lunedì 17 agosto 2015

Dialogo tra Dio e Leone.


Oggi, venne in visita da me Sesac; e mi consegnò questo racconto che pubblico, come sempre, assai volentieri.
Tratta, come consuetudine, della vita degli animali della foresta e dei fatti di un tempo che fu.
 
Sam Cardell
 
Tratto da “i Dialoghi” di Sesac
 
Dialogo tra Dio e Leone.
 
Leone si svegliò all’albeggiare, come sua consuetudine. Era una limpida e splendida giornata di luglio.
Da giorni, su nel Nord del Land di Itachia, la calura persisteva; e gli animali, non avvezzi a tale clima, dormivano poco e male.
Tuttavia Leone non era tra questi. Lui amava dormire.
Infatti, al gran druido Lux, primate etrusco - che anni prima aveva celebrato il suo matrimonio –, discorrendo filosoficamente sulla morte - sonno eterno - così aveva detto: amo tanto dormire che anche se lo farò per l’eternità, ciò mi recherà un grande piacere.
 
Leone si alzò. Aprì il portoncino d’ingresso che dava sul cortile e uscì a rimirare il cielo. Lassù, tra le ultime stelle, non si trovava neppure una nuvoletta neanche a pagarla a peso d’oro. Il cielo via via si tingeva di un intenso cobalto.
Billyno, avendolo sentito uscire, scese dal divano sul quale poltriva e si proiettò fuori, salendo con lui nell’orto, desolato dalla siccità in seguito all’arsura canicolare. L’uva e il fico s’erano ammantati di giallo e lasciavano cadere al suolo le foglie ormai rinsecchite come nel tardo autunno.
Leone annaffiò brevemente il terreno, onde tenere in vita le piante e la verdura. Poi ridiscese in casa meditando su cosa fare.
Guardò Billyno, voglioso di sgambettare in altura, e … decise di andare a raccogliere le resinose pigne di mugo, utili a fare il benefico sciroppo per gli acciacchi respiratori e faringei invernali.
 
Giunse al passo che prendeva il nome dal longobardo principe Alano, signore di Breno, quando il sole iniziava a sbirciare all’orizzonte. Costui era stato catturato, dopo la battaglia del Möschel contro le truppe di Carlo Magno, circa mille metri più sopra e più di mille anni prima nella Grotta dei Pagani, dove s’era nascosto con pochi fedelissimi. Tuttavia, pur avendo superato il Passo degli agnelli per sfuggire alla cattura, gli inseguitori avevano avuto vita facile per via delle orme che i destrieri avevano lasciato sul terreno innevato.
Mise le pedule, s’infilò la tuta, prese la racchetta, indossò lo zainetto e … lentamente iniziò a salire con Billyno alle calcagna.
Aveva ben presente il detto popolare sapienziale: la “carga” (fascina) leggera svuota il bosco.
 
Il suo fisico non era più quello di un tempo, prostrato dai lunghi cicli di terapia. Tuttavia era fiducioso di poter reggere lo sforzo; perché, come predicava anni prima ad allievi e compagni di ascensioni, la testa vale di più delle gambe quando l’erta si fa maggiormente ripida.
Da molti mesi non aveva più salito un monte. Per sentirsi vivo e vegeto lo voleva rifare. E non gli importava nulla se gli amici medici gli avrebbero poi dato del “matto”. Come amava risponder loro quando con parole esplicite o sottintese glielo dicevano, infatti, ‘sono 65 anni che già lo so’.
Lasciando la casa aveva lasciato sul tavolo un biglietto: sono in Presolana.
 
Al primo bivio girò a dx, seguendo la placida carrareccia che conduce a un’isolata villetta più sopra. Giunto alla cancellata imboccò il ripido sentierino che porta al Gùlter, perché a Leone le cose facili non piacevano proprio.
Tante volte aveva percorso in allenamento quella ripida, bella e panoramica cresta, tanto da conoscerla passo, passo. Non solo lui la conosceva; ma pure ogni anfratto, pianta e flora del monte conoscevano lui.
Infatti, poco più sopra, un garofano bianco e il sedano selvatico così lo accolsero, mentre il gallo forcello crocchiava: Benvenuto Leo; che piacere rivederti. Ascoltando il tam tam della foresta si temeva di non poterti più rivedere quassù.
Al che, Leone, rispose affabilmente: sempre splendidi siete, nonostante l’arsura attuale.
 
Saliva lentamente. Il suo obiettivo era di non andare in affanno e di fermarsi solo in vetta.
Nel frattempo meditava tra sé sul passato e sul presente. Un passato che gli apparteneva, un presente che lo lasciava indifferente, un futuro che gli pareva l’eternità.
A circa metà percorso, mentre era assorto nei suoi filosofici pensieri, guardò in basso l’affilata cresta, notando, giù in fondo e poco distante dal passo, la piccola e graziosa chiesetta bianca, che s’erge poco distante dal Salto degli sposi.
Al primo tornante del sentiero guardò in alto, distinguendo subito sia la Cappella Savina sia la croce sommitale che i raggi del sole facevano brillare.
Pensò, accostandoli e da buon simbiologo, ai matti che parlano con l’immaginario e ai credenti che dialogano con un Dio teorico più che scientifico. Un Dio conclamato per millenni, tanto da aureolarlo anche con una certa artefatta verità storica, che però né gli annali ebraici, né la storiografia imperiale del tempo proprio non citava affatto, se non oltre un secolo dopo quando il druidismo era diventato una realtà storica, prima, e politica, poi, in seguito ai fatti di Ponte Milvio.
Pure Leone non era troppo normale. Perciò, come i matti, nella sua testa iniziò a dialogare col buon Dio.
 
