martedì 25 agosto 2009

Analisi transazionale e sottobosco culturale.

Parte II°

Di norma uno se la prende col peccato e non con il peccatore. Almeno così dovrebbe sempre essere.

Perciò procederò con la stessa regola etica.

Simone non è tra i miei amici, né tra i miei conoscenti o lettori. Sul mio blog, e sul mio articolo da lui citato, ci è arrivato “pilotato”. Difatti non è negli aderenti al gruppo; e non ha neppure la capacità conoscitiva di comprendere certi passaggi.

Nel gruppo c’è però Andrea, il quale, guarda caso, pur essendo su posizioni politiche e culturali diametralmente opposte a Simone, è suo amico: amico in Facebook; perciò per modo di dire. Diciamo: in modo telematico … soffuso.

Poi vi è il “tipo” che usò lo pseudonimo di “Amelia” e che con Andrea ha molti “interessi” in comune.

I tre (forse ho sbagliato il conto?) soggetti usano una terminologia e un modo procedurale di scrivere assai contiguo, perciò con analogie interessanti per uno studioso ed esperto: sono una miniera di dati e l’emblema della nostra società.

Eppure procedono su vie sghembe, mettendo in parallelo solo il linguaggio e il modo di interferire; quindi non di ragionare, ma solo di attaccare invece che saper controbattere.

Usano come istintiva difesa al mancato ragionamento progettuale il mentalismo di provenienza e il settarismo del colpire la controparte.

Tutti e tre sono vittime del mentalismo, perciò di quella visione della realtà che fa vedere le cose attraverso la mentalità e il modo di intenderla del vertice religioso o culturale/politico a cui soggiacciono: cattolicesimo integralista e leghismo popolano. Vedono nella “dirigenza” dei totem inattaccabili e … perfetti.

Nozionisti e sotto acculturati combaciano nella confusione della terminologia dei lemmi, confondendo l’intelligenza con tutto il resto, scambiandola con sapere, nozionismo, cultura e istruzione.

Sono un frutto della nostra società degradata, vittime essi stessi di chi li ha prodotti: virgulti incolti che cercano affannosamente e paradossalmente una loro entità sociale, trovandola alcuni nel credo religioso, altri nello spot politico propagandistico.

Sono incapaci di leggere e di comprendere (discutere fattivamente) una critica al loro operato o al loro scabro pensiero.

Sono soggetti che sembrano pragmatici, ma solo in quel falso pragmatismo della “o la và o la spacca” che esclude l’analisi e l’uso della ragione dal procedimento intellettivo: un procedere a casaccio e allo sbando.

Molti docenti universitari sottolineano come assai spesso troppi laureandi siano carenti, oggi, nella titolarità del linguaggio e non siano in grado di padroneggiare la scrittura, di parlare linearmente, di pensare e di progettare un discorso.

Si rinchiudono in una semiotica primordiale composta di gesti e luoghi comuni, di poche parole e priva di cultura profonda e radicata nelle proprie origini locali e nazionali.

Il carente uso della punteggiatura (orale e scritta) non è solo il loro punto debole, ma è per lo più l’indice che li raggruppa in categorie più o meno omogenee e spesso, nonostante l’apparente amicizia telematica, antitetiche; indica la confusione o l’assenza della capacità di ragionare e la trasversalità di singoli interessi.

Sono prodotti imberbi di una società che ha smarrito il suo fine esistenziale e che vaga a casaccio tra l’integralismo grezzo (non compreso) e il qualunquismo sociale.

Sono accomunati da un interesse istintivo primordiale: l’esigenza dell’apparire senza essere.

Ecco perché, invece di porre il ragionamento sulla logica dell’obiezione al discorso altrui, i soggetti citati attaccano la persona (controparte) in modo rozzo e pedissequo, ponendo la replica sull’offesa gratuita e su soggettive interpretazioni di fatti, immagini, o pensieri, fuori da ogni realtà e ragione. Prendono forza dalla legge della giungla e del branco.

Sono assolutamente incapaci di accettare una critica e di saperla valorizzare nel loro Io procedurale, perciò di crescita cosciente del proprio essere persona e cittadino.

Vi è in molti un’incapacità di analisi che trae le sue origini profonde da insegnamenti mancati, o errati, provenienti sia dalla Chiesa, sia dalla scuola, sia dalla famiglia.

Questi tre pilastri sociali hanno perso gran parte del loro compito educativo per molteplici e svariate cause che sarebbe troppo lungo, ora, analizzare.

Sta di fatto che la grave crisi e la recessione, che hanno colpito la società occidentale e non solo, traggono le loro radici profonde da quell’impoverimento continuo, etico e comportamentale, che nei decenni passati i pilastri sociali non hanno saputo dare, lasciando ai media il compito di proporre ed idealizzare una società dove tutto è facile, idilliaco e permesso. Uno stereotipo falsato tra la dicotomia della realtà e della speranza.

Il modello/mito proposto dai media, specie dai canali televisivi, pone in risalto non chi arriva ad un traguardo sociale e personale con il lavoro, la capacità operativa e l’abnegazione, bensì chi usa la furbizia o il caso (fortuna) per essere primo tra gli altri nell’apparire, nel potersi divertire e nello sprecare in spese superflue e inutili.

La vita si riduce a consumismo sfrenato, ad edonismo e a ricercare il facile guadagno/successo ad ogni costo e nel piacere personale anche a scapito degli altri.

Vi sono programmi televisivi ideati per rimbambire le persone, così come sul piano pseudo culturale primeggiano programmi dediti a giochi a premi, a lotterie, a gare di più o meno “famosi” idioti e a risse mediatiche spesso e volentieri non solo sportive, ma anche politiche.

Il soggetto spettatore si allinea e si impersona nel soggetto mito di turno, proprio come in politica, anche ad alti livelli, titolati onorevoli seguono l’onda senza una ragione programmata.

