venerdì 17 gennaio 2014

La torre di Babele.


ovvero:

Legittimità e costituzionalità in filosofia.

Tutta la terra aveva  un medesimo linguaggio e usava le stesse parole. Or avvenne che gli uomini, emigrando dall’oriente, trovarono una pianura nella regione del Sennaar e vi si stabilirono. E dissero l’un l’altro: “Su, facciamo dei mattoni e cociamoli al fuoco”. E si servirono di mattoni  invece che di pietre e di bitume in luogo di calce. E dissero: “Orsù, edifichiamoci una città e una torre la cui cima penetri nel cielo. Rendiamoci famosi per non disperderci sulla faccia della terra”.
Ma il Signore scese a vedere la città e la torre, che gli uomini costruivano, e disse: “Ecco, essi formano un popolo solo se hanno tutti un medesimo linguaggio; questo è il principio delle loro imprese.  Niente ormai li impedirà di condurre a termine tutto quello che si propongono. Orsù, scendiamo e confondiamo il loro linguaggio, in modo che non s’intendano più gli uni con gli altri”.
Così  il Signore di là li disperse sulla faccia di tutta la terra  ed essi cessarono di costruire la città, la quale fu chiamata Babel, perché ivi il Signore confuse il linguaggio di tutta la terra e di là li disperse sulla faccia della terra. (Gen. 11, 1-9)

Le considerazioni (motivazioni) della Corte Costituzionale sul Porcellum pongono un sostanziale distinguo tra costituzionalità e legittimità, perciò dà una legalità a ciò che  deriva da atti incostituzionali.
La locuzione latina post hoc, ergo propter hoc[1] (causa e effetto) è utile in questo caso a capire la sentenza, anche se pone un problema di “consecutio”, ma non di legittimità.
In sostanza la Corte dichiara il premio di maggioranza eccessivo, perciò incostituzionale, se la percentuale avuta da un partito (in questo caso il Pd[2]) è relativa e non di un certo peso elettorale. Come a dire: il 25% (circa) avuto dal primo partito di coalizione, che ha avuto il sopravvento sulle altre coalizioni, non giustifica costituzionalmente il 55% dei seggi avuti per il premio di maggioranza.
Sicché se ne deduce che, non fissando la Corte il “limite” minimo costituzionale per ottenere il premio, si cada nel retorico mucchio di sassi filosofico: quanti sassi ci vogliono per fare un mucchio di sassi? 10, 25, 40, 51, 100? E su questo problema si arenarono i partiti nell’ultima legislatura nel cercare di modificare il Porcellum.
La stessa Corte, tuttavia, stabilisce anche che il Parlamento è legittimo, perciò che gli eletti  con il premio di maggioranza sono nel pieno delle loro funzioni istituzionali.
Le mancate preferenze, non concesse all’elettore sul voto a un candidato (liste bloccate), è pure incostituzionale, perché lede il diritto di scelta. Tuttavia gli stessi eletti sono comunque legittimi.  Diversamente tutti i parlamentari sarebbero illegittimi; pure i senatori a vita, in quanto nominati da un  Presidente illegittimo per la sua elezione viziata d’incostituzionalità pregressa.

La Corte non dice, - nei dettagli di merito logico, ma solo in quello costituzionale e giuridico - perché il premio di maggioranza sia incostituzionale, mentre gli eletti, in base a questo premio o mancata preferenza, siano legittimi. Ovviamente, se lo avesse fatto, avrebbe illuminato i lumi assai “dubbiosi” di tutti i cittadini con una certa capacità conoscitiva.
Va da sé che i membri della Corte non siano “filosofi”, anche se la costituzionalità e la legittimità in filosofia dovrebbero andare a braccetto.
Condivido che la sentenza sia “salomonica” nel buon senso. Politica nell’essenza. Dubito assai che lo sia nel diritto filosofico.

Secondo la Logica di Hegel A=A non è sinonimo di uguaglianza. Infatti il primo A è soggetto (nominativo), mentre il secondo e oggetto (accusativo). Nonostante ciò entrambi creano una catena di derivazione; per cui si può affermare che, nel divenire della declinazione, A=A corrisponda in effetti ad A=B, proseguendo poi all’infinito. Infatti se A non può essere uguale a sé stesso, deve necessariamente essere altro (B).
Da ciò ne consegue che non vi potrebbe essere un A=A se non vi fosse una A. Quindi: l’A soggetto viene prima dell’A oggetto, anche se non lo crea necessariamente. E venendo A prima di B, la locuzione latina è perfettamente appropriata.
Perciò, secondo questa logica filosofica – che è bene sottolineare non è mai stata superata da un altro filosofo finora – il fatto che il premio di maggioranza sia incostituzionale, non significa necessariamente che pure la legittimità degli eletti, perciò del Parlamento stesso, debba seguirne la conseguenza di incostituzionalità.
Perché ciò? Perché il voto, pur nell’incostituzionalità di parti della Legge, è comunque stato espresso liberamente e volontariamente senza alcuna coercizione, sapendo già com’erano le regole del “gioco”: liste bloccate e premio di maggioranza.