Toh, che fai lassù in alto ancora su quella croce? Sai, ho intenzione di venirti a trovare, anche se con calma e lentamente. Tranquillo, non sono Giobbe; infatti non mi hai mandato i tre compari (Elifaz, Baldad, Sofar), perché sai benissimo che me li sarei giocati a … briscola col 2 di coppe.
Son qui ancora, nonostante tutto. Oggi mi è venuta all’improvviso la tentazione di salire; e giacché, secondo i tuoi druidi, sono un gran peccatore, è ovvio che sia qua. Il peccato è il loro regno e il terrore della morte la loro arma letale. Chissà perché invece della croce non hanno innalzato la tua ascensione all’eternità. Sai, credo che si siano fermati a quel punto o per carenza culturale o per meditato interesse.
Dici che sono … prevenuto e malizioso? Suvvia!
Dopotutto costoro mi vollero pure oltre i legni di S. Damaso; perché, nonostante la loro grande fede, erano nell’occorrenza in brache di tela.
Ricordi che mi dissero quando domandai loro se erano consci di ciò che mi chiedevano? ‘Dio sarà con te perché per questo ti ha scelto’.
E ricordi pure cosa loro risposi, gabbandoli nei loro stessi dettami? ‘Grandi druidi di poca fede, perché chiamate in ballo Dio? Perché mai dovrebbe essere in me, peccatore, e non in Voi santi? Giacché, se aveste un briciolo di fede grande come un granello di senape, ve la sareste cavata da soli non solo spostando i monti, ma pure risolvendo questa situazione con una semplice orazione. Oppure, scusate, più che la fede ora serve l’intelligenza e la capacità del fare?
La mia fede, buon Dio, è tanto carente che molti la considerano assente. Non m’importa di accertare se tu sia una bufala storica o una realtà esistenziale. Quello che m’importa è la sociologia connessa alla dottrina: quella cultura sapienziale che nei secoli si è prodotta sulla base della filosofia antica ellenistica e che ora i tuoi tunghina (tonaca) bianca stanno gradualmente smantellando con le loro acrobazie dialettiche da principianti arrangioni.
Loro sono idealisti e Tu lo sai benissimo. Volendo essere cattivo potrei dirTi che sono tuoi ottimi allievi.
Scusa, come il maligno nel deserto, ora ti tento: ‘Che si fa dopo aver offerto l’altra guancia alla percossa?’.
Sai, se non erro, o i tuoi agiografi si sono dimenticati di scriverlo, oppure Tu proprio non lo hai detto affatto.
Pensaci! E poi, mentre salgo, fammelo sapere. Sai, loro in 2 millenni non sono stati capaci di aggiungere una sola parola a questa tua frase.
E Tu, pur nella nomea del Padre, invece che offrire l’altra guancia ad Adamo ed Eva, li cacciasti a pedate dal Paradiso terrestre. Ma forse eri ai primordi e T’eri lasciato trascinare dall’ira per cotanto affronto, anche se l’affronto, a mio parere, l’avevi fatto Tu, non fornendoli della conoscenza del bene e del male, perciò dell’esperienza necessaria per poter decidere rettamente. In compenso, dal paradiso non avevi cacciato in precedenza il maligno, pur precipitandolo nell’abisso dell’Inferno. Stava, infatti, sull’Albero della conoscenza a tentare (abbindolare) due sprovveduti.
Oggi, secondo la legge della Foresta, saresti condannato per … abbandono di incapace.
 
Tempo fa ci furono perfino quelli che professavano la teologia del Dio è morto. Sai, mica erano micchi, dopo aver visto l’obbrobrio che gli uomini avevano creato mentre te ne stavi a guardare impassibile nella tua preveggenza e … misericordia. Il dubbio (certezza) venne, di conseguenza, loro spontaneo.
Pure ieri sera un tuo piccolo druido sfiorò quest’argomento; ma, essendo piccolo, in modo sommario e nebuloso. Credo che non fosse neppure cosciente di ciò che stava dicendo. Non per nulla appariva un po’ picchiatello e con qualche tic di troppo. Uno di quei druidi che, come dissi decenni fa al tuo grande Aperitivo Purpureo, sono stati allevati come i polli in batteria.
Uno di loro, gran druido (W. Hamilton), scrisse pure che Tu, decrepito per i millenni, eri precipitato nell’Oceano Atlantico, secco e stecchito. Ovviamente senza la croce, perché quella serviva … a loro. Poi, siccome galleggiavi, immenso come un gigantesco iceberg, ti presero con dei rimorchiatori per trainarti nel porto di New York, anche se non ho ben capito per farci cosa. Magari, scusa la mia malignità, per fare business, esibendoti con tanto di biglietto a pagamento come somma attrazione turistica.
Proprio come fanno ora con le tue principali cattedrali: si entra a pagamento da turisti per guardare. Per pregare basta poi … l’elemosina in … spiccioli in qualche altra chiesa.
 
Leone, con passo cadenzato, era nel frattempo giunto in vetta senza mai fermarsi. Il dialogare (monologare) col buon Dio lo aveva reso fresco come se non avesse mosso un solo passo.
Si fermò per rifocillarsi. A lui bastava poco, come ai bei tempi: un sorso d’acqua e una brioche da dividere con Billyno.
Scattò una foto e la inviò alla leonessa con un mms, all’occasione ancora in Etruria. Infatti, poco dopo, il cellulare (telefono e non mezzo da trasporto reclusi) trillò e una voce chiara e contrariata così proclamò: ma sei proprio matto con tutto quello che hai?
Già – rispose Leone ridendo e per nulla contrariato -, ho solo Billyno, 2 brioche e un sorso d’acqua. Un po’ poco per essere “tutto”.
 
Il colletto stava sotto di lui e il Plagna era proprio di fronte, leggermente più alto del Gùlter. Per raggiungere i primi mughi era necessario scendere e risalire in vetta, quindi avventurarsi sull’aerea cresta del Visolo, fin sotto la spalla.
Leone si rimise perciò in cammino, deciso poi ad attraversare la costa del monte per puntare al rifugio sottostante, prima di tornare al passo, dove il fedele Bipperino lo attendeva.
 
