Chiesa[8], che aveva fiancheggiato apertamente l’apparente[9] partito confessionale, ne seguì la progressiva parallela decadenza, nonostante il Concilio Vaticano II°; e qua voglio riportare una profetica citazione dell’autore, citato prima, fatta sempre in quel libro:

Tra poco più di 30 anni nelle chiese si entrerà ancora; ma non più come ora per pregare, bensì per osservare le opere d’arte come ora in un museo.

La crisi attuale da dove viene? Dagli States come alcuni si intestardiscono a pensare?

No! Viene da una degenerazione occidentale progressiva ideologica, basata su alcuni importanti fattori avvenuti nel secolo scorso:

a) Sul decadimento culturale che ha basato il suo pensiero sul relativismo, sulla fenomenologia, sul personalismo[10] e sull’esistenzialismo.

b) Sulla concezione statale tesa a privilegiare lo sviluppo economico a scapito della Persona; perciò del gravame debitorio continuo che le teorie keynesiane portarono ovunque nel mondo, giustificate dall’esigenza di progresso e di un rapido e facile benessere.

c) Sul decadimento morale, perciò religioso, teso a privilegiare il benessere corporale egocentrico individuale come prioritario rispetto al fine comune escatologico esistenziale, perciò sociale.

d) Sul prevalere politico dell’interesse collettivo di minoranze che si sono arrogate il diritto di essere maggioranza, ma non Democrazia.

e) Sulla scomparsa di Uomini industriali che concepivano come filantropica la loro attività (vocazione) nella radicalizzazione territoriale e sociale.

f) Nell’intendere ecclesiale che ha favorito l’amministrazione economica e finanziaria dei beni secolari, anziché privilegiare la formazione etica dei fedeli.

Il grave fu che ciò non avvenne in una parte qualsiasi del globo, ma nella civiltà occidentale che esportò, col colonialismo e l’imperialismo, questi gangli perniciosi ovunque nel mondo.

Il decadimento di una società non è mai casuale; perciò l’attuale crisi finanziaria globalizzata, che ha innescato a catena il depauperamento del sistema economico, industriale e sociale, è il frutto dei decenni passati e, sottolineo, dei politici passati.

Vi è dunque la necessità, non tanto di ripensare le regole, bensì di idearne di nuove, attente e al servizio della Persona.

La Guerra non è una bella cosa, neppure se la si vede dallo schermo e sulle pagine dei media.

Certo, si vede il dolore e il terrore delle vittime (non solo morti), le distruzioni, i bagliori di luce e gli effetti quasi cinematografici di un Colossal. Si tende a … parteggiare.

Però non si percepisce la realtà.

Per rendersene conto bisognerebbe aver visto i corpi neri e carbonizzati dal napalm e il fetore di cherosene che si assomma ovunque alla carne bruciata e in putrefazione; oppure bisognerebbe essere stati operativi sotto un diluvio di fuoco, mentre con un gruppo d’intervento si è sul campo tra reggimenti che ti vengono addosso con scopi tutt’altro che pacifici.

Come pure bisognerebbe aver sentito le invocazioni di soccorso che in tali situazioni il debole e l’indifeso indirizza a chiunque; e la necistà di questo chiunque di non ascoltare, perché ciò sarebbe la propria fine.

Tanti vedono i caccia e i bombardieri strategici sfrecciare nel cielo. Non è un divertimento, ma un inno alla distruzione e alla morte.

Chi bombardò Hiroshima ebbe gravi turbe mentali e chi sgancia oggi il proprio carico di morte spesso si ritiene un eroe: l’eroe della nullità esistenziale.

Combattere per un ideale e per difendersi può essere un nobile ideale; ma bisognerebbe, prima, pure strenuamente combattere nella società perché ciò non dovesse avvenire.

Il benessere a spese altrui non è una conquista, ma solo un sopruso; ma ciò è avvenuto e tutt’ora avviene in finanza ed economia, che sono “oggetti” dell’operare politico.

I Democratici U.S.A. cominciano ad avere ripensamenti sulla capacità operativa del loro taumaturgo che si gloriò, in campagna elettorale, di professarsi “non nato in una mangiatoia”.

E noi, in campo nazionale ed europeo, stiamo attendendo con fiducia che sorgano i nostri politici a raddrizzarci la situazione!

Sicuramente, se l’economia reggerà e usciremo dal baratro, sarà perché milioni di persone lavoreranno sodo; e lo faranno non per comperarsi auto di lusso, ville, seconde, terze e quarte case, beni rifugio[11] e … lingotti d’oro, bensì per poter mangiare, allevare i loro figli e poter dar loro un’istruzione e un avvenire.

E se qualcuno ci verrà a dire, da qualsiasi pulpito, che dovremo rinunciare al superfluo e badare solo al necessario, beh, diciamogli chiaramente che cominci a farselo da sé perché il popolo già da tempo lo sta facendo.

E per popolo non intendo i “parolai” che vogliono guidarci stando nel privilegio e nel benessere, bensì tutti noi che non solo guardiamo a noi stessi, ma pure all’indigenza di chi ci sta vicino.

Quale è la migliore Costituente ovunque decantata come basilare alla nuova società, promessa e mai realizzata?

Lo spogliarci del nostro privilegio e soccorrere col capitale, con il pensiero, con l’azione e con il lavoro il nostro Prossimo da Samaritano, vedendo in quello una persona e non un oggetto al nostro servizio.

Perché la guerra non è solo quella che crea morte, ma anche quella che crea fame, disoccupazione, disperazione e sfiducia nel futuro nostro e dei nostri figli, procurata da alcuni che vogliono difendere solo il “loro” avere.




[1] - Benedetto XVI

[2] - 1618 - 1648

[3] - La Chiesa cattolica lo considera addirittura santo e padre di tutti i credenti nonostante sia catalogabile tra i personaggi mitici.

[4] - Cronache 1 - 2

[5] - Basti pensare anche ai Cristiani con le varie Crociate.

[6] - Risoluzione N°. 181 del 29-11-1947.

[7] - Filosofia, sociologia ed etica nel nostro tempo. - 1984

[8] - Più che la Chiesa la gerarchia ecclesiastica.

[9] - Perché i principi e i valori erano decantati, ma nella pratica continuamente disattesi.

[10] - Inteso non come valore di ogni Persona, ma come culto della persona, specie se al vertice del sistema religioso o sociale.

[11] - Da portare all’occorrenza in lidi più sicuri e remunerativi.