martedì 18 giugno 2013

La Società degli psicofarmaci.


Negli ultimi decenni l’uso dei farmaci è costantemente aumentato. Buona parte di questo aumento è dovuto sia ad una migliore specializzazione della medicina, sia alla disponibilità finanziaria e culturale degli occidentali – ma non solo – a farsi curare.
La durata della vita è aumentata ovunque e la vecchiaia ha protratto di circa 2 decenni il declino naturale della vita. Ciò in poco meno di un secolo di storia, con un’accelerazione considerevole nell’ultimo mezzo secolo.
Ciò che però più impressiona dei dati statistici è l’uso – o l’abuso – degli psicofarmaci, che sta crescendo con un incremento del 100% ogni decennio. Perciò assai difforme dalla crescita esponenziale degli altri farmaci.
Ciò in quasi tutto il mondo occidentale, Italia compresa.

L’analisi dei dati sull’uso dei medicinali va però rapportato anche ai dati sociali, perciò a tutte quelle patologie esistenziali di tipo culturale che la società odierna propone e contagia nella massa. Quindi non necessariamente di solo tipo patologico o clinico.
Ciò, ovviamente, con speciale riferimento agli psicofarmaci. Perché, al di là dello stigma in affievolimento, è ovvio che l’anamnesi porti ad un disagio sociale di massa.

Il benessere economico dovrebbe portare con sé minore preoccupazione, perciò minore stress. Una vita con meno stress dovrebbe indurre a maggiore felicità; ma le statistiche sugli psicofarmaci paiono contraddire ciò.
Da quando è iniziata la crisi nel 2007 l’uso degli psicofarmaci è ulteriormente lievitato. I dati non sono ufficiali, ma, data la fonte, seriamente ufficiosi. Nell’ultimo decennio (2003/2013) l’incremento è del 130%.
Perciò: che sta accadendo alla nostra società? È una società di disadattati, di falliti, di infelici e delusi?

Di certo c’è che questa nostra società globalizzata deve essere ripensata e riprogettata sia nell’industria che nella finanza. La prima è in grado di dare lavoro, la seconda, attualmente, solo di divorare ricchezza ad uso e consumo di pochi soggetti equiparabili all’1% della popolazione.
La disparità di ricchezza in teoria dovrebbe rendere felice la classe abbiente e depressa quella indigente. Ciò, però, non è vero, considerato che la classe agiata non solo usa nella stessa quantità psicofarmaci come da statistica, ma anche droghe.
Sta, inoltre, scomparendo gradualmente la classe media, un tempo classificabile nella borghesia.

I costumi nell’ultimo mezzo secolo hanno cambiato la vita sociale, variando assetti, quali il matrimonio, che furono per secoli la base del vivere civile.
Oggi tutti hanno meno tabù religiosi; e il senso di peccato (colpa) ha lasciato anche buona parte dei pochi confessionali ancora attivi. La religione ha assunto connotati non più dogmatici ma solo soggettivi; i papi hanno acquisito, come singola personalità, maggiore carisma mediatico, ma nello stesso tempo lo han fatto perdere nella fenomenologia ecclesiale alla Chiesa. Troppi religiosi sono andati in crisi esistenziale e in depressione. Ed è emblematico che per problemi psichici l’attuale pontefice tema di stare (abitare) da solo.
Ne consegue che pure il credente, pur senza fare delle battaglie culturali femministe e sessuali di piazza, ha diluito la sua coscienza annacquandola con la ricerca di un benessere solo economico e esistenziale.
La famiglia, più che al concetto di coppia allargata alla prole, ha badato a distribuire solo un servizio, perciò trasformando la sua essenza da cellula sociale a semplice associazione. I coniugi hanno trascurato troppo il rapporto interpersonale nella famiglia, privilegiando solo godimento, carriera e business.
L’altro, forzatamente, più che un soggetto è diventato un semplice oggetto. Uno dei tanti oggetti usa e getta di questa nostra società consumistica.

Va dove ti porta il cuore è stato il motto programmatico delle ultime generazioni, dedite soprattutto al godimento immediato personale e alla disponibilità economica, sui cui altari hanno sacrificato i valori precedenti.
Ciò avrebbe dovuto favorire una vita migliore, più libera, meno ingessata, perciò maggiormente appagante e felice.
L’uso massiccio degli psicofarmaci, però, smentisce questa visione idilliaca e fallimentare di una vita piena di reclamati diritti personali e vuota di doveri.
Pure l’analisi dei dati sociali sulla sempre minore durata di convivenze o matrimoni va di pari passo nella crescita esponenziale degli psicofarmaci.
Ciò significa che la felicità del vivere è peggiorata, nonostante la maggiore “falsa” libertà economica e sentimentale dell’individuo.