Dopo averne raccolti a sufficienza decise sul da farsi, anche perché era salito in alto, non trovandone in basso. Lo zainetto era ricolmo, perciò appesantito. Le sue gambe reclamavano riposo e Billyno manifestava i primi segni di … crisi.
Decise, perciò, che era più utile, oltre che ragionevole, raggiungere l’ampia spalla dell’anticima, per collegarsi poi al sentiero ben marcato che risaliva il monte fino in vetta.
Lo fece con calma per non affaticarsi troppo, considerato che il ritorno era poi ancora lungo.
Poco sotto la spalla vide tra l’erba due macchiette lilla. Incuriosito si fermò a guardare: erano 2 splendidi ciclamini, chissà perché a duemila metri di quota. Forse in villeggiatura per sfuggire alla calura.
Raggiunta la spalla imboccò il sentiero per scendere, non prima però d’aver guardato la vetta poco distante, dove la croce sommitale, illuminata dal sole ormai cocente, gli brillò radiosa davanti, come a parlagli.
Leone la ammirò un attimo. La salutò con un cenno e … riprese a dialogare col buon Dio, scendendo.
 
Come vedi sono salito molto più in alto di quanto volessi inizialmente. Sono soddisfatto e Ti ringrazio.
Mi pare di capire che sei soddisfatto pure Tu. Bene, allora siamo in tre, Billyno compreso, che però comincia ad essere alla frutta.
Sai, c’eravamo fermati alle devastazioni della storia, quelle che avevano prodotto il filone della teologia che Ti proclamava morto.
Di guerre e obbrobri ce ne sono ancora, anche se per ora fortunatamente lontane da noi. Pensa che sul Tuo tempio più prestigioso c’è pure chi vuole togliere la croce per issarci la bandiera nera con la mezzaluna. Vedremo!
Per ora, però, un tuo credente, uno di quei matti invasati che credono d’essere gli unti di Dio, sta creando in Itachia una devastazione sociale e politica senza precedenti; e mi chiedo se Te ne sia accorto e cosa lo abbia messo lì a fare.
Tu sai come lo chiamo da tempo il tuo Cola? L’idiota ciancione. Mi sa che lo hai … creato assai male; lo hai fatto un obbrobrio di natura.
 
I tuoi sommi druidi non hanno molta simpatia per Hegel, anche se è stato uno dei tuoi massimi teologi con la sua Logica. Tant’è che a suo tempo lo misero pure all’indice, nonostante fosse un buon credente. Però non era nella loro … setta e ciò era grave.
Costui giunse a dire che Tu sei l’assoluta devastazione e Signoria della storia. Beh, abbi pazienza, sai che non sono proprio fedele come Giobbe. Perciò Ti dirò: guardando il casino che hai fatto dalla creazione in poi questa nomea te la sei meritata.
Sai, pensavo: non è che tu sia poi morto in croce perché più che condannarti per blasfemia lo fecero per tutto ciò che avevi combinato? Infatti, guardando la storia del Tuo Popolo eletto, nonostante la sua infedeltà verso di Te, mi pare che tra migrazioni, deportazioni e vagabondaggi nel deserto, più che eletto doveva essere considerato “castigato”. Dopotutto, scusa, la tua stirpe non proviene da un … puttaniere ch’era fulvo di capelli?
Già Friedrich Nietzsche indicava la tua morte (La gaia scienza) come conseguenza e frutto della decadenza del mondo occidentale. Calcolando che da quando lo disse è passato oltre un secolo, guardando a ciò che c’è ora ben si capisce perché mammona ti abbia soppiantato anche nella morale e nell’etica politica e economica. Più che l’uomo, ora, comanda la Finanza con tutti i suoi servi e sgherri.
Perché quando crolla o svanisce la fede in Te, ecco che con questa svaporano pure i Valori con tutto ciò che vi è connesso, aprendo la porta o al dio personale (fai da te – New Age), oppure al relativismo nichilista. In quanto il rifuggire la fede in Te porta ad eliminare la tua morale dalla propria coscienza, sostituendola con quella che più fa comodo in quel momento.
Credo che il tuo sommo errore sia stato quello di non concedere una prova scientifica del tuo esistere. Forse hai sopravvalutato la trascendenza, che, nel tempo, ha generato dialetticamente la teotanatologia.
In sostanza: sei morto creando il mondo, oppure quando nella mente dell’umanità si è percepita la certezza – favorita dalle aberrazioni umane – che un dio teistico non può oggettivamente esistere, non potendo impedire o prevenire certi scempi?
 
Spesso, perdonami l’ardire, faccio l’analista di alcuni dei tuoi grandi druidi, non perché mi interessino, ma per capire quanto ancora durerà il druidismo prima di scomparire, rimanendo solo nel Salone delle cere di Madame Tussauds. Così, forse, Tu e loro farete compagnia a tutti quei vostri colleghi che un tempo stavano sull’Olimpo. Dei quali, guardandoci indietro col senno di poi, oggi si è portati a dire: guarda quanto l’uomo era inetto a credere a quelle infondate verità teologiche e religiose, anche se allora politeiste.
Tornando al dunque, Ti ricordi Galantino? Uno che secondo i dettami teologici vostri è stato scelto su ispirazione dello Pneuma, perciò da Te.
Beh, costui fu bocciato da tutti i suoi colleghi, ed ebbe solo un voto. Malignamente direi: forse il suo; ma, appunto in base a quel solo voto poté essere proposto all’illuminato Tunghina bianca, che lo scelse come Segretario generale dei grandi druidi di Itachia, proprio perché era un suo uomo, proposto da lui, snobbando, ovviamente, i due che avevano preso una caterva di voti.  Per la serie tua: gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi.
Per cui mi chiedo: quelli che gli han votato contro e hanno ottenuto molti voti sono forse dei degenerati peccatori da essere sopravanzati da chi ne ha preso uno solo e che magari se l’è dato da sé? Forse che costoro non sono stati scelti (chiamati) da Te?
 
