domenica 11 gennaio 2009

Quando la pace non preserva dalla guerra.

Un noto esponente[1] religioso ha affermato nei giorni scorsi che “ … la guerra e l’odio non risolvono mai i problemi. La storia recente lo insegna …”.

Per la verità non lo insegna solo la recente, ma tutta quella passata; ma ci spiega pure che non sempre la pace ci preserva dalla guerra: è, spesso, un latente modo d’essere in guerra o di prepararla.

Chi oggi è in pensione, o assai vicino, si ricorderà perfettamente il periodo compreso tra il post bellico e oggi.

Di guerre ce ne sono state ad iosa per molteplici cause e non solo quelle combattute aspramente sul campo: guerre reali, guerre fredde, guerre civili, guerre economiche, guerre finanziarie e … guerre tra opposte fazioni politiche.

Di certo ci fu nei secoli scorsi in Europa un lungo periodo bellico che durò ben tre decenni, insanguinando mezzo continente: la Guerra dei 30 anni[2].

Tuttavia l’attuale conflitto Israele/Palestinesi lo supera di gran lunga essendo già al doppio temporale.

Perciò è evidente che qualcosa non quadra nello scacchiere politico internazionale e nella cultura dei belligeranti.

Gli Ebrei rivendicano il diritto della loro patria cancellata nel 70 d.c. con la diaspora romana.

Ma in verità la terra che Dio diede al loro padre Abramo (Pentateuco) non era la loro. Abramo, infatti, era di Ur dei Caldei, perciò nella Mesopotamia, l’attuale Iraq.

Era pure dedito alla transumanza e perciò si spostava continuamente con il proprio bestiame e tribù.

Benché la Bibbia lo indichi come Patriarca[3] del popolo ebreo la sua esistenza pare assai leggendaria e databile tra il 2.000 e il 1.500 a.c.: in pratica l’emblema di un simbolo.

Giunto in Palestina la sua stirpe ci rimase poco e se ne andò in Egitto per sfuggire alla carestia (più o meno reale).

Poi vi tornò molto più tardi con Mosè e Giosuè, sterminando materialmente i popoli che ivi risiedevano in un’effettiva guerra di conquista.

Vinti e sottomessi sia dagli Assiri che dai Babilonesi furono deportati in massa per tornare poi con Esdra e Neemia in Giudea[4]. E poi … vennero i Romani a completare l’opera.

Abramo era di un ramo semitico e pure gli islamici lo considerano loro Padre.

E proprio gli arabi islamici reclamano pure loro la Palestina.

Essendo la “Terra promessa” deve essere stata accordata a molti, considerato che pure gli arabi, attuali Palestinesi, vi giunsero da altre parti.

In pratica è stata reclamata un po’ da tutti[5] nei vari millenni!

Per comprendere a chi questa terra spetti di diritto, pur con la risoluzione ONU[6], forse ci sarebbe utile riandare a Karl Marx ed al suo concetto di proprietà e di furto. Ma in questo modo ogni terra/patria/proprietà sarebbe contestabile e ci è, giocoforza, fare riferimento ai trattati internazionali tra vincitori e vinti, sia in una guerra reale, che in una politica/giudiziaria.

Perciò diamo per scontata la Risoluzione Onu N°. 181: due Stati coesistenti sull’ex protettorato inglese.

I Palestinesi, con l’ausilio dei popoli arabi confratelli, hanno attaccato per primi, uscendone però più volte con le pive nel sacco.

Hamas lo ha fatto pure ora e il risultato, nonostante i “proclami” di vittoria, sono sotto gli occhi di tutti.

Questo popolo (Palestinesi) ha avuto diverse vicissitudini burrascose dopo la N°. 181 e si è inimicato pure chi di volta in volta lo ospitava.

Si è inviso prima agli Egiziani, poi ai Giordani, poi ancora ai Libanesi e …

Si potrebbe considerarlo un attaccabrighe, tant’è che si combatte pure tra le sue stesse fazioni in una lotta civile intestina.

Israeliani, Egiziani, Giordani, Libanesi e Siriani in parte lo hanno accolto, in parte scacciato, in parte addirittura guerreggiato (massacrato).

Perciò nella sua cultura generale deve avere dei virus particolari, spesso provocati dall’integralismo religioso.

Nelle scuole ai bimbi si insegna non la pace, la tolleranza e la coesistenza pacifica tra i popoli, bensì l’odio verso gli Ebrei e la necessità e il dovere di annientarli.