Kärl Häbsburg coniò negli anni ’80 il neologismo voldere: volere il dovere.[1]
E per volere intendeva il farlo proprio come scelta consapevole e culturale di vita. In tutto; pure nell’essere coppia, intraprendendo un percorso condiviso di affetto e di famiglia.
Purtroppo pare che le scelte attuali siano più istintuali che condivise e volute, relegando la ponderazione del proprio futuro ad una casualità dovuta alla bramosia dei propri … cromosomi.

Dalla mia esperienza acquisita in decenni di studio e di assistenza alle persone in difficoltà esistenziale, ho appreso che circa il 70% delle depressioni sono dovute a fattori sentimentali; solo il 30% ad altre cause sociali.
Vi è, perciò, una carenza di base non solo nell’iniziare a costruire un rapporto affettivo – che rimane quasi sempre attrattivo -, ma soprattutto a farlo durare nel tempo.
La media di un matrimonio o di una convivenza si è ridotta a 15 anni; quella di un secondo rapporto spesso a solo un lustro.
Il dare e ricevere affetto non è più dunque una scelta consapevole, ma solo un’esigenza esistenziale. Che, appunto perché tale, è una falsa esigenza, perché supportata solo da un bisogno istintivo personale.

Le donne assumono facilmente psicofarmaci sui 45, gli anziani dopo i 75.
Se per l’anziano può anche essere un fattore normale di decadimento fisico influente sull’involuzione cerebrale, sulla donna assume ben altro aspetto, di norma legato al fallimento di un’unione o di più unioni. Nel secondo caso il pericolo e il consumo è maggiore.
Ovviamente non ho mai inteso la donna come soggetto debole nella coppia, ma solo quello forse meno preparato a parare i contraccolpi dell’età che procede. Proprio perché il massimo fulgore fisico e psichico la donna lo ottiene tra i 40/50 anni.

Molti decenni fa, nel 1959, Allan Gant inventò le calze di nylon (collant). Data la leggerezza, praticità, durata e estetica ebbero subito un grande successo.
Tuttavia, dopo il boom iniziale, le vendite calarono drasticamente perché … duravano troppo e non c’era bisogno di ricomprarle spesso. Si ingaggiarono ingegneri per studiare una produzione meno longeva, in modo che l’oggetto creasse un certo business duraturo. Finché si trovò la … smagliatura.
Ovviamente lo studio dell’oggetto usa e getta non appartiene solo al collant, ma pure ai veicoli industriali ed agli elettrodomestici. Anni fa, ad esempio, una nota casa automobilistica tenne per un biennio sotto intensa prova dei veicoli industriali (Tir) per tastarne la durata, sostituendo quei componenti del motore, trasmissione, cambio e freni che duravano troppo. Ciò prima di metterli in commercio.
Dal prodotto utile si è giunti al prodotto commerciale. Il servizio dato dall’oggetto è passato in subordine alla sua perfezione, perciò anche alla durata. Proprio perché il servizio deve dare una resa al produttore più che un aiuto al consumatore.
L’industria ha puntato sul consumismo sia per incrementare la produzione – e con questa i guadagni – sia per dare maggiore occupazione, secondo l’assioma: più persone lavorano e guadagnano, più persone sono in grado di spendere e consumare.
Per ottenere ciò, grazie alla diffusione di massa dei media, si è fatto massiccio uso della pubblicità, bombardando il consumatore con l’inserto subliminale del concetto duale possesso uguale a felicità.
Pure gli Stati hanno rincorso il progresso confondendolo col Pil.

Anche la famiglia è stata bombardata con input pubblicitari subliminali, privandola gradualmente di quei valori che erano le vere radici della sua esistenza ed essenza. Proprio per renderla consumistica.
L’amore è stato confuso col sesso, il sentimento con il piacere, il raggiungimento del piacere come prioritario obbiettivo personale dell’individuo. Ne consegue che il coniuge (partner) – indifferentemente maschio o femmina - assumesse nell’altro la concezione di oggetto di piacere nel rapporto sentimentale, anziché di persona paritaria.
La conseguenza pratica del consumismo sessuale è lo sfaldamento progressivo della famiglia e con essa delle unioni.
L’uomo (maschio o femmina) è però un animale sociale che per reggere l’esistenza ha bisogno di un rapporto con l’altro. E se il rapporto crolla è ovvio che l’individuo vada in crisi, perciò in depressione. Con l’inevitabile uso, spesso, di psicofarmaci.