La palla è stata rimandata al Parlamento.
Ciò, tuttavia, non significa che la prossima legge sarà per forza di cose filosoficamente e giuridicamente costituzionale. Anzi!
Soffermandoci solo sui 2 casi incriminati – premio di maggioranza e preferenze – dalle proposte in circolazione non  mi pare che questi quesiti possano essere facilmente superati.

Il Paese – come ogni altro – ha bisogno di governabilità. Stante la torre di Babele politica che infesta la società moderna, una legge in toto proporzionale non garantirebbe alcuna governabilità. Le esigenze di una nazione per la governabilità sono più costituzionali nel diritto di quelle della frammentazione, non solo nella molteplicità dei partiti, bensì dei partiti stessi in correnti, gruppi, lobby o clan, come li si voglia chiamare. La Dc dei tempi che fu, dopo De Gasperi, è l’emblema negativo dell’assoluta ingovernabilità non solo di una nazione, ma anche della stessa democrazia all’interno di un partito.
La formazione di piccoli collegi uninominali non supererebbe l’impasse costituzionale, a meno che i partiti propongano più candidati nello stesso collegio. Ciò, tuttavia, non garantirebbe la governabilità a livello nazionale senza uno specifico premio di maggioranza addizionale. Il quale, però, dovrebbe a sua volta garantire il diritto di scelta del candidato per il cittadino; cosa empiricamente più irrealizzabile che proponibile.
Dire che il bipolarismo o il bipartitismo abbiano fallito il loro ruolo nella società italiana è errato. Però si può annotare che il bipolarismo ha concesso finora una frammentazione interna al polo che ha nuociuto alla stabilità, come la storia delle varie defezioni ha reso palese.
Il bipartitismo – da parte sua – non è mai esistito, perché i grandi partiti  (Pdl e Pd) non solo sono mai stati partiti omogenei dopo le varie fusioni avvenute (Forza Italia e Alleanza Nazionale da una parte, Ds e Margherita dall’altra).
Pure un premio di maggioranza con elezioni a doppio turno sarebbe inficiato dalle stesse motivazioni che han reso parte del Porcellum incostituzionale.

La costituzionalità, la legittimità e la democrazia la fanno le persone, non gli atti scritti – pur importantissimi – della Carta Costituzionale. Questa può essere un indirizzo programmatico, ma non la certezza che vi sia rispetto sia della democrazia che della costituzione.
Le vicende  politiche di questi ultimi decenni – ma pure settimane – sull’andazzo maleodorante di abusi, ruberie, clientelismo e sprechi ne sono la prova inconfutabile.
I politici sono figli e frutti di una società degradata, tesa, col consumismo, a pretendere più che può senza badare troppo al diritto e soprattutto al dovere, tanto nell’etica quanto nell’economia. E nessun partito e movimento si salva da questo andazzo di crimine sociale e molto spesso anche giudiziario.
Non vi è più il politico alla De Gasperi che opera donandosi alla comunità nazionale, badando soprattutto ad essere testimone, quindi esempio di vita, di correttezza e di dedizione per il Popolo tutto.

Il Popolo, ovviamente, non è da meno dei politici, anche se è manovrato astutamente tramite i media.
I partiti oggi si avvalgono di esperti in comunicazione, onde sfruttare qualsiasi piccolo appiglio per ottenere consenso e voti. Non a caso vi sono sondaggi quasi giornalieri per capire l’umore del cittadino e poterlo cavalcare.
L’attuale caso di squallore e degrado morale, oltre che sociale, di Hollande in Francia dimostra che la situazione è generalizzata ovunque. Per non citare fatti precedenti. Basti segnalare per tutti quello di Clinton, spergiuro oltre che adultero.
Il problema, tuttavia, non è che un presidente o un politico possa sbagliare, ma il fatto che molto spesso il popolo lo elegga già sapendo come costui si comporta nella sua vita privata. Relativamente a Hollande si ricorda il walzer di femmine (definirle donne sarebbe forse eccessivo) che hanno contornato e contornano la sua vita.

