lunedì 17 agosto 2020

Le riforme che mai si faranno.


La vicenda Ubi/Isp pone sotto la lente dell’analista delle considerazioni particolari, la prima delle quali è: che vogliano fare questi governati, sia nostrani che Ue.
Continuamente, infatti, a ogni piè sospinto si sente declamare fino alla noia che servono le riforme, anche se ci si guarda bene dal specificare chiaramente al popolo quali siano queste riforme.
I più smaliziati avanzano il sospetto che non lo si dica apertamente, perché diversamente il partito dei “forconi” prenderebbe subito corpo ovunque per “inforcare” materialmente i politici, specie quelli che da decenni si sono dimostrati nei fatti i “servi” della finanza e del potere economico: la Sx (Pd)!

Il nostro Debito sovrano ha raggiunto nuovi picchi (2,530 mld secondo la Banca d’Italia) grazie sia allo sforamento di bilancio dovuto alla pandemia (ma non vi erano altre alternative?) sia a quell’assistenzialismo a pioggia che ha investito un po’ tutte le categorie sociali, creando più danni che utilità.
In questi giorni si è prodotta la caccia alle streghe per quei 5 deputati (in realtà 3) che hanno ottenuto il bonus, ma che in realtà, conseguendolo, non sono incorsi in alcun reato, ottenendo solo ciò che il Governo con i vari Dpcm aveva stabilito per tutti. Certo, si può anche discutere sull’opportunità politica di richiederlo; tuttavia il discorso va spostato a monte e cioè: quanti pasticci ha creato questo Governo deliberando in tal senso?
Perché 3 deputati possono creare uno sbilancio irrisorio di 1.800 €, ma centinaia e migliaia di avvocati, notai, imprenditori, commercianti e via dicendo producono esborsi di mld. Per cui nasce la domanda spontanea: tutti costoro sarebbero morti di fame senza quel bonus, considerate le loro entrate e patrimonio? Oppure i vari Dpcm in materia dovevano prevedere vincoli o restrizioni per darli a chi ne aveva realmente bisogno?
Basti pensare ad esempio al bonus auto elettriche o vacanze per capire a chi questi bonus andranno. A chi può spendere comunque, bonus o non bonus!
Qualcuno immagina forse che una famiglia normale che non riesce ad arrivare a fine mese possa permettersi il lusso di andare in vacanza spendendo migliaia di € - che non ha - per avere un bonus governativo di 500 €?
Oppure la stessa famiglia si può concedere il lusso di acquistare un’auto da 60.000 € per ottenere il bonus governativo di migliaia di €? Chi ottiene e otterrà questi bonus? Quelli che comunque possono spendere, indipendentemente dal bonus. Perciò i benestanti.

Secondo la Banca d’Italia il Debito sovrano nel 2019 fu di 2.409.841 mln di €, con un Pil di 1.787.664 mln.
Ora, considerando il fatto che siamo solo a poco più di metà anno e che il Pil avrà un drastico ridimensionamento a due cifre, avremo che si ridurrà a 1.400/500 mln (ammesso che la pandemia non crei ulteriori problemi) e perciò è facile prevedere che il rapporto Deb/Pil salga intorno al 170%, se non oltre.
Senza considerare il probabile ricorso al Mes e al Recovery fund, che anche se non conteggiati in bilancio lo farà schizzare verso o oltre il 200%, secondo ciò che s’intenderà ricevere.
Questi fondi Ue – si dice – saranno usati per rilanciare il Paese e ammodernizzarlo (infrastrutture, digitalizzazione, sanità, scuola …), salvo poi doverli rendere tra 6 o 10 anni.
Però uno Stato non produce utili, semmai lo fa produrre alle imprese. La storia dice che gli stati dei nostri tempi producono disavanzo, quindi debito sempre maggiore. Ne consegue che a tempo debito che si renderà per ripagare il debito: le infrastrutture, le scuole, la sanità, la digitalizzazione … le banche e i c/c dei cittadini?
Il sospetto viene spontaneo, perché il Governo garantisce con le banche 400 mld di prestiti alle imprese, pur essendo indebitato fin oltre i capelli di suo. Prestiti che se andranno male le cose saranno altrettanti Npl.

L’operazione Ubi/Isp nasce dai decreti del Governo Renzi, su sollecitazioni Bce e Ue, con la trasformazione obbligatoria delle Popolari in S.p.A., dando il via a quelle continue aggregazioni e acquisizioni (a costo zero) che diversamente sarebbero state impossibili con il voto pro capite.
A ben guardare per Isp è un’operazione in utile, perciò che crea un surplus operativo e non un costo, fatta a spese e a carico di tutti gli azionisti Ubi: gli unici che si troveranno a pagare il conto. Guardando nel dettaglio Isp ha sì deliberato un aumento di capitale cash di 1,1 mld per far fronte a corrispettivo di 0,57 €/azione Ubi - spendendone effettivamente circa 581 mln - ma si ritroverà a incassarne molti di più dalla cessione di 532 sportelli Ubi a Bper.
Chi pagherà il conto di tutto ciò? L’azionista Ubi, che a fronte di un’ipotetica partecipazione azionaria e di voto del 1% in Ubi ora si ritroverà ad averne in Isp molto meno della metà, compresi i dividendi futuri. Tutto ciò per il misero corrispettivo di 0,57 € per azione.
Queste, purtroppo, sono le riforme … necessarie, fatte o da farsi a breve. Quelle - come si dice in borsa -adatte a pasturare il parco buoi.

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