Seguo spesso per analisi dei politici e pure ne conosco. E molto spesso mi meraviglio, data la loro cultura, che alcuni siano a certi livelli o che, cosa assai peggiore, abbiano occupato e occupino posti di rilievo strategico per molto tempo.

Ciò è loro permesso da un semplice fattore: l’errata conoscenza (positiva e negativa) che l’elettore ha di loro; la conclamazione mediatica li fa apparire ciò che umanamente non sono.

E se tanto dà tanto è ovvio che poi la politica proceda a casaccio, non producendo programmi completi e alternativi agli altri partiti, ma rincorrendo il semplice fatto attuale: si fa del qualunquismo o, ben che vada, del relativismo personalista.

Sento, spesso, rinomati politici innalzare la bandiera di noti politici del passato che nella storia patria hanno fatto il loro tempo e creato danni considerevoli. E li indicano come loro “maestri” a cui richiamarsi!

La politica va analizzata nel lungo corso in base ai risultati che poi arreca nella società e non in base alla notorietà pubblica del momento.

Ma, chi se lo ricorda se mezze cartucce della storia vengono additate come insigni statisti? Eppure basta provare a seguire certa gente per averne la certezza assoluta.

Perché, come affermavo tempo fa, essere esponente politico è un conto e essere uno Statista un altro. Lo Statista vero ha sempre la maiuscola; e questi si contano sulle dita di una mano in ogni secolo.

Simone cita dei blog “famosi”, dove afferma testualmente, per istruirmi ed aggiornarmi: “ti informo che i veri blog vedi i piu famosi e interessanti …” e “loro pubblicano tutto e di piu tutto quello che i vari utenti gli mandano nel bene e nel male …”; e confonde il famoso con il noto e il modaiolo.

Peccato che siano web qualunquisti dove si cavalca l’onda per polarizzare la massa e non per proporre linee correttive per la società. Difatti vi si pubblica di “tutto e di piu”, comprese tutte le demenze di questo mondo atte a ingrassare l’ignoranza dei “polli” che si cibano, golosi, dei vermi … intellettuali.

Perché oggi i partiti qualunquisti e populisti ottengono voti più degli altri? Perché operano spesso sul relativismo personalista, perciò individualista, che coglie l’esigenza momentanea e urgente dell’individuo, dimenticando le altre e le … future.

Raccolgono voti di protesta!

Ad un conoscente politico tempo fa confutavo alcune sue affermazioni pubbliche relative all’immigrazione clandestina, evidenziando che non è sufficiente contestare l’operato governativo, ma bisogna soprattutto avere un programma alternativo in grado di risolvere il problema, giusto o sbagliato che sia. Però bisogna averlo se non si vuole fare del solo qualunquismo e populismo, o sterile polemica.

Non si può programmare, discutere, confrontare o migliorare un progetto che non c’è!

La scuola oggi è frantumata in mille rivoli e non si può pretendere che l’eccellenza alberghi in ogni paese dove si fissa una sede universitaria.

Politica e sindacalismo han fatto della scuola (e pure di tutto lo statalismo) una cassa di occupazione (in tutti i sensi) e di compensazione sociale. E l’han fatto fiancheggiando e appoggiando i noti politici che oggi richiamano come loro “padri e maestri”.

I danni sono sotto gli occhi di tutti e il risultato – i tre soggetti d’esempio del nostro discorso – ne sono il frutto degenere; ma pure la cultura e la capacità politica di alcuni esponenti attuali è emblematica in tal senso.

Questo è il grande scandalo del nostro tempo!

Qual è il trait d’union che lega la base alla dirigenza politica o religiosa? Il percepire l’esigenza di un problema in un determinato modo senza per questo saperlo risolvere.

Seguo la Lega dal suo sorgere e sempre ho stigmatizzato l’inesistente caratura culturale. Difatti i dirigenti attuali di spicco, quelli di lungo corso, pur dopo 3 lustri di esperienza politica sono ancora grezzi nell’affrontare le vere problematiche che sono sul tappeto[1].

Per ovviare a questo problema e per darsi una parvenza culturale cercarono di affiancarsi a Miglio e al suo Gruppo di Milano; ma l’idillio, per incapacità oggettiva di percepire la cultura, e con questa le problematiche reali, naufragò ben presto. Difatti non basta ascoltare per comprendere; ma bisogna avere anche una base culturale per recepire.

Ciò che impararono bene fu di radicarsi sulle problematiche locali, specie tra il popolo, perciò tra i meno acculturati.

La conseguenza pratica fu che dietro all’integralismo territoriale di facciata si celavano esigenze sociali disparate che non potevano essere affrontate in modo trasversale. Perciò nacque l’esigenza di scaricare i mali nazionali dell’imperfezione del sistema politico su spot propagandistici semplici e populisti.

I cattolici oggi sono in minoranza e allo sbando ideologico: senza un partito, frantumati in mille rivoli, senza un’ideologia e senza una cultura specifica.

In questi ultimi giorni mi sono “goduto” alcune superficiali annotazioni sull’ultima Enciclica papale, che non porta alcun contributo pratico alla società.

È, però, osannata dai più al pari del discorso di Obama al Cairo: puri idealismi senza un peculiare programma pragmatico.

E a farli chi troviamo? Un populista della politica (sceso già sotto la media di consenso) e un religioso ancorato al relativismo personalista fenomenologico. Dubito che con il proclamare dei soli principi etici si possano risolvere i problemi sociali e mondiali.

Eppure entrambi i testi possono essere considerati una conclamazione astratta di principi etici universali. Tant’è che veri analisti, anche se pochi, lo hanno rimarcato quale massimo punto debole (errato) filosofico.

E chi attrae una simile conclamazione? Chi non è in grado di analizzare e di programmare perfettamente una realtà sociale. Perciò chi si avvale di miti e di simboli per sperare in un mondo migliore.