Molti affermano che la vita privata è privata e quella pubblica è tutt’altra cosa. Le 2 vite – si sostiene - debbono viaggiare nella considerazione del merito su binari paralleli per questioni di privacy.
In sostanza che l’eletto  sia “degenerato” eticamente e moralmente nella sua vita non significa – secondo questa teoria sociale – politicamente nulla. L’importante è che sappia far funzionare bene la Res publica, frase latina da cui deriva  Repubblica.
Ciò, ovviamente, è assai discutibile e anacronistico. Facendo un paradosso si potrebbe benissimo affermare che il “principe dei ladri” potrebbe governare per decenni una nazione senza appropriarsi di un solo eurocents. Infatti, vediamo quanti politici oggi sono indagati per truffa, peculato, appropriazione indebita e via dicendo. È una pandemia di abusi generalizzata e non solo italiana.

Dio (Signore) scese – secondo la Bibbia - a confondere il linguaggio degli uomini, in modo che non potessero più costruire la città con la torre.
La storia della specie umana dimostra però che se Babele e la sua torre non furono più edificate, tuttavia, pur disperdendosi, gli uomini di città e di torri ne abbiano costruite a iosa. Basti ricordare le megalopoli antiche come Roma e Babilonia, quelle attuali sparse ovunque in ogni continente e i grattacieli moderni lanciati verso i mille metri d’altezza.
Pure la lingua non pone tanti problemi, perché la globalizzazione e i translators hanno risolto le difficoltà di comprensione.
Ciò, che tuttavia resta ancora problematico è proprio la comprensione reale dei concetti politici, sociali e etici che dovrebbero sovrintendere sia il comportamento del singolo cittadino che quello del politico.
Questi nella realtà sociale e istituzionale, tendono invece sempre più a degenerasi e a differenziarsi, considerato che le leggi spesso sono ideate non per risolvere o regolamentare un problema, bensì a legalizzare il problema stesso.
Citerò solo un esempio pratico e banale di alcuni anni fa. L’acqua potabile, nella pianura padana, era contagiata da atrazina in quantità superiore ai limiti di legge. Che si fece? Semplice: si innalzò il coefficiente di atrazina oltre la soglia raggiunta, rendendo quindi l’acqua … nuovamente potabile.

Pure la Corte costituzionale – a mio modesto parere – ha fatto la stessa cosa nella filosofia politica con il  Porcellum. Ha dichiarato incostituzionali il premio di maggioranza e le liste bloccate, però dichiarando legittimi i parlamentari.
E appunto per questo, filosoficamente, Dio confuse tanto il linguaggio degli uomini che oggi costituzionalità e legittimità vanno ognuna per cavoli loro, secondo l’opportunità politica che in quel momento è meglio adottare.
Decisione che giudico giusta nell’opportunità politica, ma errata nella sostanza della dialettica, tanto da poter essere considerata una nuova … Torre di Babele.
E, tornando un attimo al brano biblico, pure Dio confuse alcuni concetti nella creazione, nel peccato originale e nel confondere il linguaggio umano con la lingua, tanto da costruire Lui stesso all’umanità quella sua torre di Babele che oggi domina tutto, tanto nelle società civili che nelle religioni.




[1] - Letteralmente: dopo di ciò, perciò a causa di ciò.
[2] -  Si ricorda che il primo partito alle elezioni ad ottenere maggiore suffragio è stato M5S.

sabato 11 gennaio 2014

Il demagogico uso politico dello spread.


In questi ultimi tempi diversi membri del Governo – Letta e Saccomanni in testa – sproloquiano sul fatto che lo spread italiano si sia ridotto a circa 200 ptb sul Bund (tedesco), decantando i risparmi che l’Italia avrà nel pagare gli interessi sui propri Titoli sovrani. Perciò ammantandosi di meriti per il risultato ottenuto.
Considerato che queste persone non sono degli sprovveduti in materia finanziaria,  ne consegue che i tanti decantati risultati ottenuti siano solo della pura demagogia per mantenere un minimo consenso popolare, già inesistente in percentuale.
Passi che l’uomo qualunque della strada e un segretario di partito – pivello qual è culturalmente – possano affermare una simile baggianata, data la loro totale inesperienza in materia. Perché, per quanto riguarda lo spread[1], non tutto ciò che a prima vista può sembrare reale lo è in effetti; anzi è l’esatto contrario.

Letta continua ad affermare che questo Governo ha fatto cose importanti, ad iniziare dal noto Decreto del fare. Il suo segretario di partito Renzi, invece, ritiene che si sia perduto troppo tempo e che sia ora di cambiare.
Infatti, a ben guardare, ha fatto tanti e tali pasticci da perdere, strada facendo, buona parte della compagine di maggioranza che lo aveva sostenuto in partenza. Ciò nonostante Letta afferma che il Governo è ancora più forte di prima.
Alla patria storia rimarrà indelebile il pasticcio sull’Imu, irrisolto tutt’oggi per buona parte degli italiani che, dopo dichiarazioni, controdichiarazioni e rinvii, a pochi giorni dalla nuova scadenza non sanno ancora cosa dovranno pagare. Indicative in tal senso sono le proteste dei commercialisti e dei Caf sindacali.
Per non dire dei Decreti di fine anno, che Napolitano ha fatto cortesemente sapere che non avrebbe potuto in alcun modo firmare. Per finire con i 150 € che gli insegnanti avrebbero dovuto rendere, annunciati da Saccomanni e poi smentiti da … altri.
Oggi non si sa più a chi credere nel Governo e nel Pd. Sicché non si capisce chi sia lo stratega, chi il carrettiere e chi la … comare.