La società umana da secoli vive sul concetto della guerra. Dunque che per potenziare il potere abbisogni procedere con la conquista. Conquistare per espandersi e potenziarsi. Ciò, ovviamente, indebolendo o sottomettendo altri.
La guerra di conquista non la si fa solo con le armi, ma spesso anche con l’industria (acquisizioni), con la finanza (speculazione e fusioni), con il commercio (concorrenza), con … l’amore (sesso) nel sedurre e conquistare più che si può.
Più si conquista più ci si rafforza, in un perenne moto che però non può essere perpetuo e infinito. Per cui spesso si ritorce contro chi  lo pratica, che da predatore diventa preda.

Un rapporto paritario, in qualsiasi disciplina, non può essere basato sulla supremazia, ma sull’offerta del dare per ricevere qualcosa. In pratica non un semplice e materiale do ut des venale, ma un do ut des esistenziale in grado di valorizzare entrambi nel rapporto paritetico, pur se diverso.
La Società degli psicofarmaci deve essere sostituita dalla Società delle persone.
Perché diversamente vi sarà sempre maggiore conflitto personale, di coppia, sociale e internazionale, specie se le nazioni perseguiranno a sopravanzarsi reciprocamente puntando solo sul Pil.
La felicità non la si misura con il benessere economico, né con il Pil, né con il maggiore possesso di oggetti, anche nella sessualità.
Le felicità la si misura con il benessere psicofisico individuale: quello che non ha bisogno degli psicofarmaci e che è basato su paritario rapporto interpersonale sociale e di coppia.



[1] - Filosofia, sociologia ed etica nel nostro tempo.

domenica 16 giugno 2013

Errabonda silente stella.



Ti vedo ammutolita e offesa vagar nell’ombra del silenzio,
dove il ricercar l’essenza della vita è un’esigenza prima.
Viaggia nel pensier l’esser te stessa alla ricerca dubbia
d’una realtà silente, che ringiovanisca e faccia.

Dov’è il problema che creò nella tua vita il dolor latente,
or che si spinge là dove necistà insorge e regna?
Amor, affetto, sentimento e passion son forse morti?
No! Sotto la cener sprigionano ancor calor possente!

Come tremula stella in una notte senza luna appari,
prostrata nella solitudine di un immenso spazio,
là dove altri, tremolanti lumi, rincorron sé stessi
in un girovagar che dia speranza nell’immoto buio.

Stella, non perderti con il tuo frusciar silente e lento
là, nella buia notte, tra tremolanti ed errabondi lumi.
Volgi il tuo sguardo là dove Amon-Ra sicuro nasce,
e rivedrai la luce diradar la tenebra che in te giace.


N.B. – La presente poesia è molto datata (decenni) e la ripresento ora non avendola mai pubblicata con il mio nome.
A suo tempo, infatti, usai uno pseudonimo mio allora abbastanza noto in campo letterario e filosofico.

È una poesia che dedicai ad un’amica in difficoltà in quel periodo, esperta in Lettere e amante della poesia di Neruda, conosciuta casualmente per il mio impegno di assistenza sociale a carattere psicologico e simbiologico.
Ovviamente, pur facendo il verso allo stile “nerudiano”, non ebbi - e non ho - la minima pretesa di competere con un tale monumento della poesia.

sabato 15 giugno 2013

Lago di Endine.




Placido lago, che sinuoso tra i monti t’en stai
a rimirar il verde o bianco superbo Guglielmo,
che il Cherio generasti per l’Oglio assetato,
che tra Torrezzo e Sparavento dormi beato.

Il vento impetuoso, di rado, rabbioso ti scuote,
perché con l’aura leggera prediligi incresparti.
D’inverno ti copri con mantello ghiacciato,
d’estate trabocchi di tanti bagnanti festanti.

Variopinto tu sei in ciascuna giornata dell’anno
e qual leggiadra fanciulla cambi ognora vestito,
ogni gaio colore tu indossi dell’iride intero,
in ogni stagione prediligi usare lo specchio.

I boschi di faggio e castagno attrai innamorati,
i piedi dei monti rinfreschi con l’acqua chiara,
il cielo cobalto rilanci nell’empireo infinito,
l’ombra dei monti accogli tra placide acque.

Candida, gelida neve accogli gioioso sul corpo,
mentre d’estate ospiti germani, folaghe e cigni,
sei ricco di lucci, carpe, persici, siluri, tinche,
la sgusciante anguilla ristori in transumanza.