Carlo Maria Martini non è tenero verso la Chiesa e critica pure un’importante enciclica paolina (Humanae Vitae).

Se lo facessero altri verrebbero tacciati di arroganza e di presunzione, specie dall’integralismo cattolico; e personalmente lo posso testimoniare.

Ma essendo un personaggio che sa costruire e non solo ideologizzare non può essere tacciato di supponenza considerata la sua grande caratura e carisma.

Alcuni mi hanno fatto notare che con il porporato ho in comune la critica costruttiva e il procedimento progettuale, oltre al modo logico e ferreo di procedere nella tematica e nella programmazione del discorso. Si dice che siamo molto in sintonia e sempre propositivi nell’analisi, nei contenuti e nei fini.

Ma, al di là di queste tenui considerazioni, val la pena considerare che la critica propositiva non intacca il concetto analizzato, religioso o politico, ma lo arricchisce di altre possibili varianti che meritano di essere prese in considerazione.

Un papa è Papa nelle sue funzioni religiose, come lo è una carica istituzionale civilmente; ma non per questo possono aver sempre ragione ed essere il limite intellettuale oltre il quale non si può mai andare, specie se fuori delle funzioni istituzionali loro proprie. Perciò il loro pensiero, come quello di chiunque altro, è sempre perfettibile, discutibile, analizzabile e da recepire con la ragione dell’intendere, del condividere o del dissociarsi in modo propositivo.

Siamo tutti uomini che possono sbagliare!

Alcune aziende hanno, in questi ultimi anni, sottoposto i loro manager a corsi di analisi transazionale, anche se relativamente ai compiti manageriali: i risultati sono stati molto incoraggianti sia umanamente che finanziariamente.

Forse, a simili corsi, bisognerebbe indirizzare anche i politici e, perché no, pure i religiosi. Vedo, infatti, molto integralismo, populismo e qualunquismo in molti, che si ripercuote a cascata sui vari seguaci a discapito della società tutta.

Il sottobosco culturale, proprio e dei seguaci, viene spesso considerato un tabù che è meglio non affrontare, perché ciò implicherebbe l’elevare culturalmente il Popolo, perciò l’avere meno seguito e più analisi critica sul proprio operato e pensiero: crollerebbe il mito avvicinandolo alla realtà.

Data la complessità della tematica affrontata mi trovo costretto a prolungare oltre il discorso; perciò ad aggiungere in futuro una terza parte che concluda il tutto.




[1] - Basti dire che a ferragosto (e sempre dalla stessa località) ricompaiono puntuali come il cucù, da 17 anni, le solite sparate sull’inno, sulla bandiera e su altre simili amenità da spot pubblicitario. E la stampa, sempre, a amplificare ogni volta il solito discorso con tanto di commentatori politici, sociologi, esperti …

mercoledì 29 luglio 2009

Analisi transazionale e sottobosco culturale.

Parte I°

Ho pochissimo tempo a disposizione; e, perciò, questo articolo lo divido in due parti.

La prima riporta la causa/input che lo ha prodotto con brevi note; la seconda, che svilupperò più avanti, entrerà nel merito della discussione relativa al titolo.

Un giorno mi arriva una breve mail da Facebook; la guardo e, considerato il contenuto, la giudico spam. In questi mesi ho ben altro a cui pensare (e lavorare) piuttosto che dar corda alle idiozie di un villano patentato.

Passano altri giorni e il tipo si rifà vivo con un’altra mail, più breve e dello stesso tono.

Concludo che il tipo vuole una risposta: ha l’ossessione dell’insicurezza che non l’abbia letto. Perciò decido di accontentarlo seguendo la sua stessa ragione comportamentale d’esistenza.

Clio, che ha l’accesso a tutti i miei dati di simbiologia (al pari di mia moglie), fa alcune comparazioni e mi sforna un dossier e una serie di informazioni preziose: giovane, sotto acculturato, scarsità di linguaggio (vocabolario), da cultura rossa convertitosi a iscritto leghista, socialità inesistente, qualunquista e …; per non tralasciare nulla mi fa perfino una descrizione fisica eccellente nel risultato e non per il soggetto.

È una di quelle persone che alcuni direbbero che è meglio non incontrare, anche perché la loro presenza non può portare nulla di buono.

Clio, tuttavia, mi da due input fenomenali, relativi all’analisi transazionale e al sottobosco culturale.

Allego pertanto il testo della corrispondenza intercorsa perché mi sarà utile al discorso.

Gentile Simone B……[1],

quelli che riporto sotto, con il copia/incolla, sono i due civili messaggi che mi ha fatto pervenire da Facebook e di cui la ringrazio pur nella diversità di visione che ci contraddistingue; ma siamo in democrazia e ognuno esprime ciò che può.

Il suo breve testo mi è stato assai utile per aggiornare un interessante spicchio di società! Potrei ipotizzare, visto il linguaggio, pure l’appartenenza politica senza tema di sbagliare e la sinapsi procedurale degenerata.

Sono in ritardo a risponderle; ma ciò è dovuto al fatto che uso assai raramente Facebook, obsoleto giocattolo nazionalpopolare e non pertinente strumento di lavoro.

"HO LTTO LA TUA DISCUSSIONE IN MERITO AL'ARGOMENTO SU:Vento di Centro (3-4
Aprile 2009) SECONDO ME SEI DAVVERO PATETICO E PENOSO A DIRE E PENSARE CERTE
COSE NON SO CHI SIA MA SE TU PENSI DAVVERO A CERTE COSE C'E' DA METTERISIU
LE MANI NEI CAPELLI :-("

e poi ancora

"ho letto il tuo blog dvveo penoso ma tu prima di scrivere certe frasi collegi il cervelle con le mani????"