Tu sai come la penso, perché leggi nella mente e nel cuore. Almeno così fanno intendere al volgo credente i tuoi druidi.
Perciò ben sai che il druidismo itachiano si basa perlopiù sui dettami di quello scomunicato che, secondo tradizione, tu facesti cadere da cavallo. E, cadendo, batté probabilmente la testa. Vide le stelle per il dolore, perse la vista per un po’ di tempo, ma, … miracolo dei miracoli, vide Te nella sua cecità.
Ebbene, costui un giorno giunse ad Atene; e nel suo fervore deista, vedendo un piccolo altare dedicato al dio ignoto pensò bene di istruire in filosofia nell’areopago chi da secoli in materia ne sapeva più di lui.
Quelli si divertirono un monte per un paio di giorni a dialogare con lui, finché costui giunse alla resurrezione dei morti. Al che lo salutarono divertiti con l’intenzione di ascoltarlo il giorno dopo. Cioè mai più.
Lui capì l’antifona e se ne andò altrove. Non si sa se prima di andarsene scrollò la polvere dei propri calzari.
Le tue cattedrali sono sempre più deserte. Si riempiono solo con i turisti a … pagamento.
Ovviamente, economicamente, quelli rendono assai più di quei quattro vecchi che son rimasti a fare i fedeli. E, morti questi, che succederà?
 
Caro Dio, siamo partiti dalla croce e dalla teologia della morte. Ma a forza di parlare di croce e di morte, forse oltre al Dio morto, vi sarà pure il druidismo … morto."
 
Lentamente e con calma, nel frattempo, Leone era giunto al rifugio; ma Billyno non riusciva più a procedere per la stanchezza e il gran caldo. Non si reggeva più sulle candide zampette.
Perciò, Leone, lo prese e se lo mise sulle spalle, sopra lo zainetto, facendo il … buon pastore.
Incamminandosi, indi, verso il passo.
Camminando riprese a dialogare.
 
Come Giobbe non sono ben messo; ma non ho mai pensato minimamente che Tu mi abbia colpito per mettermi alla prova. Infatti, anche se così fosse, questo sarebbe al massimo un problema tuo e non mio, perché la cosa mi lascia perfettamente indifferente.
A Mosè che scrivesti sulla pietra?
Io sono il signore Dio tuo. Non avrai altro Dio fuori di me!
Bravo! Ora proviamo entrambi a ripeterci questo tuo primo comandamento, cioè dicendocelo a noi stessi ad alta voce.
Il risultato logico è semplice. Parafrasando ci diciamo: io sono il signore di me stesso; non c’è altro dio  oltre a me.
Hegel, ovviamente, per vie diverse è giunto allo stesso risultato con il suo A soggetto e A oggetto. Perciò al diveniente.
Dici che sono in errore? Allora passiamo al tuo altro grande comandamento:
Amerai il prossimo tuo come te stesso!
La domanda è: è possibile avere la stessa attenzione (amore) per un altro quando  l’Io sono non è il tu sei, essendo il primo soggetto e l’altro oggetto, perciò non sovrapponibili?
Forse eri ai primordi e, pur essendo soddisfatto di quanto creasti, in filosofia eri poco ferrato. Proprio come lo sono i tuoi grandi druidi, immersi nel trascendentale idealistico e incapaci del pragmatismo operativo, intenti per lo più a fare la mosca cocchiera, senza però conoscere la strada.
Ovviamente, essendo i tuoi prescelti, consci e forti della tua scienza infusa per lo Pneuma, dovrebbero entrare nel dettaglio e dirci come realmente risolvere i vari problemi, che piccoli e grandi investono continuamente la vita di ognuno e la politica di ogni Land.
Dici che poi sarebbero troppo onniscienti e ci ritroveremmo ancora nel … politeismo, essendo diventati loro anche … onnipotenti?
 
Vedi, un giorno farò come Te: morirò. E siccome sono il dio di me stesso, con me morirà pure Dio.
Dietrich Bonhoeffer lo pensava per vie diverse di Te, guardando la realtà. Ed era pure un tuo druido.
Mi dici che poi resusciterò come Te, magari dopo tre giorni? È emblematico e interessante il  tre, dicendoTi, Tu, Uno e Trino.
Essendo peccatore ti risponderò, come gli ateniesi al tuo teista prediletto: su ciò ti ascolterò più avanti. Perciò quando resusciterò.
Ora, infatti, come vedi sono arrivato e  me ne torno a casa con Bipperino.
Scusami, Buon Dio, se, come i matti, ho parlato troppo con te.
Sai, non ho ben capito se mi hai risposto o se mi hai illuminato nel pensare.
Buona giornata!
 
Leone si tolse Billyno dalle spalle e lo mise sul sedile. Svestì l’assetto montano e partì verso casa.
Era soddisfatto per ciò che aveva fatto. Pure lui, come Dio nella creazione, si disse: Molto bene!
 
Sesac
 

venerdì 3 luglio 2015

Grecia: piccola, simpatica ed eroica.

ovvero
Tsipras: un politico di razza.
 
Le vicissitudini politiche e finanziarie dell’Ue, di queste ultime ore, inducono a un pensiero suppletivo sulla situazione, anche perché ciò che è successo al popolo greco, pur in forma minore, è stato imposto anche ad altri paesi mediterranei.
Perciò non è affatto  - ma potrebbe esserlo - molto probabile che ciò possa avvenire in futuro anche in altre nazioni tuttora in difficoltà.
 
Quand’ero poco più che ragazzotto mi capitò spesso di accompagnare in montagna, specie al suo amato roccolo, un novantenne navigato dalla vita: ol Paulì. Che proprio Paolino non era, essendo sull’1,90. Uno che non solo aveva combattuto, ma pure fatto attività imprenditoriale a determinati livelli.
Ebbene, quando dopo cena la sera si chiacchierava, ascoltando alcuni miei pensieri era solito dirmi e ripetermi: Nella vita non credere mai a nulla di ciò che senti e alla metà di ciò che vedi.
Infatti, chi ha buona memoria e non ragiona con il mentalismo del premier di turno o mediatico, capirà benissimo che ciò è vero.
La ripresa esiste a parole ma non nella realtà. Le conclamate riforme non sortiscono alcun effetto economico e hanno peggiorato sempre più la situazione. L’imposizione fiscale cresce in modo tanto esponenziale, che - tra imposte dirette, indirette, centrali, locali e addizionali (sui servizi) - il lavoratore, dipendente o autonomo, deve lavorare per l’erario circa 10 mesi l’anno. La povertà si diffonde come una pandemia ovunque, favorita dall’alta disoccupazione. La democrazia sta avendo una deriva preoccupante da “dittatura democratica”, con il sottaciuto fine di traghettarci, grazie all’oligarchia di volenterosi politici idioti o di tecnici asserviti, verso il dominio incontrastato della plutocrazia.
 