Altri paesi arabi (Egitto, Giordania) hanno sottoscritto trattati di pace ed altri di tacita coesistenza.

Alcuni paesi fondamentalisti soffiano invece sul fuoco (Iran in primis) perché l’economia condiziona la loro politica.

Più è instabile la regione mediorientale, più il prezzo del petrolio si manterrà elevato.

Qualcuno potrebbe contestarmi questa relazione, ma è ovvio che oggi l’economia condizioni la politica e la manipolazione della religione.

Qualcuno si ricorderà ancora in Italia la DC, partito confessionale, che basava il suo sostegno popolare elettorale sulla contrapposizione al massimalismo ateista.

Poi, come si sa, i valori erano spesso snobbati, come lo sono ora, e la causa del suo declino lo sta ad evidenziare.

Il Cavaliere costruì la sua “fortuna” politica sulla contrapposizione al massimalismo, nonostante avesse fatto affari (arricchito) con una diramazione moderata e ideologica di questo: il PSI.

Nei decenni scorsi alcuni eventi hanno insanguinato la coesistenza politica nazionale, tanto con fatti di sx che di dx.

La sx era più organizzata; ma chi si interessò allora di quei tragici fatti riuscì bellamente a debellare i vertici sovversivi, anche perché la composizione strategica era essenzialmente politica, perciò discussa e programmata da più persone. Ciò fu l’anello debole delle frange estremistiche di sx, composte per lo più da persone carenti ideologicamente e culturalmente come manovalanza e di pochi fondamentalisti ideologizzati al vertice. I secondi plagiavano con il loro falso sapere i primi.

Individuato e preso un anello della catena bastava seguirne il concatenamento per smantellare la rete.

Poi, i capi, furono in parte graziati con provvedimenti ad hoc, tant’è che la maggioranza di questi è oggi libera non solo di andarsene per i fatti propri, ma anche di pontificare sui media e, talora, pure in alto loco.

I fatti eversivi di dx giacciono ancora oggi nell’oblio della verità, anche perché non vi era un concatenamento come a sx, ma singoli interessi che usavano manovalanza occasionale per colpire nel mucchio.

In pratica non vi fu un progetto politico, ma solo atti di terrore ideati per rinsaldare interessi corporativi, magari con il benevolo compiacimento di forze istituzionali deviate.

La DC ed il PCI erano un agglomerato di Correnti tenute insieme dalla contrapposizione vicendevole frontale.

In pratica non forze omogenee politiche, ma corporazioni tese a salvaguardare interessi più che principi e valori ideologici.

Il frutto di queste divisioni e lotte intestine tra Correnti non permise, dopo la morte del vero unico saggio, onesto e disinteressato vero Statista che l’Italia ebbe, De Gasperi, di sviluppare una vera linea politica basata su un credibile progetto ideologico/sociale ed economico.

Basti pensare a quanti Governi ci furono, alla loro breve durata e al sabotaggio continuo dei “franchi tiratori” che, più o meno palesemente, tenevano in ostaggio la maggioranza del partito, della coalizione e, perciò, della nazione.

I tanti decantati leader che si susseguirono, spesso come meteore, alla dirigenza dei partiti o dei governi, nella loro lungimiranza (?) politica tendevano non a sviluppare le forze sane della società, ma solo a cercare di preservare il più a lungo possibile il consenso ed il potere.

Perciò avvenne un sostanziale degrado del modo di intendere la politica, di praticarla e di svilupparla: si imbarbarì l’ideale nel “professionismo” continuo dei vari esponenti politici, che portò un’ovvia fitta rete di potere, di appoggi e di connivenza politica/economica/finanziaria.

Tralascio, ovviamente, il marciume amministrativo e clientelare che ciò portò seco e voglio solo ricordare ciò che Kärl Häbsburg, negli anni ’80, scrisse[7] sulla corruzione dei sistemi partitici italiani, anche se poi ciò venne alla ribalta giudiziaria oltre un decennio dopo.

E la fine della DC portò successivamente nel baratro pure il PCI, essendosi dissolto il collante che li teneva uniti: la contrapposizione frontale.