Lo spread, come quotidianamente i media ci ricordano, è in realtà sceso sui 200/210 ptb. Questo è un dato inconfutabile.
Che tuttavia tale dato sia sinonimo certo di sicuri risparmi sugli interessi da corrispondere ai nostri Titoli sovrani è tutto da dimostrare.
Infatti, per dirla proprio ma proprio tutta, per le casse statali non cambierà assolutamente nulla: continueremo a pagare, stando così le cose, la stessa cifra di prima. Ciò per 2 ragioni inconfutabili.

a)      La prima è tecnica. La maggior parte dei Titoli sovrani è a tasso fisso. Sicché lo spread  inciderà solo sui titoli successivi e non su quelli già in essere, che continueranno a pagare gli stessi importi di prima.
b)      La seconda è finanziaria. I Tassi in Germania sono schizzati in poco tempo dall’1,20% al 2%, con un aumento secco di 80 ptb. Ciò ovviamente ha inciso sul Bund.

Prima dell’aumento dei tassi tedeschi lo spread italiano oscillava sui 280/300 ptb. Aggiungendoci 1,20 del tasso germanico  si arrivava a pagare il 4/4,20%.
Ora sta sui 200/210, essendo sceso di circa 80 ptb, che, guarda caso, coincidono con la stessa cifra dell’aumento sul tasso tedesco. Aggiungendo ora ai 200/210 ptb dello spread italiano attuale i 200 ptb (2%) del tasso tedesco si ottiene il quasi identico importo del tasso precedente. Perciò il 4/4,10%.
Considerando che dopo la sfuriata iniziale lo spread potrebbe anche crescere di qualcosa, arriveremmo anche ad avere tassi maggiorati rispetto a prima.

Che lo spread nostro sia sceso di 80 ptb è comunque un dato positivo. Sarebbe stato molto negativo se  fosse rimasto uguale a prima, perché ciò avrebbe significato pagare un 1% circa in più di interessi futuri, salendo di nuovo al 5%.
Che, tuttavia, ciò sia dovuto all’operato del Governo è estremamente improbabile, in quando i Mercati indicano che tutti gli altri spread nazionali hanno avuto la stessa contrazione di ptb. Basta guardare a quello spagnolo.

Lo spread, comunque, non è sceso ultimamente né per l’operato di Monti, né per quello di Letta. Paradossalmente davanti alle manovre capestro “montiane” la speculazione ha tratto i suoi maggiori benefici.
Gli strateghi della finanza globalizzata non hanno alcun interesse a far fallire gli stati; tant’è che non han fatto fallire neppure la piccola Grecia.
La speculazione selvaggia ha come obbiettivo lo spolpare gli stati il più possibile. Diversamente, portandoli al fallimento, avrebbe  grosse perdite sui capitali investiti.
Ne consegue che attaccando lo spread riduce il valore reale sul mercato dei titoli, potendo quindi comprare a prezzi vantaggiosi. Poi, stabilizzandolo al ribasso, può rivendere gli stessi titoli a prezzo maggiorato rispetto all’acquisto fatto.

Molti economisti pensano che la svolta impressa allo spread dalla Bce di Draghi sia il frutto di un cambio di strategia rispetto a quella punitiva di Trichet.
In effetti, le 2 strategie, apparentemente opposte, sono le 2 fasi della speculazione. La prima tesa a indebolire/acquistare, la seconda a stabilizzare/vendere/capitalizzare.
Perciò Draghi ha sì praticato una politica finanziaria di sostegno alle economie nazionali mediterranee, ormai al collasso strutturale, ma mentre si sedeva sulla poltrona della Bce aveva l’accortezza di inviare una lettera capestro di intenti al governo italiano, dando il via, di fatto ad un imponente attacco allo spread italiano.
Il fatto che Monti e Draghi abbiano assunto il loro ruolo dirigenziale quasi simultaneamente è estremamente sospetto - anche se non certo - specie considerando che entrambi sono stati International Advisor della  Goldman Sachs, quella che a detta di molti conduce e pianifica la speculazione del pianeta.