Tornando alla Grecia si può ben dire che in precedenza qualcuno abbia truccato i conti; ma giova pure chiedersi come mai questi siano stati poi avallati più volte dall’apposita Commissione Ue.
La storia ci dice poi che un vicepresidente della Bce fu dirottato a fare il premier, onde imporre, sotto lo spauracchio del fallimento, draconiane misure economiche che hanno messo sul lastrico il popolo ellenico.
Perché, a ben guardare, i conti allora li truccavano tutti, come ora li trucca l’Ue stessa.
Non a caso personaggi mai eletti dal popolo si sono alternati per lo stesso fine e progetto anche in altri paesi mediterranei.
La Troika e l’Ue ci han ribadito più volte che la Grecia era sulla buona strada della ripresa e che tutto procedeva … bene. Non importava se il popolo non aveva più soldi per pagarsi luce e riscaldamento o per i servizi pubblici, necessari per andare al lavoro – per chi fortunato ancora l’aveva -; se le madri disperate portavano i figli poco più che neonati, o bambini, alle porte dei monasteri, in modo che potessero almeno sfamarsi e sopravvivere; se la recessione viaggiava a 2 cifre; se gli interessi fatti pagare sui bond sovrani avevano tassi da strozzinaggio.
Qualcuno ha visto la decantata e promessa ripresa in Grecia?
Allora, alla Bce, vi era un certo Trichet. Il quale, non perché fosse matto ma perché serviva gli interessi dei potentati, faceva l’esatto contrario di ciò che si sarebbe dovuto fare. Ovviamente con il beneplacito di quelle nazioni forti interessate a lucrare tassi del 20% e oltre sui finanziamenti erogati ai paesi in crisi.
La crisi è nata per un problema finanziario, come tutti sanno: quello del sistema bancario ormai in bancarotta, che grazie a leggi apposite varate ovunque tra il 1990 e il 2000 – periodo nel quale si crea l’ e l’Ue – diventano tutte banche d’affari, comprese le commerciali.
Traducendo in poche parole la terminologia per il profano: investono (dissipano in speculazioni finanziarie) in borsa pure i depositi dei correntisti. Non a caso le quotazioni delle banche nazionali ebbero pure un deprezzamento borsistico del proprio titolo anche fino al 90%.
Basti, a proposito, citare gli U.S.A. con la Lehman Brothers, le banche irlandesi per la gold economy, oppure le nostre, che han dovuto ricorrere ai Tremonti bonds e ai Monti bonds per non fallire, Monte dei Paschi in primis.
Poi, con l’avvento di Monti, grazie ad un battage mediatico ben orchestrato la crisi è stata addebitata in tutta l’Ue ai Debiti sovrani, causa ben più adattabile a far digerire tagli lineari e una pressione fiscale sempre maggiore.
In tutta l’Ue non vi fu una nazione con il proprio sistema bancario in crisi.
 
La commissione Ue e la Bce continuano a proclamare la necessità di riforme. Salvo poi non quantificarle mai e renderle note a tutti, elencandole per bene.
Perché? Perché se il popolo scoprisse e capisse la finalità sottaciuta, farebbe subito “la festa” a tutti questi plutocrati, oligarchi e boiardi, mai eletti da nessuno.
 
L’allora presidente Ue dell’EcofinGiulio Tremonti – un giorno andò da Trichet e pressappoco disse: l’Italia contribuisce al 18% delle spese Ue e continuerà a farlo per quelle generali. Per quelle finanziarie, invece, ogni nazione contribuirà in base all’esposizione di rischio che si è assunta.
E lo stesso concetto ribadì alla Commissione Ue.
La storia ci dice che in breve lo spread italiano fu attaccato e dai 100 ptb abituali fu spinto a oltre 500 ptb, che il Governo Berlusconi fu costretto a dimettersi per pressioni e manovre internazionali illegalmente e costituzionalmente illecite e scorrette, che il pluridecorato Monti, insignito pure per non dover morire di fame (???) a senatore a vita, assunse il potere con la compiacenza di Frau Merkel, poi ravvedutasi più avanti quando pure Monti non gli serviva più.
In quel periodo pubblicai un articolo, nel quale esprimevo le mie forti perplessità su Monti, spiegando come sarebbe naufragata l’economia italiana. Un notissimo economista, premiato tempo prima con la massima onorificenza in materia, lo vide e lo criticò ferocemente, giacché entrambi eravamo ospiti della stessa testata.
Curiosamente, molti mesi dopo, mi giunse a sorpresa dallo stesso economista una mail privata, nella quale, oltre a scusarsi per l’attacco portatomi, mi chiedeva come avessi fatto a prevedere tutto con precisione con quasi 2 anni di anticipo. Era curioso di apprendere quale metodo finanziario e matematico avessi adottato, dichiarandomi pure che per completezza aveva letto anche altri miei articoli in materia.
Forse perché provato dalla malattia che mi aveva colpito, così testualmente, seccamente e brevemente risposi: “Ringrazio sentitamente per i complimenti fattimi. Credo che bastino gli occhi per vedere e il cervello per pensare. Saluti.
 