Pure la Chiesa[8], che aveva fiancheggiato apertamente l’apparente[9] partito confessionale, ne seguì la progressiva parallela decadenza, nonostante il Concilio Vaticano II°; e qua voglio riportare una profetica citazione dell’autore, citato prima, fatta sempre in quel libro:

Tra poco più di 30 anni nelle chiese si entrerà ancora; ma non più come ora per pregare, bensì per osservare le opere d’arte come ora in un museo.

La crisi attuale da dove viene? Dagli States come alcuni si intestardiscono a pensare?

No! Viene da una degenerazione occidentale progressiva ideologica, basata su alcuni importanti fattori avvenuti nel secolo scorso:

a) Sul decadimento culturale che ha basato il suo pensiero sul relativismo, sulla fenomenologia, sul personalismo[10] e sull’esistenzialismo.

b) Sulla concezione statale tesa a privilegiare lo sviluppo economico a scapito della Persona; perciò del gravame debitorio continuo che le teorie keynesiane portarono ovunque nel mondo, giustificate dall’esigenza di progresso e di un rapido e facile benessere.

c) Sul decadimento morale, perciò religioso, teso a privilegiare il benessere corporale egocentrico individuale come prioritario rispetto al fine comune escatologico esistenziale, perciò sociale.

d) Sul prevalere politico dell’interesse collettivo di minoranze che si sono arrogate il diritto di essere maggioranza, ma non Democrazia.

e) Sulla scomparsa di Uomini industriali che concepivano come filantropica la loro attività (vocazione) nella radicalizzazione territoriale e sociale.

f) Nell’intendere ecclesiale che ha favorito l’amministrazione economica e finanziaria dei beni secolari, anziché privilegiare la formazione etica dei fedeli.

Il grave fu che ciò non avvenne in una parte qualsiasi del globo, ma nella civiltà occidentale che esportò, col colonialismo e l’imperialismo, questi gangli perniciosi ovunque nel mondo.

Il decadimento di una società non è mai casuale; perciò l’attuale crisi finanziaria globalizzata, che ha innescato a catena il depauperamento del sistema economico, industriale e sociale, è il frutto dei decenni passati e, sottolineo, dei politici passati.

Vi è dunque la necessità, non tanto di ripensare le regole, bensì di idearne di nuove, attente e al servizio della Persona.

La Guerra non è una bella cosa, neppure se la si vede dallo schermo e sulle pagine dei media.

Certo, si vede il dolore e il terrore delle vittime (non solo morti), le distruzioni, i bagliori di luce e gli effetti quasi cinematografici di un Colossal. Si tende a … parteggiare.

Però non si percepisce la realtà.

Per rendersene conto bisognerebbe aver visto i corpi neri e carbonizzati dal napalm e il fetore di cherosene che si assomma ovunque alla carne bruciata e in putrefazione; oppure bisognerebbe essere stati operativi sotto un diluvio di fuoco, mentre con un gruppo d’intervento si è sul campo tra reggimenti che ti vengono addosso con scopi tutt’altro che pacifici.

Come pure bisognerebbe aver sentito le invocazioni di soccorso che in tali situazioni il debole e l’indifeso indirizza a chiunque; e la necistà di questo chiunque di non ascoltare, perché ciò sarebbe la propria fine.

Tanti vedono i caccia e i bombardieri strategici sfrecciare nel cielo. Non è un divertimento, ma un inno alla distruzione e alla morte.

Chi bombardò Hiroshima ebbe gravi turbe mentali e chi sgancia oggi il proprio carico di morte spesso si ritiene un eroe: l’eroe della nullità esistenziale.

Combattere per un ideale e per difendersi può essere un nobile ideale; ma bisognerebbe, prima, pure strenuamente combattere nella società perché ciò non dovesse avvenire.

Il benessere a spese altrui non è una conquista, ma solo un sopruso; ma ciò è avvenuto e tutt’ora avviene in finanza ed economia, che sono “oggetti” dell’operare politico.

I Democratici U.S.A. cominciano ad avere ripensamenti sulla capacità operativa del loro taumaturgo che si gloriò, in campagna elettorale, di professarsi “non nato in una mangiatoia”.

E noi, in campo nazionale ed europeo, stiamo attendendo con fiducia che sorgano i nostri politici a raddrizzarci la situazione!

Sicuramente, se l’economia reggerà e usciremo dal baratro, sarà perché milioni di persone lavoreranno sodo; e lo faranno non per comperarsi auto di lusso, ville, seconde, terze e quarte case, beni rifugio[11] e … lingotti d’oro, bensì per poter mangiare, allevare i loro figli e poter dar loro un’istruzione e un avvenire.