Il lago Gaiano, un tempo, lasciasti al Borlezza,
col rivolo avaro che spesso diventa melmoso.
Flessuoso tra sponde distendi il tuo corpo,
or ti allarghi maestoso, or restringi la vita.

L’ardea cinerea svetta tra il martin pescatore,
che brioso  si slancia nel fitto canneto di riva
col conico becco puntando la preda sicuro,
scivolando nell’acqua col corpo panciuto.

Il grigio corvo t’adocchia su in alto serioso
mentre conduce la spola tra monti opposti,
accorto a falchi e poiane che planano lesti
mirando con ruota la preda giù in basso.

Dalla Cascina, su in alto, ti scruto incantato,
mentre il vermiglio tramonto fisso appagato,
quando il carro di fuoco tinteggia lontano
l’ombra severa del Monviso infuocato.

Fratello mio lago da sempre mi attendi fidato,
quando stanco di sera ritorno greve a magione;
le tue rive accoglienti mi danno ora ristoro,
mentre tempo e dolore spremon la vita.

Alla tua testa una pieve sta su roccia compatta
donandoti il titolo di un antico borgo castello;
ti guarda severa mentre battezza l’infante,
mentre angosciata saluta il caro partente.

Proprio là sempre mi hai visto passare la vita,
quando il pianeta altrove non mi reclamava;
come ora mi vedi nell’imbrunire al riposo,
temprando le forze per un mondo lontano.




venerdì 14 giugno 2013

Politica, economia e finanza: tre fattori per strade diverse.


I Mercati in questi ultimi tempi hanno toccato nuovi massimi; Tokio e New York anche dei massimi storici.
Eppure l’economia è da oltre un lustro in sofferenza sempre maggiore, nonostante gli interventi delle banche centrali.
Non a caso, dove le banche centrali hanno immesso grande liquidità sul mercato, si sono toccati i massimi storici.
Fed e Boj – la prima da inizio crisi, la seconda solo recentemente e a tratti prima – si sono distinte nelle varie operazioni di quantitative easing, imitate dalla Bce di Draghi con il prestito a tasso ridotto fatto alle banche Ue.
La Bce, inoltre, ha varato il programma Omt, detto comunemente scudo anti spread, per un importo illimitato. Programma che non è mai stato operativo, ma il cui solo annuncio è bastato a placare la speculazione internazionale sui Titoli sovrani, specie periferici.

L’economia quasi ovunque è crollata e il Fmi continua a tagliare le stime sia a livello globale che di singole aeree e paesi. La disoccupazione, specie in ambito Ue, ha raggiunto picchi storici e la politica, nei paesi costretti al rigorismo penitenziale, è andata in crisi, ponendosi contro gli interessi del Popolo. Molte nazioni sono andate in recessione.
Ciò nonostante gli indici di mercato hanno toccato dei massimi o hanno rimbalzato vistosamente dai minimi raggiunti.
Perché?

La Finanza ha prodotto la crisi e poi l’ha cavalcata. Negli Usa in un lustro il mercato del lavoro ha recuperato solo il 25% dei posti persi, però le multinazionali hanno portato i loro utili rispetto all’inizio della crisi al 250%.
L’Ue è andata gradualmente in recessione, ma le Borse sono salite, specie in quest’ultimo periodo, complici 2 fattori importanti: il QE3 della Fed con i suoi 85 mld di $ mensili e il cambio di Governo in Giappone, il cui avvento ha concesso alla Boj di potenziare in modo anomalo e impressionante l’immissione di liquidità sul mercato per rilanciare la produzione.
Ciò, nonostante il Debito sovrano reciproco sia per gli Usa oltre il 140% e per il Giappone oltre il 280% del Pil.

L’Ue, sotto il diktat economico della Merkel, ha proceduto in modo diverso per contenere e ridurre i vari Debiti nazionali. Sicché, mentre là dove si faceva monetarismo il Pil è rimasto se non altro sempre positivo, in Europa è finito in recessione, creando forte disoccupazione.
Entrambi i sistemi opposti non hanno risolto la crisi che permane tutt’ora virulenta in tutto il globo.
È bastato, infatti, l’annuncio sulla possibilità che la Fed riduca entro settembre gli importi di QE3, che la Boj faccia intendere di non procedere nel monetarismo senza limite, e che la Corte costituzionale di Karlsruhe iniziasse il procedimento sulla legittimità dell’Omt, per creare preoccupazione e panico sui Mercati.
Tokio traballa sui massimi raggiunti con affondi vistosi, mentre Wall Street e Francoforte arretrano gradualmente, come le altre Borse occidentali, consce che  la dichiarazione di Andreas Vosskuhle, presidente della Corte tedesca, possa portare ad un esito negativo della sentenza: il giudizio di costituzionalità  sullo scudo anti-spread della Bce prescinderà  dall'efficacia che questo ha avuto nel calmare le tensioni sui debiti sovrani.
L’ torna non tanto sotto accusa, ma a rischio disintegrazione nell’ipotesi d’un verdetto negativo.
Non per nulla lo spread ha iniziato a rialzare la cresta.