La Germania e l’Ue han sempre avuto 2 piani: il primo è quello che con pervicacia hanno finora perseguito, il secondo era di emergenza, nel caso tutto precipitasse nel baratro. Non per nulla si erano stampati miliardi di nuovi €, pronti a essere vidimati e immessi sul mercato in 24 h, per differenziarli da quelli in uso.
La storia di questi giorni ci dice quale fosse quello sulla Grecia, basato su due possibili varianti.
La prima variante consisteva nel portare la Grecia gradualmente al default programmato, spogliandola di ogni sua possibile ricchezza o proprietà. Per farlo vi era bisogno di tempo, perciò di finanziamenti per farla gradualmente andare in cachessia finanziaria. Nel frattempo con gli alti tassi fatti pagare sui prestiti, il creditore rientrava del capitale versato. Mal che andasse era in pareggio. Per poi spingerla fuori dall’Ue e dall’€ per non avere una palla al piede improduttiva e da mantenere in eterno.
La seconda variante, quella di emergenza, potrebbe tornare buona ora, considerato che i mercati finanziari dell’Ue sono deboli rispetto alla massa speculativa finanziaria mondiale.
Perciò chi è forte pur con perdite consistenti starebbe a galla, abbandonando al loro destino quelli deboli.
 
Renzi, all’indomani dell’elezione di Tsipras, si abbandonò a proclami su un possibile asse anti austerità con la Grecia e la Francia. Salvo poi, poche ore dopo, fare il coniglio difronte a Frau Merkel.
Ma Renzi, purtroppo per gli italiani e soprattutto per l’armata Brancaleone Pd, non sarà mai Tsipras, perché non ha né la visione complessiva, né l’orgoglio, né la tattica politica del greco. È solo un imberbe boyscout che va dove lo porta il vento e la vista, che però non va oltre il suo naso.
 
Se i greci diranno no all’Ue, mi troveranno solidale e comprensivo.
Appunto per questo hanno protratto allo spasimo le trattative, onde potersi preparare a parare i colpi. Non per nulla han chiuso banche e borsa già da ora.
In sostanza sanno che sarà dura, ma che ce la potranno fare, perché a questo mondo non vi è nulla di irreversibile, ma sempre di correggibile e migliorabile. Basta volerlo.
L’Argentina insegna che i creditori da leoni diventeranno conigli, per non perdere il capitale investito. Che nel caso Grecia oscilla tra i 260 e i 300 mld di €.
Perciò, ciò che non hanno concesso prima, a partita persa concederanno poi: rinnovo dei finanziamenti a tassi fissi minimi e ridotti con durata almeno trentennale.
 
Le Borse crollano ed era scontato.
Ora, a occhio e croce, solo in ambito Ue si saranno persi (bruciati) circa 250 mld di capitalizzazione solo oggi. Una perdita che, a ben guardare, equivale all’incirca a tutto il Debito sovrano greco; e destinata a incrementarsi nei prossimi giorni se lo scontro tra le parti diventerà più cruento.
Spero per la Grecia e l’Ue che si trovi un accordo all’ultimo; ma sarebbe bene che nell’accordo si ponessero le basi per giungere a un’imposizione fiscale uniforme, a tassi uniformi, a leggi elettorali uniformi, a regole generali che siano uguali per tutti, compreso il costo del lavoro, lo welfare e tutto ciò che serve ad ogni nazione.
Perché – e lo dico da anni – quest’Ue così com’è ora non può reggere a lungo, perché non vi sono le condizioni di uguaglianza e pariteticità sia tra i vari stati che tra le varie etnie nazionali
Diversamente vi saranno stati “padroni” e stati “schiavi”; perché il fatto d’avere un’unica moneta è l’utopia politica attuale che questa sia la panacea a ogni male.
 
Di positivo c’è che pressati da continue angherie e soprusi, i greci si sono ribellati; e, memori d’essere la patria millenaria della democrazia, han deciso di riprendersi ciò che gli spetta: il diritto di decidere del proprio futuro, anche a costo di enormi difficoltà e privazioni.
Ciò implica anche il diritto di poter fallire volontariamente, proprio perché la morte economica sarebbe comunque certa.
Socrate è stato oltre che un filosofo un grande sociologo, secoli prima di Cristo. Platone e Aristotele hanno illuminato con il loro pensiero il mondo, ideando non solo ipotetici (anche se allora rudimentali) sistemi politici, ma portando l’evoluzione del pensiero filosofico a livelli impensabili per quei tempi.
E, comunque vada a finire – magari con un accordo in extremis - in Tsipras hanno trovato il nuovo Milziade e in Varoufakis il nuovo Leonida.
Maratona l’han già vinta. Ora bisognerà vedere se vinceranno pure a Salamina.
 
Forza, greci!
 
La forza dei numeri non sempre è quella che porta alla vittoria, come la vostra storia ha insegnato al mondo intero.
 
 

martedì 23 giugno 2015

MIgranti e emigranti.


Già da tempo ero intenzionato a trattare del problema, perché questo diventa ogni giorno non solo di attualità, bensì impellente con tutte le connessioni politiche, sociali e pure religiose.
Tempo fa in un articolo - Papa Francesco: Caino, dov’è tuo fratello? – trattai marginalmente di ciò in maniera teologica e filosofica, attirandomi le ire di uno di quegli idioti “zucca banchi” accolturati ( non è un errore grafico perché sottintende coltivati) che oggi infestano, più che popolare, le chiese alla domenica.
Perché, come si sa, tra un cretino e un idiota vi è una sostanziale differenza: il cretino prima o poi capisce l’errore e si ravvede nelle sue convinzioni, mentre l’idiota persevera sempre fino alla morte.
Per la serie: solo gli asini non cambiano mai.
Molti, infatti, specie nel campo cattolico, inquadrano la questione solo nell’ottusa ottica di quel buonismo peloso e di quel pietismo urticante - basato su un’accoglienza a tutti i costi -, che è incapace di risolvere il problema non solo a breve, ma soprattutto a medio termine.
Perché se le previsioni degli esperti si avvicinano alla realtà, la migrazione dalla sola Africa verso l’Europa di ben 80 milioni di persone nei prossimi 10 anni (stima al ribasso) pone un grande problema di programmazione sociologica, politica e di welfare strutturale di come selezionare, accogliere e sistemare (con abitazioni e lavoro) una così ingente massa di persone. Basti pensare che in soli 2 paesi africani (Senegal e Ghana - paesi dove non c’è né guerra, né persecuzioni) sarebbero pronti a partire già ora ben 8 milioni di persone. E, guarda caso, tra i migranti dei barconi vi sono molti di queste nazioni.
Il problema diventa maggiormente arduo se si considera la grande crisi economica/finanziaria che ha colpito tutto il mondo occidentale e l’Europa in particolare.
 
