Pensiero anomalo di Natale
Anche un superuomo può morire.
Anni fa iniziai uno dei primi post natalizi con la prima parte del Vangelo di Giovanni: (1, 1-2)
In
principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio; e il verbo era Dio. Egli era
in principio presso Dio.
Ora
aggiungo anche (Gv 1, 3-5):
Tutto
fu fatto per mezzo di lui, e senza di lui nulla fu fatto di quanto esiste. In
lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini.
E la
luce risplende tra le tenebre, ma le tenebre non l’hanno ricevuta.
Il mio
meditare attuale, tuttavia, non vuol essere a carattere filosofico/teologico,
ma solo a livello sociologico personale.
Mi
perdoni, il lettore, se a queste parole darò in certi passaggi una forzatura
discorsiva.
Le
vicissitudini personali di questi ultimi 2 anni non solo mi hanno portato a ritoccare
notevolmente il mio ritmo di vita, ma a modificarne anche lo stile.
Già da
oltre 3 lustri avevo gradualmente ridotto l’impegno operativo, sia nel lavoro
che nello sport. L’età avanza per tutti e ciò può essere considerato un comune
fatto naturale.
Il
materializzarsi all’improvviso d’una malattia perniciosa ha fatto il resto: ha
cambiato buona parte del mio modo di essere e di vivere.
Devo
dire, tuttavia, che ciò non mi ha arrecato alcun trauma e vivo tuttora con
grande serenità e tranquillità.
Perché -
come dissi in risposta ad un amico prelato che mi chiedeva cosa avessi pensato
e provato quando mi dissero per la prima volta “carcinoma maligno” – considero il
tutto “un
bel braccio di ferro tra Dio e me, giacché nessuno, neppure Lui, è in grado di
condizionarmi a livello mentale”.
Personalmente
ho vissuto come attore alcuni importanti passaggi della storia del secolo
scorso. Ciò sempre in modo estremamente riservato e personale, sia nella
cultura sia nel lavoro.
Sicché,
leggendo poi i relativi resoconti dei media, sapendo e avendo vissuto la Verità
(Verbo), con molto divertimento annotavo quanto la realtà (luce) di un evento
fosse molto diversa - spesso addirittura contrapposta - all’essenza nella
percezione (tenebre) dello stesso e del suo svolgersi. (E la luce risplende
tra le tenebre, ma le tenebre non l’hanno ricevuta).
Molti mi
hanno additato e considerato come un superuomo, anche se come tale
non mi sono mai interiormente riconosciuto. Tuttavia, se qualcuno scrisse “colui che sempre
parte dal punto in cui tutti gli altri si fermano arresi”, ciò significa che
una certa difformità dell’individualità personale, rispetto alla molteplicità,
probabilmente esista. Ciò, necessariamente, non implica la superiorità; ma solo
la diversità.
Pure mia
moglie spesso mi ritiene (accusa) d’essere un superuomo, forse perché la
diversità dell’eccellenza fa comodo nel bisogno e dà molta noia nella
normalità. Tanto è vero che in passato, quando mi capitò per motivi di lavoro
di incrociare alte personalità istituzionali o ecclesiastiche, ho sempre
squadrato tutti non nella superiorità, bensì nella parità d’essere comunque una
persona come qualsiasi altra (perciò pure come loro), rifuggendo da ogni
protocollo o deferenza dovuta a soggezione.
Non ho
mai sofferto di solitudine e nell’autarchia personale potrei starmene decenni
da solo senza alcun problema. Chi si sente solo è perché innanzitutto è solo
interiormente in sé stesso, bisognoso del supporto o della stampella altrui.
La malattia
non mi ha costretto, ma mi ha indicato una vita diversa, sempre nel piacere del
vivere. Una vita che non ha progetti specifici né impegni da espletare, ma che
si basa solo sull’estemporaneità del piacere dell’impegno personale in base
alle possibilità del momento. Un impegno fatto delle piccole cose essenziali di
tutti i giorni, senza l’aggiunta di alcun fronzolo o velleità superflua, dai
quali, tra l’altro, ho sempre rifuggito.
Molti,
specie ecclesiastici, si sono chiesti se sia un credente o no. A tutti non ho
mai dato una risposta, lasciando ognuno nel dubbio della propria percezione.
Nel mio intimo so cosa sono; e ciò basta e avanza, sia per Dio che per gli
uomini.
Il
Verbo era presso Dio; il Verbo era Dio.
Il
verbo, in effetti, è la sapienza, quella capacità di fare e di agire pur nella
possibilità di poter anche sbagliare. Non per nulla la teosofia si differenzia dalla
teologia, perché se la prima
è la scienza dell’agire, perciò pure del pensare, la seconda è l’astrazione
assoluta del pensare, tanto d’essere stata definita da Kant la più inutile
delle scienze.
La
teologia è un ramo della filosofia. Ciò non significa che un teologo debba essere necessariamente un
filosofo. Infatti tra i teologi è difficile trovare dei filosofi, mentre tra i
filosofi vi sono anche dei teologi.
La
differenza dove sta? Nel fatto che producendo un corretto ragionamento si può
arrivare alla teologia, mentre se si parte da un postulato si crea solo un
procedimento trascendentale che spesso è arruffato e privo di un reale consistenza
dialettica. Da ciò trae origine la specifica definizione di Kant, poco fa
citata.
Concludendo:
la
filosofia parte dall’empirismo; la teologia fine a sé stessa dall’astrazione escatologica
del pensiero. La teosofia è la fusione
tra la filosofia e la teologia. Il suo naturale divenire.
Il
concetto di Dio è l’essenza della teosofia. La conclamazione di Dio è
l’arroganza della teologia. Hanno procedimenti dialettici completamente
opposti.
Proprio
come l’essere per l’uomo è ciò che è, mentre l’apparire è ciò che vorrebbe
(senza alcun merito) essere considerato.
Pure
morire ha un senso nella vita. Non quello dell’annientamento del proprio essere
persona che cessa di vivere, ma come naturale evoluzione della materia e, per
il credente, pure dello spirito.
Gli
uomini – e pure i superuomini (da non confondere con gli eroi e i martiri) –
sono soggetti alla morte.
Considero
che ogni giorno muoia una parte di me, sia per il naturale ricambio neuronico,
sia perché la propria concezione ha un’evoluzione che può essere positiva o
negativa. È importante che l’evoluzione sia condivisa e non subita. Per non
essere subita ha bisogno dell’amore personale del vivere.
Morire è
anche nascere: il passare da uno stato a un altro.
Pure il
concetto di vita è un’astrazione della dialettica, perciò anche della
filosofia. Infatti lo dividiamo in 3 stadi: minerale, animale, vegetale. Pure
l’uomo morto, al di là della fede, ha una vita evolutiva: quella minerale.
Buon
Natale a tutti!