La politica nazionale, nel frattempo, è andata in crisi soprattutto nei paesi periferici, quelli che hanno dovuto adottare forzatamente, su imposizione comunitaria, il rigorismo fiscale.
Il disagio sociale è cresciuto a tal punto che è sfociato prima in dissenso e poi in alcune nazioni – Grecia e Spagna – pure in movimenti violenti di piazza.
Sotto la spinta del dissenso sociale in Italia i partiti si sono quasi sfaldati, mentre l’astensionismo ha raggiunto livelli oltre il 50%, testimoniando la lontananza di intenti e di aspettative tra partiti e cittadini.
Le attuali amministrative hanno premiato – si fa per dire – il Pd, che però per le sue correnti interne è prossimo allo sfaldamento totale. Ha vinto i ballottaggi più per quel corporativo e radicale senso intellettuale organico che anima la base, come le pecore, che per un vero consenso elettorale.
Quando un partito vince con un astensionismo oltre il 50%, vuol dire che non gode per nulla del consenso popolare.

Il governo Letta è un governo anonimo, grigio, ma comunque utile alla nazione. Un governo dove non è importante il premier, o i singoli ministri, ma soprattutto il programma su cosa fare. E il farlo in breve tempo.
Non ha personalità di spicco, ma non potrebbe essere altrimenti. Da uno sbandierato iniziale esecutivo snello in ministeri si è subito giunti al suo raddoppio, pure immettendo ministri che, per la delicata situazione sociale, sarebbe stato meglio evitare. Persone più di bandiera che di sostanza.
Letta ha fatto un discorso programmatico arioso[1], ma sarebbe stato molto meglio se si fosse focalizzato su poche cose da fare.
Pare un gruppo di volenterosi scout intenti a mettercela tutta, però consapevoli del fatto che il tentativo potrebbe anche finire male, non tanto per loro, ma per la nazione. Negli intenti sono uniti, nella realtà del fare si dividono facilmente su metodologia, su impostazione e su assetti costituzionali. Sono prestanome designati di chi nella realtà tira le fila dietro le quinte.

L’Italia è uscita dal procedimento d’infrazione di bilancio. Più che una promozione è un contentino politico comunitario a sostegno dell’attuale governo, nato da un parto lungo, laborioso e travagliato. Già più voci comunitarie si sono levate a monito sugli intenti governativi di eliminare certe tasse (Imu) e di evitare l’aumento di altre (Iva), ricordando che dovremo comunque avere un avanzo primario di bilancio del 5,5%.
Ragion per cui tra un rinvio e l’altro è probabile che gli italiani possano ritrovarsele ancora … intatte.

Le risorse economiche sono carenti e la gestione dello Stato ha i suoi costi, magari anche spropositati.
Al di là degli impegni Nato la Difesa ha mezzi obsoleti che devono essere sostituiti.
Diversamente si deve rivedere l’impostazione complessiva del come spendere.
Su questo filone si innesta l’acquisto dei F35, di cui Mauro declama la necessità. Benché ridotti a 90 dai 131 iniziali, questi hanno un costo che in parte rientrerebbe per la compartecipazione delle aziende italiane nella costruzione. È tuttavia un costo molto elevato non solo nell’acquisto, ma pure nella manutenzione successiva. Fu voluto a suo tempo da Andreatta.
Tale costo coprirebbe abbondantemente sia l’eliminazione dell’Imu, sia l’aumento dell’Iva.
Le tasse in Italia sono un oggetto misterioso ai più, non avendo un valore generale, ma particolare. Per cui ogni tassa serve a finanziare il gettito complessivo dello stato solo in modo lato. Nella realtà sono state messe per finanziare singoli capitoli di spesa che, diversamente, non avrebbero avuto copertura.
In sostanza si è sempre proceduto in modo anomalo, trovando la pezza apposita per ogni specifico buco.
Quanti, ad esempio, sanno che l’Iva fu istituita simultaneamente alla riforma della Sanità, di cui con il proprio gettito copre ben il 51% della spesa sanitaria delle singole regioni?

