domenica 28 agosto 2011

Eurobonds; ma non solo.



L’incontro Sarkosy/Merkel è stato, di fatto, un fallimento della politica Ue bilaterale, sia perché i 2 personaggi non sono affatto statisti, sia perché entrambi non solo sono incapaci di leggere il Mercato, ma, soprattutto, di intravedere ed ipotizzare scenari validi per il potenziamento economico dell’Ue. Entrambi si beano e si trastullano nella loro culla (nazione) come i lattanti, in una miopia economica che non va oltre il confine di casa propria.


Il mercato mobiliare ha reagito duramente e negativamente alla politica dell’egoistico e ignavo procrastinare. Tanto che pure Helmut Kohl ha sconfessato apertamente la politica della sua ex pupilla, che un tempo chiamava genericamente “la ragazza” (das Mädchen) perché non era ancora politicamente cresciuta in carisma e capacità.


Eppure già dall’autunno 2009 alcuni validi economisti avevano già chiaramente prospettato scenari e rimedi efficaci che, solo ora, i governanti cominciano a prendere in seria considerazione: ristrutturazione delle regole e degli strumenti di mercato, ed Eurobonds in sostituzione dei Titoli sovrani.


Chi pensa che la crisi recessiva sia dovuta solo a termini strutturali è in grave errore; perché l’unica differenza sostanziale che la antepone in gravità a quella del ’29 è che la lunga crisi attuale è figlia della degenerazione del mercato.


Il dire, come nel comunicato congiunto, che gli Eurobonds non servono, perché poi sarebbe impossibile capire da dove vengono e di chi siano, è il falsare volontariamente e ideologicamente la realtà per un motivo valido: ogni titolo avrebbe una scadenza e un apposito codice identificativo che equivarrebbe a quello di ogni nazione autorizzata preventivamente nell’emissione, o nella conversione, da un apposito organismo comunitario deliberante.



Di norma 99 volte su 100 una banca centrale importante era in grado di battere la speculazione sui Titoli sovrani.


Lo speculatore vendeva titoli allo scoperto, la banca centrale li acquistava sul mercato, sostenendone il prezzo, e lo speculatore non potendoli acquistare a prezzo inferiore chiudeva in perdita o al massimo (difficilmente) in pareggio.


Questo è ciò che di norma avveniva fino ad un decennio fa, favorito anche dal fatto che in tali occasioni la banca centrale elevava il costo della leva su cui lo speculatore doveva fare riferimento, perciò indirettamente il costo del titolo stesso.


Oggi, però, molti soggetti finanziari sono in grado di operare con capitali enormi per 2 semplici motivi: la globalizzazione aziendale referenziale e la leva spropositata. Ragion per cui nessuna nazione può ritenersi immune da possibili attacchi.


In ambito Ue la speculazione internazionale ha fatto le prove generali attaccando i Titoli sovrani e il mercato prima dei paesi periferici (Grecia, Irlanda, Portogallo), per poi interessarsi della Spagna, indi dell’Italia e della Francia e ora anche della Germania.


Il Dax, infatti, giovedì 25-08-11 tra le 15,45 e le 16 subisce un ingente attacco speculativo che lo porta in pochi minuti a -4%, copia esatta di altri similari attacchi selettivi che in precedenza avevano colpito prima l’Italia e poi la Francia.


Gli ordini di vendita provengono da New York via Londra, puntando su un solo basket di titoli per una somma complessiva superiore ai 2 mld di €: cifra ingentissima calcolando la brevità dell’attacco.


Analizzando i grafici dei vari indici si ha:


FitseMib: maggio 22.000, con discesa graduale agli attuali 14.800, con minimo raggiunto di 14.500. Downtrend accelerato in agosto. Minusvalenza iniziale: -32,5%.


Cac40: rispettivamente 4.200, 3000, 2.900, -30%.


Dax: rispettivamente 7.500, 5.500, 5.300, -30%.


Guardando attentamente l’andamento dei grafici si nota però che se Milano, pur accelerando in agosto, ha avuto una flessione graduale, Francoforte ha subito la debacle solo in agosto, mentre Parigi ha iniziato il cedimento a luglio.


Perciò il mercato Ue ha perso in media oltre 1/3 del valore di capitalizzazione in pochissimo tempo, mentre i soli finanziari hanno perso poco più della metà, i CDS sui bancari hanno stabilito un nuovo massimo storico e l’indice iTraxx ha raggiunto i 255 punti base.


Il tutto sta ad indicare che la corsa alla liquidità overnight presso la Bce ha raggiunto i 129 mld di € contro i 107 di solo una settimana prima, in stretta correlazione all’analoga inversa percentuale di crollo mobiliare.


Tutto ciò evidenzia che se il comparto finanziario ha avuto una volatilità maggiore, si è comunque stabilizzato dopo che l’Esma – la società di controllo del mercato –, in 4 nazioni ha vietato sui principali titoli finanziari lo short selling; mentre gli industriali, energetici e le utility hanno subito il tracollo speculativo dopo che i finanziari sono stati in qualche modo protetti dallo scoperto.


La Consob, inoltre, in ossequio alle disposizioni Esma assunte il 25-08-11, con Delibera 17911 ha prorogato il divieto allo short selling fino al prossimo 30 Settembre 2011, anche se pare che alcuni lo aggirino tranquillamente nell’intraday per la carenza strutturale di controlli, che non individuano nel market maker il responsabile istituzionale.


Ciò dimostra che lo short selling deve essere necessariamente esteso a tutti i titoli e proibito per sempre in tutti i mercati mobiliari Ue e, possibilmente, anche in tutti gli altri, se non si vorrà tra breve assistere al tracollo generalizzato.