Non ho capito (eufemismo) qual è il suo vero problema che mi vuole comunicare: anarchismo concezionale, fondamentalismo personale, finalità politica settoriale, libera espressione di dissenso, tentativo di dialogare, sindrome d’Adamo, insofferenza a leggermi, incapacità sociale, familiarità di rapporto … e via dicendo.

Perché proprio di problemi si tratta e … grossi, direi.

Forse lei si ritiene incoativo; ma siccome conosce già, presumo, il mio ultimo articolo “Un discorso contorto e interessato.”, la mia risposta al suo pensiero e ai suoi vaneggiamenti isterici la conosce già, anche se lei non intende solidarizzare con gli interessati per opposte sinergie politiche.

Lei, afferma, si mette le mani nei capelli. Sicuramente non me le metto per lei, né per quanto esprime; e neppure per eventuali zelanti “rondaioli[2] del libero pensiero, depressi interiormente da arcaico integralismo civile sfociante nell’ignoranza assoluta.

Vorrà dire che quando trova un mio articolo, o in rete o su carta stampata, eviterà di leggermi per non impazzire; come pure eviterà di sfogliare un mio libro per non deprimersi; oppure non seguirà una mia conferenza o un corso di Master, come non guarderà una mia rara comparsa in televisione.

Ma forse … lei l’han messo a fare la sentinella. Non che gliel’abbiano comandato, beninteso; ma lei da buon attivista lo ritiene un dovere di volontariato. Peccato che per abbinarsi bene non si accompagni al fedele quadrupede per antonomasia, perché in questo modo guadagnerebbe due medaglie in un sol colpo.

Lei dice che non sa chi io sia.

Le rispondo succintamente: uno che ha il coraggio delle sue idee in un mondo dove il mentalismo imperversa!

Quello dei suoi “idoli” per cui lei stravede.

Vorrei chiudere, se mi permette, con la stessa franchezza da lei usatami, commentando il suo breve testo.

In circa 40 parole (articoli e congiunzioni comprese) ha inanellato tanti strafalcioni lessicali, ortografici, sintattici e grammaticali degni di un genio della … cultura.

Sicché la conclusione mia personale pare assai ovvia: quanto può capire di un testo complesso?

La risposta naturale viene da sé.

Non per questo mi metterò le mani nei capelli per lei.

Forse sarò “patetico”; ma, le assicuro, non una … peripatetica.

Me lo immagino pure, considerate le sue parole, con la faccia da lattante e da suonato, perso dietro ad ideali di grandezza che solo uno non cresciuto può vagheggiare. Mi consola il fatto che con lo scorrere degli anni migliorerà pure … lei e che le delusioni future su una politica reazionaria e razzista la faranno … maturare.

I miei blog le sono … indigesti per una semplice ragione: chi ha un vocabolario di sole 300 parole (sono stato ottimista) non può fare molto altro che non … comprendere, per il semplice motivo che ragiona con quello strumento che di norma viene comandato tramite la ghiandola cerebrale dell’ipofisi.

Ecco perché lei non comprenderà neppure la mia risposta che attende con … ossessione.

Perciò, per farla felice e famosa, pubblicherò nei prossimi giorni questo mio testo sui miei blog, accompagnandolo con alcune annotazioni di merito.

Sicché lei otterrà imperitura fama e onore quale eroico attivista rondaiolo e alle prossime elezioni la candideranno per un sicuro posto nella gerarchia …

Credo di averle già dedicato troppo tempo.

Perciò la ringrazio dell’attenzione.

E in futuro, se del caso, ponga le domande e il discorso in modo pertinente; prima, però, cerchi di mangiare molta “polenta”, come i suoi adorati idoli culturali, per comprendere bene ciò che vuole … diventare da … grande.

Con simpatia.

Sam

Il tipo, inviperito, rispose così:

carissimo sam te sei savvero un mentecatto perche non dici la verita????
come mai hai fatto leggere ad una certa xxxxxx
[3] quello che ti ho
mandato???? avevi paua che io avvessi ragione tante e' vero che pure li mi
ha dato ragione nel senso che quello che scrivi non lo condivide e sai la
domanda che mi sporge spontanea nell'argomento: vento di centro cerano
parecche persone che non la pensavaano come te e pure questa xxxxxx
sai...1+1=2 la matematica non e' un opzional quello che ti voglio far capire
e che nonostante tutto che sei testardo immaturo e haime lo devo dire che
non sei capace di intendere e di volere quello che scrivi nei tuoi blog
sempre se si chiama blog perche ho pure saputo che se uno non la pensa come
te tu lo cancelli infatti il tuo non e' un blog ma e' una e vera CAGATA
PAZZESCA come citerebbe il mitico "fantozzi" ti informo che i veri blog
vedi i piu famosi e interessanti: beppe grillo loro pubblicano tutto e di
piu tutto quello che i vari utenti gli mandano nel bene e nel male e non
come te che modifichii vari articoli a tuo piacere per screditare oppure li
"banni" solo per farti notare o farti sembrare piu intelligente degli altri
vero???? comunque molte persone non la pensano come te un motivo ci sara o
no??? te visto che non ci arrivi con la tua testolina te lo dico io quello
ce tu dici o metti E UNA VERA CAGATA PAZZESCA perfino un bimbo di 7 anni lo
direbbe se leggesse uno dei tuoi inutili blog pero dai un'ultima cosa te la
devo dire....quando leggo i tuoi "articoli" 2 cose faccio:

1- mi scompiscio dal ridere che e' come dicono i medici un ottimo rimedio al
giorno d'oggi forse i veri pagliacci dovrebbero leggere quello che scrivi
per far ridere di piu la gente

2- ho pure scoperto che quello che scrivi e' davvero un ottimo purgante sai
ti faccio davvero i miei complimenti

tuo con affetto
SIMONE B……

Così contraccambiai:

Bravo, Simone!

E grazie di ciò che già sapevo e anche di quello che non … sapevo d’aver fatto.