Gli industriali spingono per la riduzione delle tasse sul lavoro onde recuperare competitività. Il Governo cerca di rilanciare la crescita, però non sapendo come fare. Punta sulle start up. Ma quanto sviluppo e occupazione potranno creare senza investimenti disponibili?
La realtà è che se non c’è fiducia – e quella poca che ancora c’era Monti l’ha distrutta – il trovare soggetti disposti ad investire oggi è utopistico.
Se in  un anno si sono creati oltre mezzo milione di disoccupati in più, se circa 50.000 aziende manifatturiere hanno chiuso i battenti, se per ogni attività commerciale che nasce 4 altre la chiudono, significa che il crollo dell’economia reale è ben superiore alla percezione Istat. Si è prossimi al collasso economico, che, comunque, così andando non sarà lontano.

Se i mercati con queste condizioni sono cresciuti, significa che la finanza pensa di fare a meno dell’economia. Diversamente l’indice dei listini dovrebbe seguire il trend economico recessivo.
I mercati sono diventati da troppo tempo luoghi non di investimento, ma solo punti di speculazione. Guidati da multinazionali che cercano di produrre guadagno con il minimo, rapido investimento, non dovendolo immobilizzare in beni durevoli.
Ne consegue che l’interesse del Popolo, basato sull’economia reale che elargisce occupazione e reddito, sia disdegnato dall’alta finanza per la scarsa remunerazione e per i troppi rischi che può dare.
Troppi uomini di grandi aziende finanziarie occupano, poi, punti strategici del potere, asservendolo all’interesse della finanza.
Per cui la Politica dovrebbe servire al benessere (Bene comune) del Popolo, ma in realtà, più che pensare all’economia, guarda alla finanza per via dello spread sugli alti Debiti sovrani assommati nei decenni scorsi.

Il Parlamento italiano è ancora il frutto della Legge elettorale vigente: il Porcellum.
Ne consegue che i parlamentari attuali dei vari partiti siano dei “cortigiani” asserviti e scelti dal “re” di turno. E dove non vi è il re (Pdl, M5S) vi sono tanti reucci capi-corrente (Pd e Lista Civica),  che possono generare ancora maggiore destabilizzazione, come avvenuto sia per l’elezione del Presidente della Repubblica, sia per l’attuale governo.

Gli stati non vivono di finanza, ma di economia. Diversamente crollano. Hanno, tuttavia, estremo bisogno di finanziamenti per poter sopravvivere.
I finanziamenti si ottengono in 3 modi: chiedendoli in prestito a chi li può dare, oppure stampando moneta e facendo monetarismo pur creando svalutazione strisciante, oppure puntando su una crescita costante in grado di produrre utili necessari a coprire gli investimenti.
Il primo e il terzo sono interconnessi tra loro per via degli alti Debiti sovrani esistenti, mentre il secondo spetta sia all’impostazione economica che un governo carismatico può dare, sia dalla volontà delle rispettive banche centrali.
Comunque la si metta è ovvio che una scelta la si debba comunque fare. Però alla fonte deve esistere un serio progetto non tanto finanziario, quanto economico e sociale.
Politica, economia e finanza devono avere un fine e un percorso comune.
Diversamente tra non molto le bolle speculative dei vari indici delle Borse esploderanno, ripetendo con ben maggiore virulenza i disastri causati nel 2007, acuitisi poi nel tempo.
I tracolli nipponici e i ridimensionamenti dei listini occidentali sono le avvisaglie di ciò che potrebbe succedere.

In sintesi: la società occidentale va ripensata nuovamente, perché così com’è ora è destinata solo a crollare.



[1] - Per approfondimenti vedere anche: Architetto di cattedrali o semplice capotreno?

domenica 2 giugno 2013

Architetto di cattedrali o semplice capotreno?