Lo Job act di Renzi è il frutto di buone intenzioni per … sentito dire (spot). Il patto politico di Letta un’idea ancora tutta da definire. Entrambi i piani sono idee più che realtà, visto che i problemi italiani  - per loro 2 – paiono essere identificati in una legge elettorale e non in un disegno economico e industriale di cui il Paese ha bisogno per ricominciare a crescere e per ridurre velocemente la disoccupazione che continua a salire inesorabilmente.
Tutto ciò proprio mentre le maggiori aziende nazionali continuano a delocalizzare all’estero, Fiat in  primis. La delocalizzazione cos’è se non, spesso, una fuga legalizzata di capitali all’estero?

Ogni piano politico dovrebbe avere innanzitutto una copertura finanziaria. Lo Job act di Renzi la copertura non sa neppure cosa possa essere, visto che lo stesso segretario si è scontrato con l’unico economista serio (Fassina) che il Pd abbia in questo momento.
Per quello di Letta la copertura è tutta da scoprire, visto che non è riuscito neppure a trovare le risorse per scongiurare prima l’aumento dell’Iva, poi quello delle accise e ora pure dell’irrisoria cifra sulla mini Imu.
Questo Governo non solo non sa come far quadrare i conti, ma neppure come risparmiare sulla spesa pubblica. Proprio mentre Draghi continua ad ammonire che bisogna essere cauti nell’affermare che la crisi è superata.
Il Governo, come i farisei, dichiara che ha ridotto le tasse, quando invece le ha notevolmente elevate, tanto che il gettito fiscale e i redditi calano vistosamente e paurosamente per l’economia nazionale per la contrazione dei consumi. In pratica dice agli Enti locali: voi tassate a più non posso per me[2].
E appunto per queste ragioni anche le dichiarazioni governative sulla discesa dello spread devono essere considerate un demagogico uso politico dello spread.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               



[1] - Per approfondimento vedere: Lo Spread.
[2] - La saggezza popolare di un tempo direbbe: voi rubate (tassate) a più non posso per me.

mercoledì 1 gennaio 2014

Capodanno 2014.



Luci variopinte illuminano il terso cielo stellato,
dipingendo, nel lago, leggiadro quadro tra i cigni.
Botti assordanti riempiono in aura d’eco la valle,
mentre tappi volano tra tintinnar festante di calici.

Bimbo leggiadro muove suoi primi passi incerti,
giulivo, che al primo vagito, lo accolgan festanti.
Barcolla quasi stordito da sì tanto ebbro clamore,
tra i gustosi piatti ornati di capitoni serpeggianti.

Cotanto clamor poco lambisce lassù la Cascina,
che tra neve dorme beata, cullata da glacial astri.
Gini ronfa sereno, con Bruno steso ai suoi piedi,
mentre i cinghiali erran in fila vangando terreno.

Tante speranze inondano il cuor degli umani,
frammischiandosi a sorsi di vin sovrabbondanti.
Augurio d’una vita migliore si scioglie audace
nei fumi dell’alcool di secchi frizzanti spumanti.

La quiete e la pace inondano i prati innevati,
dove la Cascina s’erge immota da secoli  eterni.
L’auspicio d’un anno felice migliore non serve;
già l’ha: è lo scorrer sereno d’un’esistenza verace.                                          



mercoledì 25 dicembre 2013

Natale 2013.

                       

Natal, che con vagito e gioioso dolor accogli la vita,
che al risveglio mi doni la gioia di nascere ancora
al dì, buio e piovoso che incombe sul grigio lago,
tra le nebbie che sui ripidi colli persiston  noiose.

L’augurio nasce, sincero e silente, nell’animo mio,
e corre nel mondo a color che l’accolgon festanti.
L’augurio è un  Santo Natale vivente e perenne,
splendido giorno che dura solenne tutta una vita.

Lucente cometa ci guida tra grandi gioie e dolori,
nascendo dal sogno notturno che gestisce la vita;
ci infonde sempre il vigore per procedere oltre,
oltre ogni punto raggiunto di amori e valori.

Sulla Cascina la neve cade lieve, silente e leggera,
e  imbianca il tempo che non  ha senso di scorrer.
La vita procede come un  fiocco di neve che cade,
fin che si ferma tra miliardi di altri fiocchi di neve.



mercoledì 18 dicembre 2013

La costituzionalità incostituzionale.


Pur non entrando nel merito della sentenza della Corte Costituzionale sul Porcellum, mi pare ovvio ricordare che quando una Corte dichiara incostituzionale una legge dopo ben 8 anni dalla sua promulgazione, questa sentenza sia già di per sé … incostituzionale. Nel frattempo vi sono state ben 3 competizioni elettorali politiche.
Qualcuno potrebbe obbiettarmi che la Corte ha preso in mano la legge perché alcuni han fatto ricorso contro di questa. Sicché se ne deduce – secondo logica e non secondo diritto – che la stessa legge sarebbe rimasta costituzionale se nessuno avesse sollevato ricorso.
I sindaci vengono eletti grosso modo con una medesima legge; però, non essendo stato sollevato nessuno ricorso, tutto procede ancora perfettamente in modo “costituzionale”.