Vede che un’utilità sociale i miei blog l’hanno? Difatti la fanno divertire e pure andare di … corpo.

Ciao; e non se la prenda per quanto immagina solo lei.

Cerchi solo di migliorare e fare meno errori (problemi).

Le auguro ogni bene.

Sam

Ovviamente i testi riportati sono interessanti non per il soggetto che li esprime, ma per illuminare una determinata inesistente cultura di una parte della nostra società.

Il comportamento del soggetto è identico a quello di quel piccolo studente della Primaria, capace di marachelle inenarrabili; perciò la maestra, dopo averlo aspramente redarguito, oppose sul suo quaderno una bella nota per i genitori.

Il bimbo, non sapendo che dire, così la apostrofò testualmente: “Brutta troia d’una brutta puttana, è tuo il quaderno?”.

Insomma vi è troppa gente che non conosce la differenza esistente tra i seguenti lemmi, confondendoli e sovrapponendoli: cultura, sapere, istruzione, nozionismo. Proprio come moltissimi confondono, associandoli, i due termini: fare all’amore = fare sesso.

Ciò implica un’asocialità preoccupante.

Ciò che esprime il soggetto è chiaro: l’anarchia del branco e l’incapacità di intendere. Il suo modo di scrivere è emblematico in tal senso.

Controllando i vari gruppi di intersecazioni di amici, Clio trovò molte contiguità tra i diversi soggetti interessati dai vari articoli citati, anche se posizionati culturalmente e politicamente su opposte spiagge.

Facebook, ovviamente, è spesso un contenitore mercificante dove il soggetto si pone in vetrina nell’avere più amici che tali non possono essere: Narciso tenta di diventare attore virtuale nel computo numerico, senza avere alcun merito se non quello del dichiarare la sua assoluta ignoranza sia relativamente al concetto di amicizia, sia nella reale conoscenza delle persone.

La sinergia di appartenenza al branco è un cieco istinto di esistere, anche se poi nel branco ci si dilania dove aver tentato di dilaniare la preda.

Vi è da chiedersi chi ha prodotto una tale cultura della foresta e in questo potrebbe esserci d’aiuto Sesac.

Ma ci sarà tempo, più avanti, per ampliare e completare il discorso.




[1] - Siccome il soggetto mi ha inviato dei messaggi personali e privati, per pietas latina ometto il cognome.

[2] - Neologismo personale per gli addetti alle nuove “ronde

[3] - Per rispetto della privacy della persona citata, ho preferito l’anonimato delle xxxxxx, considerato anche che l’ipotesi di Simone, sul fatto che faccia leggere ad altri le sue interessanti farneticazioni, esiste solo nella sua testa.

mercoledì 10 giugno 2009

Un discorso contorto e interessato.

Il presente articolo è una risposta dovuta ad un commento non troppo amichevole rivoltomi, nella convinzione che non l’avrei pubblicato.

I due articoli precedenti non sono piaciuti all’“anonima” interessata che si è firmata con un nome di fantasia.

Eppure in questi non vi erano link che potessero ricondurre alla persona in oggetto, né si specificava dove la discussione era avvenuta.

Quello che comunque ritenni poco ortodosso fu il fatto che nel giudizio partigiano si colpiva non solo la mia persona, il che sarebbe stato irrilevante, ma pure tutti i lettori, gli amici e chi aveva posto commenti sui miei articoli.

Alcuni lettori si sono premurati di dare direttamente una risposta all’interessata; avendone ora tempo pubblico pure la mia.

Un discorso contorto e interessato.

Cara Signora Amelia Tricot,

considerato che altri le hanno già dato molte risposte, circoscriverò assai la mia.

E per un semplice motivo: il problema altrui, quindi suo di relazionarsi, non deve mai diventare il mio.

La condenso in tre punti.

Il primo riguarda la storia sapienziale relativa al padre, al figlio e all’asino.

Il padre cavalca l’asino e il figlio gli va appresso. Arrivano in un borgo e la gente commenta: “Guarda, lui se ne sta sull’asino e il figlio, poveretto, a piedi.”. Allora scende e fa salire il figlio. La gente commenta: “Guarda, il giovane cavalca e il genitore a piedi. Che vergogna!”.

Perciò monta pure lui sull’asino insieme al figlio e altri commentano: “Povera bestia, tutti e due la cavalcano insieme.”. Allora scendono entrambi e procedono a piedi. I passanti mormorano: “Quanto sono sciocchi; invece di cavalcare se ne vanno a piedi.”.

Il padre, allora, fa come gli pare e se ne frega dei commenti altrui.

La stessa cosa faccio io: faccio ciò che ritengo giusto per il mio sapere e la mia coscienza, non ascoltando mai i commenti altrui; perciò pure i suoi.

Ciò si basa sulla concezione che ho di me stesso: conosco i miei pregi e i miei difetti meglio di chiunque altro; ne consegue che la sua idea non cambia nulla a ciò che sono. Mi lascia perfettamente indifferente!

Lei usa l’idea del pavone e potrebbe essere appropriata.

In verità per fare il pavone bisogna averne il fisico, o, se preferisce, le capacità operative e intellettive per poterlo fare. Lei ha mai visto un’oca fare il pavone? Fa solo l’oca, appunto perché non ha i pregi del … pavone.

E il pavone è superbo per gli altri - le oche - che non riescono a fare altrettanto; ma in natura è per lui un atto naturale e normale. Per gli altri - le oche di prima - è solo un giudizio malevolo e dettato dall’invidia del non saper fare altrettanto.

Amo ammirare il pavone nella sua bellezza e nel suo splendore, cogliendo nel suo essere interamente pavone il dono e la grazia del creato; lei sicuramente no!

È vero che scrivo articoli o posto commenti su dei blog, ma solo perché mi hanno espressamente invitato a farlo. Perciò un motivo per l’invito ci sarà.