Molto tempo fa (2009) mi interessai di Enrico Letta per via della sua teoria[1] sulla Cattedrale. In questa esprimeva l’immagine di 2 operai, intenti a spostare ed ad ammucchiare mattoni.
Solo uno di questi, però, era cosciente che servissero per costruire una cattedrale.
Letta era da poco vicesegretario del Pd dopo l’avvento di Bersani alla segreteria. Da allora, coscienti o no, i 2 sono sempre rimasti semplici operai intenti a spostare mattoni rossi; quelli di terracotta, tanto per intenderci.
Quale dei 2 fosse cosciente di costruire la cattedrale del Pd lo lascio all’immaginazione del lettore.
Di certo vi è che in 4 anni di segreteria l’architetto ha sempre latitato, né, per essere preciso, non è mai stato neppure ricercato. Al massimo si sono fatti avanti dei galletti ruspanti che, alla prova dei fatti, hanno prodotto più striduli suoni demagogici e populisti che vere idee d’architettura politica e sociale.
E una cattedrale non la si costruisce con solo 2 semplici operai. 2, 100 o 1.000 operai non faranno mai un architetto.

La lunga convalescenza mi ha concesso di ascoltare in diretta e per intero il discorso programmatico di Letta. Un discorso tanto arioso quanto nebbioso. Nel senso che ha espresso tutto ciò che lo scibile “lettiano” poteva produrre come semplice operaio (di scienze politiche) intento a spostare mattoni. Un discorso programmatico che per essere realizzato – e soprattutto definito nelle sue pratiche linee guida – avrebbe bisogno di almeno 3 intere legislature.
Perciò un buon discorso di sinceri intenti ad ampio respiro. Intellettualmente scivoloso per il semplice fatto che oggi anche il cittadino meno dotato culturalmente vede i guasti di questa nostra società, ma solo pochi sono in grado di indicare dove, come e quando intervenire per eliminarne le storture.
Il Governo Monti, ad esempio, con l’austerità non è che abbia peccato in malafede. È che operando col solo rigore per ottenere la quadratura dei conti ha prodotto danni incalcolabili a tutta l’economia reale, di cui i risultati sono sotto gli occhi di tutti: recessione, disoccupazione, povertà, crollo produttivo e commerciale, disagio e rabbia sociale.

Napolitano – rielezione a parte – si è ritrovato con il cerino in mano. Poteva buttarlo, rischiando però di incendiare il Paese.
Per sua fortuna subito dopo i risultati elettorali il tanto vituperato Berlusconi gli ha offerto un assist fenomenale: la disponibilità totale del Pdl per un governo di larghe intese col Pd.
Governo che ha tardato a realizzarsi per l’ottusità di alcuni politici di Sx.

Il Pd non è un partito amalgamato e compatto. Ho la netta impressione che vi siano troppe lotte interne anche tra le varie anime che lo compongono. Mentre la coalizione messa in piedi da Bersani alla prova dei fatti ha subito subìto la frattura con il Sel di Vendola.
Nel campo ex Dc vi è una lotta di potere per la leadership tra Letta e Renzi; entrambi – è bene sottolinearlo – provenienti dalla stessa base con riferimento culturale a Andreatta/Prodi. Non dimenticando Bindi, Fioroni, Franceschini ….
Le divisioni interne che hanno affossato tanto Marini, quanto Prodi, non sono terminate con l’elezione di Napolitano.
Marino, infatti, probabile nuovo sindaco di Roma, ha votato sia per Rodotà (contro Napolitano), sia contro la fiducia al Governo Letta.
Le tante decantate Primarie sono in realtà il fallimento totale della democrazia dentro il Pd, dove si stringono e si stracciano velocemente, in brevissimo tempo, interessati patti da convergenze parallele.
Speranza, capogruppo Pd alla Camera, ha il suo bell’arrampicarsi sugli specchi nell’affermare che il Pd è un partito popolare che deve discutere al suo interno per trovare poi la linea maestra; tuttavia dovrebbe anche spiegare che partito sia quello  che, dopo aver scelto una determinata linea politica per dei propri candidati alla presidenza della Repubblica o del governo, si permetta di boicottarli votandogli contro, come è avvenuto e tuttora avviene.
Ne consegue che Letta sia solo un semplice operaio, promosso per l’occasione e in mancanza di altre alternative a capotreno. Un capotreno di un convoglio ormai economicamente quasi fermo.

Oggi, tuttavia, all’Italia serve soprattutto, più che un architetto capace di ideare, proporre e far costruire la cattedrale sociale e istituzionale, un tosto capotreno in grado di rilanciare il treno economico. Attualmente l’economia è la priorità assoluta della nazione, perché se si continuerà a rallentare ci si fermerà del tutto.
La disoccupazione non è mai stata così alta e ha ormai superato il 12%, sottolineata da Visco che con i dati di marzo l’ha posta all’11,5%. Il Governatore non ha fatto enfasi e ha snocciolato inquietanti dati economici, finanziari e sociali. Dati che riportano l’Italia indietro di più decenni.
Senza contare le Pmi, oltre ai molti lavoratori autonomi che pur stando sul mercato hanno redditi da fame per la recessione in atto.
Nella maggioranza ci si trastulla con le riforme istituzionali, necessarie sì, ma non prioritarie. Rischiando perciò di perdere altro tempo che non abbiamo.
Serve, soprattutto, proteggere e tutelare le attività ancora esistenti.