Il cedimento della resistenza di 5.500 del Dax porterebbe a tastare il supporto 5.000, capitolando il quale è probabile che si assista ad un ulteriore crollo verso i 4.000 punti. Il che, se avvenisse, sarebbe disastroso per tutta l’Ue.



La Bce sostituisce in parte le banche nazionali; tuttavia spesso il suo intervento è tardivo, considerato che quando entra in azione il danno è già fatto. Ciò è avvenuto tanto per i Titoli sovrani periferici che per quelli italiani.


Intervenire quando il differenziale è già troppo alto significa sprecare denaro in un intervento atto solo a limitare i danni. E ciò, all’Italia, è costato in una sola settimana circa 50 mld di manovra correttiva.


Considerato, infatti, che il differenziale scatti di 300 punti base sul precedente, avendo un Debito pubblico di 1.900 mld, fanno la bellezza di 57 mld di interessi in più da pagare. Che è grosso modo l’importo della manovra correttiva effettuata.


La Bce, tuttavia, non ha la capacità, né le risorse per monitorare e sostenere continuamente i vari titoli sovrani, dovendo operare con una liquidità solo virtuale. Perciò si fa di necessità virtù, operando solo quando i differenziali raggiungono picchi pericolosi.


Tuttavia va rilevato che il concedere una leva eccessiva alla speculazione e la possibilità a questa di operare allo scoperto è in questo momento solo una tattica suicida.


Le manovre finanziarie correttive in questi periodi sono necessarie da una parte per correggere il disavanzo procurato dai differenziali, ma dall’altra totalmente inutili se il risultato è solo quello che l’economia di una nazione debba essere vincolata non ai fondamentali dell’economia reale, ma al capriccio della speculazione mobiliare.


È pertanto necessario togliere alla speculazione tutti quei vantaggi operativi che il mercato attuale può concedere: leva eccessiva e possibilità di operare allo scoperto.


La conversione dei Titoli sovrani in Eurobonds è pure necessaria e da realizzare prontamente, facendo pressioni comunitarie sulle nazioni renitenti. Cosa che il Parlamento Ue pare ora intraprendere, anche se poi il tutto può essere bloccato da veti incrociati nei vari summit dei Capi di stato Ue.



Intervenire prontamente e senza ulteriori ritardi è oggi un imperativo categorico, anche se la tendenza dei politici è solo quella di ritardare e di rimpallarsi le responsabilità.


E se Tizio colpisce con tasse Caio, Sempronio corre a difendere Caio, sostenendo che chi ha un reddito di 90.000 € oggi non è ricco. Al che, a questi predicatori populisti, mi verrebbe da chiedere cosa siano allora tutti quelli che percepiscono una pensione minima o che, avendo perso il lavoro, non posseggono reddito alcuno.



Molte aziende Ue hanno effettuato importanti aumenti di capitale per potenziare il core tier 1, il tier 1 e il total capital ratio. Tuttavia il crollo delle quotazioni vanifica questi potenziamenti patrimoniali perché le perdite dei titoli in portafoglio vanno poi corrette nei bilanci aziendali con necessarie svalutazioni; proprio come l’aumento smisurato del differenziale brucia ogni manovra finanziaria correttiva.


Correre dietro al mercato, cercando di calmierarlo, non ha più alcun senso; a meno che si voglia che tutto sprofondi nel baratro.



Uno sguardo attento merita pure l’andamento del Dow Jones, che a maggio era attestato sui 12.500 punti ed ora è sugli 11.250, pur avendo raggiunto un picco negativo di 10.750. Ciò significa una perdita oscillante sul 10%.


Le vicissitudini (difficoltà) americane, tuttavia, non sono minori di quelle europee e la differenza sostanziale va imputata proprio al fatto che la speculazione intende colpire l’economia degli stati Ue con obbiettivo preferenziale l’€, per il semplice motivo che in Europa non vi è un’unitaria politica monetaria ed economica.


La Fed, a settembre, pare voglia puntare su una nuova tranche di 600 mld di $ di quantitave easing (Qs3) per sostenere la propria economia e il mercato, anche se alcuni membri del board non la ritengono necessaria perché porterebbe ad un ulteriore aumento del prezzo degli assets, perciò pure dell’inflazione.


La stessa diversità di vedute si era registrata pure lo scorso anno prima del lancio di Qs2, ma essendo gli U.S.A. nella stessa identica situazione di allora è facile che ciò si ripeta.


L’inondare il mercato di $, stampando cartamoneta, oppure il far ricorso alla politica finanziaria virtuale sono in parte la stessa cosa; ma dall’inizio della crisi questi strumenti non hanno risolto né la malattia del mercato, né i problemi economici nazionali, che ovunque sono peggiorati. Sono solo dei blandi surrogati momentanei.



L’esigenza è oggi quella di ridurre il Debito sovrano; ma per farlo prima bisogna stabilizzarlo impedendo alla speculazione, che imperversa sul mercato, di dilatarlo ulteriormente con l’aumento del differenziale.


Gli strumenti per farlo ci sono, sia comunitariamente tramite l’Esma, sia singolarmente tramite la Consob, nel caso che l’accordo comunitario non fosse possibile. Perché se non si tutelerà il mercato verranno distrutte anche quelle poche risorse virtuali a cui si potrebbe ancora attingere.


La storia attuale insegna che non si può più procedere in questo modo, perché nessuna finanziaria può essere definitiva se lasciata in balia del mercato. E, di conseguenza, nessun taglio, nessuna nuova tassa, nessuna privatizzazione, dismissione o cessione di assets strategici potrà risolvere i nostri problemi, che sì vengono dal passato, ma che tuttavia senza una pronta correzione degli strumenti finanziari oggi in uso non avranno alcuna possibilità d’essere risolti in un futuro prossimo.



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