Ho rifiutato pure collaborazione con altri, per motivi personali che tengo per me.

E lo stesso faccio, e ho fatto, sulla stampa.

Educare è la stessa cosa; e il correggere gli errori procedurali, pure.

Perciò lei proceda pure ad applaudire ed a esaltare i pii giovani, pur encomiabili, che non vedono oltre il proprio naso e che scambiano il cristianesimo per regole scritte su un libretto e da seguire alla lettera senza ragionare. Non gliene farò una colpa.

Essere in amicizia con una persona non vuol dire condividere tutto. Però la diversità crea valore aggiunto, perché arricchisce nella testimonianza e nel saper valorizzare e riconoscere le ragioni altrui.

Dio giudica l’operato umano perché conosce ogni cosa. L’uomo si arroga solo questo diritto senza saperlo fare.

Lei, inoltre, dimostra di conoscere bene i miei articoli e pure i commenti che alcuni lettori hanno fatto.

Perciò: che ci fa sui miei blog tanto attentamente, cerca solo il pavone o qualcosa d’altro?

Lei prepone alcune frasi di un politico per attingere verità al suo giudizio. Dice che ha molta stima di lui perché visita il suo blog. Io, oltre a postare talora articoli o commenti sul suo blog, lo incontro pure di persona e ne conosco pregi e difetti.

Vede, i politici li ho sempre guardati dall’alto in basso e mai viceversa, forse anche perché ne conosco diversi e so quanto possano valere umanamente e culturalmente. E il politico raggiunge importanza sociale per il voto dell’elettore e non … viceversa.

Comunque nessuno è detentore della verità e spesso i suoi ideali si scontrano con il suo reddito, perciò con l’interesse privato. Il che non è poco specie se è alto.

Chi declama concetti altrui senza saperli parafrasare a fondo, conclama solo un mondo filosofico superficiale, dal quale trae punti di appoggio che spesso portano a congetture errate.

Lei, ovviamente, partendo da alcune affermazioni, fa di ogni erba un fascio a proprio uso e consumo, accomunando alla mia persona dei miei amici e conoscenti - lettori e religiosi - in una condanna assoluta e perciò integralista.

Vedo tanta confusione nel suo procedere logico discorsivo e la negazione di quegli stessi principi e valori che innalza per bandiera.

Lei parla di “invidia senile” e di altre simili amenità dialettiche.

Provi solo a chiedersi di cosa dovrei essere invidioso: della carriera di un ragazzo non ancora iniziata?

Gioisco sempre dei successi altrui perché sono utili alla società.

Però se analizzo il cui prodest, l’incedere dei suoi paragrafi, la terminologia usata, la punteggiatura e le procedure di accesso al social network giungo ad una sola lapidaria conclusione, specie se faccio abitualmente ricorso, per sicurezza, ad un register of origin.

Ed allora l’arcano anonimo si incarna perfettamente in un nome e cognome che, cara e gentile Signora Amelia, mi consenta di tenere … solo per me e per quelli che l’hanno comunque già ampiamente capito.

Avesse una S in più (Triscot) sarebbe una splendida e avvenente fanciulla!

Cari saluti con immutata amicizia.

domenica 24 maggio 2009

Comprendere e colloquiare.

Alcuni lettori si lamentano perché da un po’ di tempo sono “troppo assente” nel pubblicare articoli.

A tutti faccio semplicemente rilevare che la vita non si compone di soli articoli, ma di priorità nel procedere giornaliero.

Perciò sono obbligato a fare di necessità … virtù.

Purtroppo questi impegni assunti mi condizioneranno per diverso tempo.

Uno ha notato un mio commento di risposta altrove e mi ha sollecitato a pubblicarlo sul mio blog, ritenendolo interessante anche se breve. È datato.

Non voglio entrare in dettaglio nella tematica che lo ha prodotto anche perché in parte personale.

Mi limito, perciò, a pubblicarlo senza altro commento.

Non aveva neppure un titolo ed allora gli do semplicemente questo:

Comprendere e colloquiare.

Spesso capita che qualcuno non accetti una specifica critica politico/sociale al proprio pensare. E questo ci può stare.

Quello che non ci può stare, e lo dico col sorriso sulle labbra e con la serenità di sempre, è che la scambi per un teorico aggancio personale, scendendo nell’eterolalia compulsiva del dialogare fanciullesco, travisando i concetti seguiti e portando il tutto su un pedissequo attacco personale.

È un modo come un altro per mettersi l’aureola. Ma questo non mi interessa, né mi disturba, essendo in una società democratica.

Ho citato, contro la mia abitudine, una mia specifica esperienza. Forse a qualcuno questa esperienza vissuta, e riconosciuta a suo tempo anche dai media, da fastidio, come se il tarlo dell’egocentrismo narcisista lo rodesse. Ma pure questo non è un problema mio.

La mia citazione era solamente relativa ad una mia interpretazione, espressa da due lettori, nella quale ravvisavo che mi si addebitasse un attacco all’integrità cattolica: un attacco laico/agnostico e relativista.

Il ritenermi un “vero” credente non inficia l’esserlo altrui, bensì ribadisce il concetto che tra il credere e il pensare vi è una certa sostanziale differenza.

Antonio, e altri, hanno inteso benissimo il discorso e l’esigenza di non asserragliarci nel ghetto confessionale.

È inutile dirlo e ribadirlo: siamo in netta minoranza (e divisi) e non si costruirà niente di grande per la società puntando solo sull’integralismo del nostro credere.

Dobbiamo aprirci agli altri negoziando nel confronto, valorizzando sì i nostri Principi, ma nella certezza che pure gli altri ne hanno. Il Samaritano era forse credente? Sì, credeva; ma diversamente dagli altri, pur nel suo paganesimo.

L’essere credente non è automatico con l’essere nella verità. Spesso i miei studi hanno evidenziato il contrario, specie là dove l’alienazione mentale dà una certezza assoluta al proprio personalismo fideista. Ma questa non è più religione, ma solo deismo personalizzato.

