domenica 8 luglio 2012

Una situazione preoccupante: i voti di fiducia.


Riporto questo breve articolo di Paul Krugman, pubblicato ieri sul New York Times, prima di fare alcune osservazioni.


ECB Death Wish, Continued
At the end of last week, Spanish 10-year bond yields were close to 7 percent — actually higher than they were last fall, when the ECB stepped in with its big LTRO lending program, a program that bought time that European leaders proceeded to waste:
The Spanish government is, understandably, sounding a bit desperate:
Spanish Prime Minister Mariano Rajoy said euro-zone countries must urgently implement decisions including government bond purchases agreed to in June as the country can’t finance its deficit under current conditions.
And the European Central Bank, which is the only entity really in a position to do what’s necessary, is, well:
The ECB lowered its benchmark rate to a record low 0.75 percent on July 5, disappointing investors who had predicted it might restart its government-bond buying program to ease stress on Spain and Italy. The central bank will only buy government debt if it considers it necessary to keep inflation on track, Benoit Coeure, an executive board member, said yesterday.
“If the governments decide to do it they should go ahead,” Coeure told a meeting of the Circle of Economists. “That doesn’t mean the ECB can’t buy Italian and Spanish debt on the market, but they’ll do it if it needs to for reasons of monetary policy and not otherwise.”
No sense of urgency. Amazing.The odds of euro crackup are rising by the day.

I governanti Ue fanno proclami di ottimismo ad ogni vertice, mentre la situazione diventa sempre più incandescente e drammatica. Quello italiano, poi, emette addirittura proclami di vittoria, subito peraltro smentiti dal mercato.
I maggiori economisti sono scettici sul salvataggio dell’€ e dei Paesi P.I.I.G.S. e tutta l’economia globalizzata corre ai ripari con appositi piani cercando di parare il colpo.
Serve tempo per farlo; ma le manovre restrittive dei vari stati in crisi lo riducono ulteriormente, anche se pare con certezza che la Germania abbia già stampato nuove banconote, per impedire che quelle attuali, in caso di rottura del sistema €, facciano ulteriore danno confondendosi con quelle ora in circolazione: sia materiali che virtuali telematiche.

Krugman non è l’ultimo arrivato e non può essere tacciato di essere pervaso di “pessimismo cosmico”, come un onorevole italiano ha definito il mio pensiero tempo fa in modo assai infantile e culturalmente scarso, vista la sua inesistente preparazione nel campo economico e finanziario.
La democrazia non si basa su continui voti di fiducia, specie se si dispone di una maggioranza parlamentare bulgara, almeno ufficialmente. Perciò cela una situazione di maggioranza molto precaria e la certezza che diversamente andrebbe sempre in minoranza. Credo che in ciò il governo Monti abbia battuto in poco tempo ogni record mondiale, visti anche i 4 voti di fiducia, in un sol giorno, sulla Riforma del lavoro.
I partiti che sostengono Monti cominciano a smarcarsi su molti provvedimenti, cercando di mettersi di traverso. Basti pensare al pensiero di Bersani (Pd) per i tagli di questi giorni relativi alla spending review. Si rendono conto che si sta immolando tutta l’economia ad un’idea che finora ha prodotto solo danni. E non mi soffermo su ciò che pensa realmente il Popolo, la cui protesta sinora contenuta e pacifica potrebbe sfociare, infine, in ben altra drammatica reazione.

Lo spread è tornato subito a 470 ptb, ma Monti continua a dire che l’Italia ce la farà da sola; mentre quello spagnolo è tornato sopra i 500 ptb. Sono ormai a punti critici di non ritorno.
Forse Monti pensa che l’Italia sia solo lui, con il reddito e il benessere che ha; imitando De Gaulle in: La France c’est moi!
Krugman con i suoi “augurio di morte” non è tanto lontano dalla realtà prossima, specialmente quando analizza i provvedimenti, che i Vertici Ue e i singoli Governi europei prendono.
Una realtà a cui mi oppongo anche con la ragione del pensiero analitico, fidando in quel briciolo di linearità intellettiva che può forse ancora pervadere i nostri governanti e politici. Una realtà, comunque, difficile da evitare perche il Risk off è imminente.
Prodi sostiene che una nuova regolamentazione dei mercati, come avvenne nella crisi del ’29, oggi non è praticabile, perché il mercato è globalizzato. Ma Prodi, si sa, fa parte della troika italiana degli International advisor della Goldman Sachs. E la linea neoliberista è proprio quella che non vuole che i mercati siano regolamentati e riformulati.
Durante la Crisi del ’29, tutti gli Stati interessati provvidero a regolamentare in modo ferreo i mercati, iniziando dagli U.S.A. L’Italia lo fece nel ’36 con Mussolini. Tutti ottennero risultati positivi.

Regolamentare il mercato non è semplice, specie se non si sa da dove cominciare.
Circa un anno fa, per iniziativa di Tremonti, 4 paesi Ue bloccarono in comune sintonia lo short selling. I provvedimenti, con ripetuti rinnovi, durarono fino alla fine di febbraio di quest’anno, quando Monti decise di revocarli del tutto. E i mercati ripresero subito di nuovo una preoccupante flessione.
L’uso degli Eurobonds sarebbe ottima cosa, se li si intendesse non come condivisione del debito, ma solo del tasso. E di ciò già parlai dettagliatamente in precedenza.
Come pure in precedenza parlai della situazione disastrosa delle banche, piagate soprattutto dalla speculazione finanziaria che ha prodotto ingenti danni.
Poi esiste la regolamentazione dei Derivati, soprattutto dei CDS, e dei Futures che spesso gonfiano i prezzi delle materie prime, con contratti che non saranno mai onorati nella consegna effettiva del bene acquistato.

Operare su questi provvedimenti è difficile, anche se sarebbe necessario, visto che i danni, finanziari prima e economici poi, vengono proprio da lì. Si colpirebbero però interessi globalizzati, capaci di condizionare le economie delle nazioni.
Molto più facile, perciò, procedere con continui voti di fiducia a colpire con un bombardamento fiscale a tappeto, con restrizioni continue del welfare, con tagli lineari ai servizi, con perdite di diritti sociali acquisiti, con l’incremento della disoccupazione e con la continua chiusura di attività produttive e commerciali, la struttura dell’economia reale del paese.
Obama addossa le colpe all’inoperatività della governance Ue. Però si dimentica che nel suo mandato non ha ancora provveduto a variare di una sola virgola l’assetto del mercato, lasciando in pratica alla sola Fed la responsabilità di sostenere l’economia.

L’Italia, al di là della propaganda ottimistica, è su una brutta china in compagnia della Spagna. La stessa china che già portò al disfacimento reale l’economia greca. Una china provocata dal bieco seguire i mercati invece di regolamentarli.
Se qualcuno pensa che l’uscita della Grecia dall’€ sia un toccasana in grado di bloccare il contagio ora in corso, ben presto si accorgerà che la situazione da pericolosa diventerà drammatica, tanto da portare all’implosione dell’Ue stessa e delle economie di molti paesi della confederazione.

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