Una nazione non vive di sole tasse. Queste, a ben guardare in economia, sono solo la conseguenza dello sviluppo. Se crolla lo sviluppo anche le tasse sono destinate a scemare. Infatti, l’aumento dell’Iva ha prodotto in un anno un gettito inferiore di oltre 1 mld di € di sola Iva. Senza contare il crollo delle entrate sulle accise dei carburanti, nonostante la spropositata pressione fiscale.
Prevederlo non era difficile, perché è una regola basilare economica: quella che i taumaturgici tecnici economici, chiamati (imposti) al capezzale del malato, hanno volutamente e forzatamente ignorato.

Letta afferma che va in Ue a schiena dritta, pur deambulando sempre con il tronco un po’ prono.
La politica ora non è più solo nazionale, ma la si fa spesso e volentieri altrove. Perciò la si subisce, volenti o nolenti, specie se la maggioranza governativa e gli stessi partiti che la compongono non sono coesi al loro interno.
Oggi si parla e si straparla di evasione fiscale con il risultato che gli “evasori” falliscono o chiudono … continuamente.
Una confederazione di stati può reggere solo se ha una tassazione unitaria e se le regole sul lavoro – perciò anche i costi – sono uguali ovunque.
Ne consegue che in questo marasma di Ue i vari stati si facciano concorrenza tra loro per attrarre capitali, richiamandoli con facilitazioni e sgravi che invogliano cittadini ed aziende a produrre un’evasione legale e legalizzata sui redditi e sui capitali. I noti paradisi fiscali, quali sono ora Austria, Irlanda, Lussemburgo e Olanda.
Questo è il frutto della globalizzazione, dove le multinazionali hanno potere, forza e bilanci superiori ai vari stati, intente a migrare rapidamente dove i benefici sono maggiori. Ottenendoli anche piazzando propri uomini ovunque nei centri del potere.
Il caso Apple - alle cronache americane di questi giorni – ne è la prova inconfutabile con i sui 160 mld di $ sottratti (elusi) all’imposizione americana. L’Ue stessa calcola in oltre 1.000 mld di € le tasse (non l’imponibile!) che in questo modo vengono “evase legalmente”.

I Mercati oggi consentono migrazioni di capitali istantanee su Borse diverse, perciò sfuggendo a controlli sistematici che gli stati non hanno né il potere né la capacità tecnica di controllare e tassare nelle velocità e molteplicità delle transazioni.
La vera riforma, madre di tutte le battaglie, è proprio quella della regolamentazione dei Mercati, senza la quale l’1% della popolazione controlla la stragrande maggioranza della ricchezza, relegando a povertà sempre maggiore il rimanente 99%.
Ne consegue che la tanta sbandierata evasione fiscale sia in piccolissima parte quella relativa a lavoratori ed aziende e in massima parte riconducibile proprio a quelle regole nefaste che la rendono “un’evasione fiscale legale”.

Letta non è un architetto; al massimo è solo un “politico” di professione.
Ciò non toglie che potrebbe essere un buon capotreno. L’Italia per avere fiducia deve sperare in lui, perché se si toglie la speranza ad un popolo questo diventa inevitabilmente depresso, sfiduciato e … pericoloso. La fiducia, però, la si deve guadagnare sul campo.
Un capotreno tosto sa che il treno deve percorrere la sua tratta, essere puntuale, dare un servizio e mantenere l’ordine tra i suoi utenti. Diversamente il capotreno è solo uno che dà degli input, proprio come i 2 operai intenti a spostare mattoni.
Fare bonus fiscali su ristrutturazioni edilizie e sull’energia può essere utile. È però solo uno dei modi per incentivare - non far ripartire – l’economia.
L’economia la si rilancia costruendo un’Ue solidale e uniforme nelle istituzioni, nel lavoro, nei costi sociali, nelle regole e nelle tasse; pure anche negli stipendi, pur con delle differenziazioni regionali. Un’Ue che sappia attrarre capitali in modo uniforme dettando regole, distribuendoli e radicandoli sul territorio.
Diversamente sarà un’Ue allo sbando, destinata a crollare e a distruggere i singoli stati aderenti.