Sono solito, da sempre, dialogare con tutti, spesso anche con chi cerca di travalicare il rispetto reciproco mettendola abitualmente sulla contrapposizione frontale. E non ho mai guardato al colore politico o fideista della persona, ben tenendolo però presente quale parametro analitico.

Tutti (chi di una certa età) siamo stati giovani e di quel periodo ricordiamo anche gli sbagli e le certezze dovute alla nostra limitata esperienza e … sapere. Che poi abbiamo rettificato, correggendo la nostra esuberanza non solo fisica.

Quando mi trovo davanti a certe situazioni penso semplicemente alla difficoltà che si incontra nel costruire anche se limitatamente al solo campo cattolico; permango tuttavia sempre ottimista: ottimista nella buona fede altrui anche quando scende a infimi livelli.

Le mie analisi sono di solito comprese e condivise, anche se non sempre nella totalità del mio pensare. E i lettori lo evidenziano.

Poi, vi possono essere differenze interpretative dovute a dei “distinguo” particolari, vuoi per una mia eventuale inefficienza nel comunicare le idee, vuoi per l’inesatta interpretazione altrui delle stesse.

Non siamo nel regime teocratico iraniano dove la democrazia è inesistente e il diritto costruttivo di critica negato.

Siamo in un Paese sì in crisi, ma per ora ancora vivace e che, lo credo fermamente, ce la può sempre fare.

E finché la libertà di pensiero sarà ancora garantita, esporrò sempre la mia contrarietà politico/sociale a chi vuole costruire (utopisticamente) qualcosa di grande con l’imporre dottrinalmente, e non democraticamente, la propria idea, nella convinzione che il costruire non lo si può fare nell’asserragliarsi personalista.

Tutti i luoghi sono buoni per costruire; e lo sono pure tutti i momenti.

La società non è il gioco delle figurine dove vi è uno scambio interessato, a costo zero, teso all’avere, al possedere ed al godere; bensì è un’agorà dove necessita non solo saper riconoscere i propri principi e valori, ma pure dove questi basilari ingredienti del vivere comune vanno analizzati e perfezionati insieme a “tutti” gli altri.

Diversamente si cade sempre nell’integralismo idealista (politico o religioso) dove agli altri si addebita la propria coda di paglia che sta bruciando e che, immancabilmente, invece di scottare l’altro incenerisce il nostro deretano.

Ed allora non solo i parametri analitici sono esatti, ma pure perfetti. Piaccia o non piaccia!

La nostra società sta sfornando correttivi talora eticamente contrastanti; sono l’indice del malessere etico/sociale che ci pervade e della caduta di una certa cultura, specie di quella politica e democratica, ma, aggiungerei, pure religiosa.

Tutto ciò traspare non solo nelle ronde di nuova costituzione, ma pure in quell’integralismo religioso liberticida della libertà di pensiero che specie in basso, ma talora pure in alto, sovrappone il proprio Io esistenziale all’altrui essente.

L’unico rammarico mio è che troppa gente non se ne avveda e proceda imperterrita ammantando il tutto con la falsa bandiera della libertà: la propria.

Con simpatia a tutti.

sabato 9 maggio 2009

A Andrea.

Spero che non ti offenda, Andrea, se ti dedico una risposta.

Innanzitutto ti ringrazio per l’insegnamento impartitomi, che, in verità, mi ha fatto sorridere.

In proposito sarò più preciso: quando analizzai la tua foto vidi un ragazzo vispo, intelligente e reattivo, ma ne vidi uno, simultaneamente, anche integralista, istintivo e riottoso alla ragione. Sicché le (possibili eventuali tue) conclusioni erano logiche come la tua … risposta.

Infatti, tu sei stato poco attento a quanto ho scritto: le mie osservazioni erano solo marginali al tuo “proclama” politico che non è altro che un proclama religioso. E, appunto per questo, integralista.

Ti impelaghi in concetti difficili e non per il significato italiano a loro attribuito, ma perché questi debbono essere supportati da una base filosofica, senza la quale appaiono “concetti” astratti e indefiniti.

Ma, se tu vorrai approfondire la tematica, puoi andare a rivederti il mio articolo “L'ignoranza del concetto di laicità e di etica in democrazia.” e comprenderai perfettamente il senso di laicità nella società.

Parli di Centro e citi il tuo discorso preparato per un eventuale intervento.

Fiuti aria di novità e di cambiamento e lo colleghi all’andare a messa in S. Pietro. Che c’entri questo (atto privato) con una riunione politica non si capisce bene, se non a qualificarti (in senso positivo) da solo.

Poi ti addentri in un’analisi politica dell’operato governativo, scambiandolo con quello legiferante del parlamento, perciò della maggioranza.

Infine declami l’equidistanza tra dx e sx, come se queste fossero due punti geografici.

I cattolici, per tua somma sfortuna, sono schierati chi a dx, chi a sx, chi al centro e chi con … nessuno. Sono accumunati da un lemma comune (cristiano/cattolico), ma difficilmente quantificabile.

Sicché poi non si capisce chi sia il cristiano, chi il laico e chi … altro; oppure che differenza esista tra i vari … cristiani.

Forse, per capirlo, avresti dovuto essere a Belfast alcuni decenni fa; ma ti può bastare la … storia.

Affermi che “ non condivido tutto quello che hai scritto”.

Questo è un tuo punto a favore perché significa che hai le tue idee. E queste, sbagliate o giuste che siano, è sempre meglio averle.

Possono, comunque, sempre essere … migliorate.

Dottrina sociale della Chiesa, dici; e mi citi pure l'art (3) della Costituzione.

La Chiesa (o se preferisci “chiesa”) è una branchia sociale che raggruppa dei cittadini in base ad un intendere comune. Non è, perciò, la Società, ma una parte della società. È per natura confessionale e perciò settoriale.