La giustizia italiana si sa come sia disastrata, nonostante i lauti compensi percepiti dei giudici. Ne consegue che pure quella della Corte Costituzionale non faccia eccezione al malvezzo dei ritardi operativi.
Quando una legge viene approvata, con  la firma del Capo dello Stato diventa operativa.
Anche se non immediatamente ma in un lasso di tempo ragionevole, dovrebbe vigere la regola che la Corte la dovrebbe analizzare per stabilirne la costituzionalità, in modo che non vi possano essere disfunzioni in futuro. E 8 anni non sono un lasso di tempo … ragionevole!
Decadendo il Porcellum è ovvio che si creino dei problemi giurisdizionali particolari.
Nel nostro caso attuale: la legittimità dei parlamentari eletti odierni (e passati) e tutti i loro atti istituzionali, compresa, ovviamente, la legittimità istituzionale di maggioranze, Governi, Capo dello Stato e di tutto ciò che da loro derivi o sia derivato.
Perché se ciò che da tempo è consuetudine d’uso – quindi pure il Porcellum – fosse indice di legalità e quindi di costituzionalità, allora già per questa regola la sentenza della Corte sarebbe … incostituzionale.

I Forconi dilagano in Italia, anche se non sono una marea. Bastano per bloccare strade, trasporti e ferrovie.
Poco prima di loro gli  agricoltori avevano invaso il Brennero e a loro s’era subito unito un Ministro.
Gli studenti alla Sapienza non gradiscono 4 ministri e li  contestano, costringendoli ad asserragliarsi nell’Aula magna protetti dalla Polizia.
In molte città gli stessi studenti si schierano con i Forconi e contestano non solo questa dirigenza politica, ma soprattutto il Governo. Il loro intento è mandarlo a casa.
I sindacati, notoriamente favorevoli e acquiescenti con i governi di Sx, tornano unitariamente in piazza e in sciopero, proprio mentre il Pd perde tutta la sua connotazione ex-comunista con Renzi alla segreteria.
I trasporti pubblici vanno in sciopero, paralizzando il traffico, specie a Torino, dove memori dei disastri sul trasporto pubblico del novello “taumaturgo” Renzi a Firenze, di privatizzazione non ne vogliono proprio sentir parlare.
Questi sono fatti che indicano un grave dissenso e disagio sociale.
Dissenso e disagio che nelle piazze può essere cavalcato da qualche partito, ma che è estraneo ai partiti stessi.
È la società civile, specie quella maggiormente provata e prostrata dalla crisi, che scende in piazza e chiede
una sostanziale inversione di marcia in tutto. Inversione che nessun partito è in grado oggi di recepire e incarnare.

I partiti, specie quelli all’opposizione, tendono a cavalcare la protesta. Altri a stringere alleanze transnazionali con partiti similari o che si battono contro l’Ue e l’€, capeggiati da Marine Le Pen. Ciò in vista delle prossime elezioni comunitarie del maggio p.v.
Difronte a questo marasma sociale di costituzionale e di costituzionalità rimane ben poco, sia perché la classe politica ha portato l’Italia e i Paesi mediterranei alla disoccupazione e alla povertà, sia perché ha prodotto la crisi a iniziare dagli anni ’90, senza non solo prevederla, ma pure fronteggiarla e risolverla.
Nulla di fenomenale se, nonostante gli ottimistici proclami ufficiali, il popolo tenda a rumoreggiare sempre più convinto (e arrabbiato), e Letta, col suo Governo, a temere che una deriva protestataria possa innescare una situazione esplosiva.
Quando ciò avviene si sa come si comincia, mai come si finirà. Con tanti saluti sia al costituzionale che alla costituzionalità.

La sentenza della Corte Costituzionale, nonostante le smentite di rito della Boldrini e di Napolitano, ha in pratica sancito che buona parte dei parlamentari sono illegittimi, essendo stati eletti secondo un meccanismo incostituzionale. Illegittimi molti parlamentari, illegittima la maggioranza, illegittimo il Governo.
Da ciò ne deriva che pure i Governi precedenti lo siano stati, avendo avuto un appoggio maggioritario illegittimo. Pure lo stesso Napolitano non sfugge a questa conseguenza, giacché è stato eletto da una maggioranza illegittima per ben 2 volte.
Se poi si considera che se oltre al premio di maggioranza sono state dichiarate incostituzionali anche le liste bloccate, va da sé che tutti risultino illegittimi.
La costituzionalità, allora, dove sta?
Nel buon senso!                                                                                