Quando Letta lanciò Mare nostrum era ovvio che ciò avrebbe fatto aumentare a dismisura il flusso di migranti. Infatti, un conto è fare su una carretta o su un gommone qualche decina di km in mare e un altro è l’affrontare centinaia di miglia per raggiungere le coste greche o italiane. Diminuendo i rischi aumentano le probabilità e si facilita l’organizzazione d’imbarco.
Ciò fu un gravissimo errore politico del Governo italiano, nonostante, allora, le sommesse contrarietà in proposito di molti stati Ue; ora rese maggiormente eclatanti con il blocco dei varchi doganali di alcuni stati membri.
Ma, siccome la colpa spesso non è sempre addebitabile ad un singolo, ben più grave fu l’errore della politica americana, che dopo aver eletto un incapace a Presidente, pensò bene di destabilizzare tutta la zona del Maghreb, attaccando insieme a un altro incapace (Sarkozy) la Libia di Gheddafi, prima ancora del mandato Onu.
Ritengo, infatti, che a certi livelli un esperto governante dovrebbe avere già ben presente, quando decide una determinata linea politica o d’intervento armato, tutte le implicazioni future che ciò può comportare.
Questo errore macroscopico, ora riconosciuto da tutti, fu il là a quel flusso sempre più consistente di migranti verso le coste mediterranee dell’Ue.
Non voglio pensare che questi capi di stato siano malvagi, cioè che abbiano fatto ciò per un preciso progetto politico ed economico, come: destabilizzare determinate aeree geopolitiche per vendere armamenti. Anche se molti sostengono che tutto ciò fu l’esecuzione di una precisa e complessa strategia.
 
Migranti e emigranti non sono la stessa cosa. I migranti sono una massa che per varie ragioni passa da un territorio all’altro; gli emigranti sono coloro che cercano una nuova collocazione lavorativa altrove, non avendo sbocchi nel proprio paese.
Entrambi partono, ma con finalità e progettualità diverse. Portando il tutto al paradosso si potrebbe affermare che il migrante è un parassita per la società destinazione, l’emigrante un soggetto fattivo, produttivo e operativo.
Di popoli migranti è piena la storia umana, iniziando dalla tribù di Abramo, passando per le orde barbariche dei tempi romani, per giungere oggi a tutta questa massa che molti media vogliono far passare per “disperati”.
Leggendo la Bibbia, Dio ci mise poi del suo non solo con la promessa ad Abramo della Terra promessa, ma con altre azioni mirate o vendicative, come la Torre di Babele.
La prima grande emigrazione della storia avvenne negli anni della Grande depressione (1873-1895) su due direttive: la prima interna dalle aree rurali a quelle industrializzate, la seconda continentale e extra continentale. Sulla direttrice sud-nord in Europa e est-ovest verso le Americhe (Stati Uniti, Argentina, Brasile). Proseguendo poi anche nei decenni successivi.
Non a caso la Chiesa di quel tempo con un suo grande vescovo – Monsignor G.B. Scalabrini, 1839-1905 – creò una congregazione di preti atti ad assistere gli emigranti all’estero. Tanto che Leone XIII lo definì Padre degli emigranti.
Il flusso migratorio fu allora prodotto da una gravissima crisi strutturale. Quello attuale da un’incontrollata esplosione demografica.
Basti pensare che il solo Egitto è passato dai 25 milioni del dopoguerra agli oltre 80 milioni attuali. E le stesse proiezioni egiziane indicano che nei prossimi 40 anni l’attuale popolazione si raddoppierà.
 
La società U.S.A. è un esempio pratico multirazziale e plurirazziale. Infatti, in questa si trova sia la ghettizzazione che l’integrazione.
Singolare è l’analisi sociologica del cattolicesimo, che se da un lato per fini idealistici propri predica l’accoglienza a tutti i costi – Papa Francesco: a) Chiediamo perdono per chi chiude le porte ai propri fratelli. b) Costruite ponti, non muri. – è di per sé stesso un fattore multiconfessionale e non pluriconfessionale.
Un Papa, infatti, può benissimo andare a pregare anche in una moschea o al Muro del pianto, ma la storia insegna che non può mai rinunciare alle sue peculiarità ideologica, integrandosi con le altre religioni. La stessa divisione tra le Chiese cristiane, plurisecolare o millenaria, ne è l’inconfutabile prova maggiore. Integrarsi significa soprattutto fondersi, amalgamarsi, sincretizzarsi e sincronizzarsi.
Per la serie: uniti in Cristo, ma non nella pignatta.
Traendone le conclusioni si può con estrema ragione affermare che la religione sia il confine invalicabile tra il multirazziale e il plurirazziale, proprio perché essa è un fattore corporativo sociale, tesa a differenziare più che ad amalgamare. La religione non è mai un fattore solo individuale e personale.
Non per nulla i cristiani in generale e i cattolici in particolare han sempre, nella storia, pensato d’essere la Luce tra le Tenebre del mondo. Riducendo ai minimi termini: i giusti tra gli ingiusti, i santi tra i malvagi, i benedetti tra i dannati.
 
La storia insegna che i migranti hanno solo e sempre creato società multietniche, anche quando si sono insediati per questioni di lavoro; mentre gli emigranti sempre società plurietniche. Cito, a solo esempio, gli ebrei in Egitto.
Al di là della terminologia che può essere indigesta a molti, basti dire che il migrante è un corpo estraneo alla società in cui s’insedia, mantenendo usi, costumi, lingua e tradizioni proprie. Di fatto non s’integra.
Mentre l’emigrante, dopo l’ambientamento, tende ad assimilare, diventando, di fatto, un cittadino della sua nuova patria.
Il migrante non pone radici, l’emigrante si radica. Il primo resta un corpo sociale estraneo, il secondo diventa un soggetto fattivo. Il primo è transumante, il secondo stanziale.
Ricordo che negli anni ’70, viaggiando per lavoro in Germania, già a molta distanza si riconosceva esattamente un turco; proprio come lo stesso turco oggi lo si riconosce allo stesso modo, pur essendo trascorsi decenni, nella stessa Germania.
 