Diversamente, come Gerarchia, è identificabile ad uno Stato, per quanto minuscolo, e perciò ad una certa dirigenza.

Le religioni, come saprai benissimo, sono delle ideologie e hanno una particolarità importante: sono utopie assolute!

La loro forza sta nel poter essere quantificate e valorizzate in modo individuale, perciò, relativamente al cattolicesimo, in maniera personalistica. Sicché la “coscienza” individuale ha un valore assoluto ed è prioritaria alla gerarchia. Perciò, teoricamente, vi sono molteplicità infinite di intenderla quanti sono gli aderenti.

Pure altri concetti sociali sono utopie, come ad esempio quello di democrazia, fascismo, socialismo, anarchia …; la loro forza sociale sta nel cercare di costruire un modello perfetto di società che mai si riuscirà a raggiungere, neppure effettuando un cammino di … miliardi di anni luce.

Lo stesso discorso vale per altre terminologie da te usate, come ad esempio Bene comune. Se questo fosse quantificabile allo stesso modo in tutti i cittadini (e credenti) il ricercarlo sarebbe facile e si comprenderebbe perfettamente chi lo persegue e chi lo contrasta; ma siccome tutti lo declamano e non si … vede, ne consegue che questo è vincolato a degli interessi che possono essere contrastanti secondo l’appartenenza alle varie classi sociali.

Perciò la Dottrina sociale della Chiesa deve essere rivolta al solo credente e non alla totalità della società, anche se sarà poi compito del credente cercare di farla condividere pure al resto della società.

Se la società fosse tutta “cattolica”, perciò Chiesa, il problema non esisterebbe perché sarebbe della totalità, perciò identificabile alla legge statale; e ciò avvenne quando la Chiesa era Stato teocratico.

Lo è Stato pure ora, ma infinitesimale; e perciò il suo dettame vale per una limitata zona geografica e, a ben guardare, neppure in quella.

Tutto il resto deve essere contrattato, quindi discusso, analizzato e condiviso con le altre forze sociali che compongono la società.

I Principi e Valori non negoziabili debbono pertanto essere discussi e negoziati per diventare legge sociale, perciò laica; quindi per essere condivisi da tutti.

Chi lo stabilisce ciò? Mi sembra ovvio in democrazia: la Maggioranza del Popolo e non della Chiesa.

I Principi esistenziali stabiliscono i Valori” non è una frase fatta, ma assai significativa. Ma per non dilungarmi troppo ti rimando all’art. di Kärl Fϋnfte “Tra personalismo e capitalismo.” che puoi trovare pure sul mio sito, avendolo ospitato giorni fa.

In questi giorni la Gerarchia ecclesiastica, supportata da organi ufficiali del piccolo Stato, è entrata prepotentemente nel merito dei migranti clandestini.

Ovviamente non voglio entrare in questa sede (risposta) nel merito della complessa questione, ma voglio solo annotare certe incongruenze.

Il diritto internazionale prevede la difesa delle frontiere, ma non vieta ad alcuno stato di poter intervenire ed accogliere questi migranti.

Il Vaticano durante la Seconda Guerra mondiale accolse e protesse nel suo piccolo Stato eminenti cattolici che diversamente sarebbero stati arrestati.

E nessuno si sognò di oltrepassare la linea di confine per arrestare questi “protetti”, neppure se passeggiavano 5 cm oltre la fatidica linea bianca che fungeva da frontiera al limitare di Piazza S. Pietro.

Perciò, oggi, nulla vieta alla Chiesa, come Stato, di assoldare una flotta, di imbarcare questi naufraghi migranti e di ospitarli sul proprio territorio come meglio crede. È un suo diritto se lo vuole!

Ma non è un suo diritto imporli ad uno stato sovrano, perciò ad un Popolo, che è retto democraticamente da una maggioranza ampia liberamente eletta e che la pensa, magari erroneamente, in modo diverso.

È un suo diritto, invece, sollecitare i propri fedeli a negoziare in tal senso con le altre forze sociali della società, perciò a richiamarli alla Dottrina sociale della Chiesa; ma essendo questi minoranza, e pure divisi, è ovvio che il metodo spurio maggiormente consono sia quello di cercare di interferire negli affari di un altro Stato con sollecitazioni ufficiali più o meno diplomatiche.

Concludendo:

le tue frasi “Purtroppo però constato che il solo parlare da Cristiano e portare in Politica i propri Ideali da molto fastidio a chi non li condivide” e “Ma non esiste più la pari dignità sociale e partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese??” sono poste estremamente male. Sono un preconcetto!

Non essendo né lo Stato, né il Paese, ti risponderò individualmente.

Per dialogare, costruire e contrattare bisogna essere almeno in due. Però se il cattolico vuole imporre il “suo” credere senza negoziarlo con la “maggioranza” della società, sia questa cattolica, agnostica o atea, allora non agisce più democraticamente, ma solo dottrinalmente.

La teocrazia è emarginata pure nella gestione del piccolo Stato del Vaticano, pur se retto da un “re” teocratico.

Quando discuto, e ragiono, accantono sempre la mia “idea” religiosa perché non posso imporre il mio credere all’altro.

Posso tuttavia testimoniare, discutere, analizzare e costruire, nella parità con l’altro, ciò che si può condividere.

I Principi determinano i Valori. È compito del credente cercare di farli condividere anche al non credente e al laico, ma solo con il sistema democratico del confronto e del concludere sociale insieme, qualunque sia il risultato finale.

Questa è la bellezza della democrazia, da non confondere con la teocrazia che da secoli è stata cancellata dal sistema sociale umano d’intendere la società.

Come vedi ho discusso pariteticamente con te non lamentandomi affatto per essere minoranza, maggioranza o semplice analista indipendente.

Ciao, Andrea!

E grazie a te.