Il buon senso, purtroppo, non è quasi mai una prerogativa politica. Se lo fosse non saremmo nella situazione attuale e ai cittadini già ad inizio crisi si sarebbe detto la verità.
Quale? Abbiamo concesso alla grande finanza, banche commerciali comprese, di speculare e creare prodotti virtuali fittizi e estremamente pericolosi, non solo rastrellando e bruciando capitale, ma impiegando pure il risparmio privato raccolto. Ciò ha prodotto la crisi finanziaria che si è riversata poi sull’economia e infine sulla società.
Se lasciamo fallire le banche sarà peggio per tutti. Perciò, cari cittadini, tutti dovete pagare per errori e peccati non vostri.
Chi fu padre ed artefice di queste concezioni finanziarie virtuali? In Italia corrisponde al nome di Giuliano Amato, perché sotto di lui furono legalizzati sia i prodotti finanziari virtuali (Derivati) sia la concessione alle banche commerciali di diventare anche banche d’affari - (denominazione tecnica che sottintende la possibilità di effettuare speculazioni finanziarie anche facendo ricorso al risparmio dei depositi) -. Concessione che, ovviamente, fu ratificata dal Parlamento.
Amato ora dove sta oltre ad essere considerato tra i pensionati d’oro? Prima fu nominato supertecnico dal governo Monti (con Bondi e Giavazzi), poi, ora, alla Corte Costituzionale nominato da Napolitano.

Quando la crisi esplose gli Usa corsero subito a mettere in sicurezza le banche. Lasciarono sì fallire per dare un esempio la Lehman Brothers, ma facendo l’errore di sottovalutare gli effetti domino che ciò comportava. Infatti, spesero poi, con la Fed, 10 volte quello che salvandola avrebbero risparmiato.
L’economia Usa, pur all’inizio con risultati non eclatanti, stette comunque sempre positiva, seppur di poco.
L’Ue, invece, sotto la linea rigorista della Merkel, fece il contrario, puntando a tamponare la situazione caso per caso e salvando le banche irlandesi solo in via trasversale, cioè finanziando il Governo di quel paese che aveva salvato le banche.
Si puntò a salvaguardare i Debiti sovrani, cercando in modo smisurato di ridurli. La conseguenza oggi è sotto gli occhi di tutti.
Solo dopo, e ora, si cercò e si cerca di mettere in sicurezza le banche.
Conseguenza: il Debito greco lo si è dovuto riconvertire 2 volte e molte nazioni le si sono ridotte alla povertà.
Fu una costituzione economica e mentale … incostituzionale, perciò irrazionale.

La Corte Costituzionale è composta da 15 giudici: 5 nominati dal Presidente della repubblica, 5 dal Parlamento in sessione plenaria, 5 dalla Magistratura (Corte di Cassazione, Corte dei conti, Consiglio di Stato) che li sceglie al suo interno.
Facendo i debiti conti dall’avvento della Repubblica, compresi gli attuali, sono stati nominati 104 giudici, rispettivamente da: 36 dai vari Presidenti della Repubblica, 32 dal Parlamento, 22 dalla Corte di Cassazione, 7 dalla Corte dei conti, 7 dal Consiglio di Stato.
Analizzando i dati complessivi si nota che: 49 sono professori universitari, 42 sono giudici, 13 sono avvocati.
Il che, considerata la competenza professionale, porta alla considerazione che l’incostituzionalità vera sia stata, per il Porcellum, l’incapacità di analizzarlo prima. E prima del Porcellum anche il Mattarellum, a cui molti politici vorrebbero tornare.