I media ci propinano giornalmente che tutti questi migranti sono gente disperata in fuga da persecuzioni, fame e guerre. Se così fosse durante il secondo conflitto bellico in Europa non sarebbe rimasto più nessuno.
Ragionando più nel dettaglio e analizzando i dati ufficiali resi pubblici, si evince che i requisiti per ottenere il diritto di asilo per ragioni umanitarie (per le ragioni suddette) spetta solo a un’esigua minoranza di tutti questi migranti che approdano sulle coste Ue.
Stando ai dettami del Trattato di Dublino tutti gli altri dovrebbero essere rimandati indietro.
Singolare è poi il fatto dell’iter immigratorio scelto da questa massa di persone, fuori dai canali convenzionali e ufficiali. Perciò clandestini e illegali.
Quindi, considerato che molti di questi clandestini provengono o da paesi arabi mediterranei o da paesi dell’Africa equatoriale, va fatto pure un ragionamento a monte sulla loro “disperazione”, considerato che per giungere in Libia e imbarcarsi su un barcone vi sono migliaia di km da percorrere e, non cosa di poco conto, l’attraversamento dello stesso Sahara. Se poi aggiungiamo che per imbarcarsi devono sborsare migliaia di dollari, giova interrogarsi sul perché per costoro non sia molto più comodo, veloce ed economico, oltre che assai meno rischioso, prendere una nave o un aereo di linea per giungere nel paese prescelto.
 
L’Italia fu, in seguito alla Grande depressione, un paese di emigrazione. Tuttavia sui grandi bastimenti in partenza per le Americhe vi erano migliaia di disperati e affamati, ma muniti tutti di documenti per l’espatrio. E giunti a destinazione venivano identificati, registrati, visitati e controllati se con tutti i requisiti richiesti per essere accettati ed accolti. Quindi smistati dove serviva manodopera e si poteva dare lavoro. Magari dopo un periodo di quarantena per evitare pandemie più o meno gravi e contagiose.
La stessa cosa avveniva sulla direttrice sud-nord nel continente, anche se pure allora vi era una parte di disperati che espatriavano illegalmente passando tra le montagne.
Va però sottolineato che la società di allora richiedeva manodopera da braccia, non specializzata. Serviva una forza lavoro e non di intelletto o di specializzazione come ora. Cosa che la massa di migranti clandestini attuali non è assolutamente in grado di offrire.
 
Singolare è il comportamento dell’attuale Governo italiano, che di fronte a questa ingente marea umana si è dimostrato impotente e impreparato. Oserei dire: addirittura sprovveduto.
Non oso immaginare cosa succederà quando questa massa di migranti si raddoppierà, come da previsioni, nei prossimi mesi estivi.
Stando al Trattato di Dublino ogni persona che giunga illegalmente, perciò clandestinamente su una qualsiasi costa del territorio Ue, deve essere registrata, identificata e schedata con le proprie impronte digitali. Diversamente rispedita indietro.
Purtroppo, invece, assistiamo a gente che indisturbata gira per l’Italia senza documenti, magari anche con casi di malattie gravi e contagiose, come scabbia e malaria; come quelle ora registratesi alla stazione di Milano.
Al che è facile supporre che costoro vengano fatti semplicemente sbarcare; e senza altra prassi burocratica e di sicurezza siano lasciati andare dove meglio loro aggrada. Come Ventimiglia sta a dimostrare.
Ai valichi con Austria, Svizzera e Francia gli stati membri hanno creato o barriere blindate (Francia) o pressanti filtri ai valichi, respingendo tutti coloro che sono sprovvisti di documenti o che non hanno alcun diritto a passare (Brennero, Chiasso).  Riportando indietro quelli che dopo aver eluso i controlli vengono fermati più avanti.
 
Al di là del fatto che l’Ue ci abbia sbattuto o no la porta in faccia sull’immigrazione clandestina, al di là del fatto che più o meno giustamente Papa Francesco dica la sua senza però proporre alcuna possibile risoluzione al problema, al di là del fatto che si abbia un Governo di eventuali sprovveduti e di incapaci in materia, sta il fatto certo che la maggior parte dei cittadini italiani e Ue è contraria a questa ingente marea di persone che si riserva sulle coste dell’Europa meridionale a mo’ di invasione, soprattutto perché ciò implica questioni di sicurezza e sociali, che farebbero lievitare notevolmente i costi pubblici.
Cameron ha vinto alla grande le elezioni britanniche sbattendo sul tavolo negli ultimi giorni la questione immigrati. In Danimarca e in altre nazioni idem. In base a ciò si può dire che il destino di un prossimo governo – non solo in Italia – è basato proprio sul problema migranti clandestini.
 
I flussi attuali migratori sono un grande problema che coinvolge non solo le coscienze, ma soprattutto la sostenibilità dei vari sistemi statali. Perché se da un lato con una lungimiranza organizzativa si possono accogliere alcune centinaia di migliaia di persone in ambito Ue, è ovvio che mai si potranno accogliere nei prossimi 10 anni ben 80 milioni di persone, specie se di gente che può solo offrire la nuda forza lavoro delle proprie braccia e non una specializzazione.
Perché, al di là delle omelie da buon parroco di campagna di Papa Francesco, si rischierà di fare la fine di quel capitano di nave, che a forza di raccogliere naufraghi in mare aperto per non farli annegare finì poi per far inabissare la propria nave per le troppe persone issate a bordo.
Domanda pertinente: andò poi in paradiso per il suo buon cuore o all’inferno per la sua dabbenaggine?
Sull’appropriata risposta, pregasi rivolgersi al … buon Dio o a Papa Francesco.