E se qualcuno ci verrà a dire, da qualsiasi pulpito, che dovremo rinunciare al superfluo e badare solo al necessario, beh, diciamogli chiaramente che cominci a farselo da sé perché il popolo già da tempo lo sta facendo.

E per popolo non intendo i “parolai” che vogliono guidarci stando nel privilegio e nel benessere, bensì tutti noi che non solo guardiamo a noi stessi, ma pure all’indigenza di chi ci sta vicino.

Quale è la migliore Costituente ovunque decantata come basilare alla nuova società, promessa e mai realizzata?

Lo spogliarci del nostro privilegio e soccorrere col capitale, con il pensiero, con l’azione e con il lavoro il nostro Prossimo da Samaritano, vedendo in quello una persona e non un oggetto al nostro servizio.

Perché la guerra non è solo quella che crea morte, ma anche quella che crea fame, disoccupazione, disperazione e sfiducia nel futuro nostro e dei nostri figli, procurata da alcuni che vogliono difendere solo il “loro” avere.




[1] - Benedetto XVI

[2] - 1618 - 1648

[3] - La Chiesa cattolica lo considera addirittura santo e padre di tutti i credenti nonostante sia catalogabile tra i personaggi mitici.

[4] - Cronache 1 - 2

[5] - Basti pensare anche ai Cristiani con le varie Crociate.

[6] - Risoluzione N°. 181 del 29-11-1947.

[7] - Filosofia, sociologia ed etica nel nostro tempo. - 1984

[8] - Più che la Chiesa la gerarchia ecclesiastica.

[9] - Perché i principi e i valori erano decantati, ma nella pratica continuamente disattesi.

[10] - Inteso non come valore di ogni Persona, ma come culto della persona, specie se al vertice del sistema religioso o sociale.

[11] - Da portare all’occorrenza in lidi più sicuri e remunerativi.

2 commenti:

Giuseppe Sbardella ha detto...

Ciao Sam, apprezzo sempre i tuoi commenti, ma mi chiedo anche se non sarebbe preferibile, per farne gustare meglio lo spessore umano e culturale, che tu li dividessi e ce li comunicassi a pezzi. A me piace leggerli così ma quanti sono oggi ad avere la tua e la mia capacità di lettura?
Un abbraccio

Sam Cardell ha detto...

Ti rispondo brevemente, Giuseppe, perché credo di averne già parlato dettagliatamente in uno dei miei articoli (Credo: I miei passi solitari in cresta – ottobre 2008).
Ti farò un esempio paradossale semplicistico.

Tu vedi una bella auto nel suo complesso e ti piace.
Forse non la saprai guidare, magari non te la potrai permettere e, probabilmente, la potrai ritenere superflua al tuo uso destinato. Però ti piace così com’è!
Se vai dal concessionario a visionarla quello te la mostra nella sua interezza e non ti fa vedere le ruote da una parte, il volante dall’altra, i pezzi non assemblati del motore e della trasmissione e tutto il resto sparso un po’ ovunque.
Il suo valore e importanza è nell’unità e questo è il suo pregio.
Poi se devi fare le riparazioni/manutenzioni allora vanno bene pure i singoli pezzi.

Lo stesso è per un articolo che viene “montato” secondo un determinato disegno e fine, così come un’auto. Ed io penso/scrivo o su tematiche che mi sono richieste, o in base ad un progetto culturale prestabilito.
Si deve pure considerare il target a cui è destinato ed i miei testi non sono per tutti.
Credo che il profano si fermerebbe entro le prime 10 parole. Ciononostante non mi mancano i lettori.

Se tu guardi l’articolo in questione tratto apparentemente di tematiche diverse, ma che però sono unite da un’unica causa ed effetto.
E il suo valore sta appunto in quella trattazione complessiva che lo rende completo, così come una bella auto o, perché no, una bella donna: pregi e virtù unite in un’unica persona o in un’unica cosa.
Perciò lo si può condividere, rifiutare o confutare in parte.
Poi, se mi concedi, sta al singolo lettore leggerlo a pezzi o d‘un fiato per gustarlo appieno.
Diversamente i libri non esisterebbero, ma solo tante pagine, o paragrafi sparsi, che non farebbero un’opera ma tanti singoli pensieri alla rinfusa.
Credo di essere stato esaustivo.
Sam