Il popolo Pd – e non solo – ha incoronato Renzi nuovo segretario. Il quale, con la baldanza da guascone che gli è propria, al suo primo discorso ufficiale ha cominciato col dare del buffone ad alcuni avversari (Grillo), perpetuando quella sottile educazione di Dolce stil novo che gli è propria. Avversari, ovviamente, che hanno raccolto più voti del suo partito (Pd) e che senza il premio di maggioranza del Porcellum, essendosi piazzati come primo partito (M5S) nazionale alle ultime elezioni politiche, sarebbero oggi il primo partito di maggioranza relativa nei 2 rami del parlamento.
Da sottolineare che il popolo che ha eletto Renzi segretario è lo stesso che non molti mesi fa lo bocciò sonoramente, dando a Bersani la quasi identica percentuale che lui ha ottenuto ora.
Ovviamente nel Pd si cerca continuamente il messia: prima si sciolsero tutti d’entusiasmo per Veltroni, poi per Bersani e ora per Renzi. Salvo poi “rottamarli” subito. Fine che pure l’attuale nuovo segretario farà tra non molto per varie ragioni: arroganza, scarsa visione politica, incapacità di produrre e ideare un serio disegno politico e sociale.
È il “nuovo” che avanza. Un nuovo da costituzione mentale … incostituzionale. Un nuovo che sa di putrido già al suo nascere. Un nuovo che prende le mosse da esercizi spirituali condotti da un gesuita – ovviamente non mentali per incapacità dell’ipotalamo – che gli fanno credere d’essere il nuovo messia investito dallo Pneuma. Ovviamente un messia che si rivelerà di cartone, tant’è che molti esperti lo indicano apertamente come una testa … vuota (eufemismo), piena solo di spot senza costrutto.
Il Pd è abituato agli svarioni propagandistici “vittoriosi”. Lo fu per Occhetto, poi per Veltroni e ora lo è stato per Bersani. Il suo popolo cerca il generale vittorioso e crede che cambiando cavallo si possa risolvere la situazione.
Ovviamente dopo il crollo del Muro di Berlino l’idea socialista è andata in crisi; ma economicamente lo è sempre stata. Ad oggi non hanno ancora trovato una nuova ideologia da proporre al popolo, con la quale costruire una nuova società.
E, stranamente, il candidato che ha cercato di proporre (abbozzandola) un’idea progettuale nuova di partito è quello che nella corsa è arrivato ultimo (Civati). Indice ineccepibile di come il popolo di Sx sia in grado né di riconoscere la differenza tra progettualità e conclamazione (mediatica), né di capire dove e come abbisogni cambiare.

Porcellum o Mattarellum cambia poco. Entrambi non sono stati in grado di dare stabilità e Governo continuativo all’Italia. Ogni nuova legge elettorale non sfuggirà a questa regola di disfacimento sociale, perché la casa la si costruisce dalle fondamenta e non dal tetto, come può essere una legge elettorale.
Quando la casa è fatta si può pensare al tetto idoneo a dargli valore e a proteggerla a lungo; non prima.
I partiti oggi si formano e si dissolvono in un batter d’ali. Per cui si corre a cambiare il nome e il simbolo del partito per proporlo come cosa nuova, mentre invece è decrepito. Oppure cambiando segretario.
Rottamare può e è uno spot, specie se vuol dire dare il comando ai giovani in anagrafe e non nella testa delle idee …, testa magari nella realtà solo pretenziosa.
Renzi s’è creato una squadra che a vederli pare di bambolette e bambolotti, tra i quali il reuccio si cala alla perfezione, secondo il vecchio proverbio: Giove li fa, indi li pera.
Si spera che siano tutti … ideologi … sopraffini.

Letta fa il Decreto per eliminare il finanziamento pubblico ai partiti, già abolito a sua tempo da un referendum popolare. Rientrato poi in forma nuova a gabellare gli elettori dalla finestra, senza che la Corte Costituzionale, a decenni di distanza, vi abbia messo becco per dichiararne l’incostituzionalità sulla base della volontà popolare espressa dagli elettori. Volontà che, ovviamente, sarà stata … incostituzionale.
Tale Decreto dovrà essere convertito in legge entro 60 g, ragion per cui non è detto che diventi operativo.
Ma, indipendentemente da ciò, analizzando il Decreto si nota che il vituperato finanziamento dovrebbe scomparire nel 2017 e non subito. Strano a dirsi Letta fu a lungo il vice di Bersani, il quale fu a suo tempo l'acerrimo oppositore all’eliminazione del finanziamento.
Ora con Renzi il Pd pare voler cambiare pagina. Come? Mettendo il finanziamento sul piatto a baratto per ottenere l’appoggio del “buffone” M5S per la legge elettorale. Solo che i buffoni rendono il finanziamento che gli spetta, mentre Renzi, bontà sua, è sempre e solo campato di politica.
Insomma: una costituzione … mentale … incostituzionale da vecchia prima repubblica.

L’Ue, ora che la Merkel ha ripreso il timone della Germania con la grosse Koalition, riprenderà a macinare austerità. Infatti, il Ministro alle finanze è sempre lo stesso.
Uscire dall’€ è difficilissimo, perché senza un progetto ben definito si rischierebbe il disastro totale. Rimanerne all’interno, se non cambierà la politica economica comunitaria, sarà ugualmente il disastro, prima dei paesi più deboli e poi di quelli più forti.
Letta, il narciso italiano, può ben vantarsi d’aver lavorato bene finora, avendone ben donde dopo i pasticciacci dell’IMU e di alcuni suoi ministri dimissionati o sostenuti.
Renzi preme per dare un’impronta personale e quasi dittatoriale sia al Pd che al Governo, bramando di sostituire Letta il prima possibile. Entrambi, in ambito Ue e davanti alla Merkel, faranno comunque la figura dei polli di Renzo, di manzoniana memoria.
Pure questo è l’indice indiscusso di una costituzionalità politica essenzialmente incostituzionale.